La voce di Edoardo Laschi, in arte Eddie Brock, arriva forte e chiara all’altro lato del telefono. Anche se è tardi, al Festival manca quasi un mese e sembra procedere trascinato dalle cose, senza sapere cosa sta facendo. Salutandoci, ci promettiamo di vederci presto, al Festival, una prima volta per entrambi. A breve Avvoltoi, il brano con cui Eddie Brock debutta a Sanremo, sarà di tutti: è una delle esibizioni più attese, perché dopo i primi ascolti è stato chiaro a tutti che a determinare il voto reale del brano sarebbe stata la performance. E chissà come sarà quella sera, rileggere le nostre parole.

Eddie Brock si racconta in vista di Sanremo

Prima di tutto, anche in vista di Sanremo, oggi sei un cantante a tempo pieno?

«Sì, ora sono cantante a tempo pieno! Prima potevo riuscire a gestirmi un po’ più gli impegni, ma in questo periodo un po’ pieno mi è complicato. Il lavoro che ho fatto fino a pochissimo tempo fa aveva degli orari un po’ ambigui e faticosi da incastrare con altro».

Il tuo percorso ti permette di guardare alla carriera nella musica con uno sguardo diverso?

«Ho avuto la fortuna di poter svolgere due lavori completamente diversi, uno nella musica e uno “normale” per volontà e non per bisogno. Per questo sono veramente grato ai miei genitori, che non mi hanno mai fatto mancare nulla. Ho imparato a dare valore ai sacrifici, a trovare il mio posto nel mondo – per esempio, ho anche provato a fare l’università, che non faceva assolutamente per me».

Credi che ti dia una marcia in più rispetto ad altri?

«Ognuno ha il suo percorso!»

La tua Non è mica te, uscita a maggio, è ancora virale su TikTok, un caso rarissimo in questi anni di popolarità fugace. Come hai vissuto questo boom di attenzioni?

«Io mi sono rapportato con i social come mi rapporto al bar con gli amici, quindi davvero non ho sentito alcuna pressione. È come una discussione con gli amici costante: a volte hai ragione, a volte no. E io la vivo così: metto i video perché mi diverto, quando mi va. Il mio obiettivo non è mai andare virale con qualche canzone, ma far conoscere al pubblico quello che faccio.

E, giuro, l’ho sempre fatto per amore: da quando avevo pochissimi numeri a oggi, come se non fosse mai cambiato nulla. Anche perché, persino volendo, come si fa a programmare una cosa del genere?»

Però è inevitabile farsi influenzare quando un brano è così tanto amato, no? Come si riprende a scrivere dopo?

«In tutta onestà, a me questa canzone non piaceva, quindi non mi ha influenzato minimamente. È uscita all’interno dell’album, non è nemmeno un singolo, rispetto ad altre non ci avrei mai puntato. Il genere in realtà mi rappresenta molto: i temi sono quelli di cui parlo di solito, la base è “molto mia”, quindi più che influenzarmi la trovo in linea con il mio percorso, ecco».

Eddie Brock con il produttore Vince Lion. Foto di Antonio De Masi (@ademasii)

Invece Avvoltoi, il brano con cui arrivi a Sanremo, ti ha convinto fin da subito? O anche su questa non avresti puntato?

«Io sono veramente testardo, come indole, non sono mai convinto fin da subito. Più tutti mi dicono che una canzone è bella, più sono sicuro che a me non piacerà mai. Però, quando ho finito di scrivere questa canzone, insieme a Lorenzo, mio cugino, e Vincenzo (Vince Lion, il produttore, ndr), mi hanno detto entrambi che era la più bella che avessi mai scritto. Ovviamente ho continuato a litigarci, ma piano piano mi sono innamorato anche io di questa canzone e – dopo un mese di prove e ascolti ogni giorno – non mi ha ancora stancato».

La cover di Amarsi è la rivoluzione (deluxe), l’album in cui sarà contenuta Avvoltoi

Come Non è mica te, anche Avvoltoi è una canzone su un amore tormentato, struggente. Quanto c’è di te in queste parole?

«In realtà scrivo poche canzoni autobiografiche perché a parlare di me mi annoio. Ne scrivo però molte biografiche, perché sono empatico: quando qualcuno mi racconta una storia mi ci immergo e alla fine è come se diventasse una faccenda mia».

Quando hai saputo di essere stato scelto per Sanremo, come ti sei sentito?

«Penso che non ci sia mai davvero un momento giusto. Se me l’avessero detto un anno fa mi sarei spaventato, forse avrei rifiutato e me ne sarei pentito per sempre. Quindi ho imparato a prendermi quello che viene: se è successo, qui ed ora, è perché doveva deve andare così».

La cover di Avvoltoi

Come ti stai preparando?

«Con l’ansia costante. Mi preparo con l’ansia, mi sveglio la mattina con una bella ansia che mi fa bene ai muscoli, faccio lezioni di canto, poi ho l’ansia dopo le lezioni di canto… Insomma, sono teso, non mento, e dirlo mi aiuta anche ad esorcizzare: ma punto tutto sulla preparazione, per arrivare pronto alle esibizioni».

Oggi Sanremo è anche un’esperienza social, di performance su e giù dal palco: tu come la vivi?

«A me piace stare a contatto con le persone, mi piace molto anche il FantaSanremo che è un modo per scaricare l’ansia e andare un po’ oltre alla gara canora in sé. Tutte le occasioni per aggregarsi e divertirsi mi piacciono, quindi spero di unirmi a più iniziative possibili».

Invece quali sono i tuoi progetti dopo il Festival?

«Ho già annunciato le prime quattro date del tour, Roma, Milano, Napoli e Catania. Spero di allargarlo e girare per tutta l’estate. Alla fine per me la cosa più importante sono i concerti, vedere le persone cantare le mie canzoni come se fossimo tutti una grande famiglia. Poi continuerò a scrivere… E magari dopo il Festival andrò un po’ al mare, o farà troppo freddo?»

Forse a voi cantanti una nuotatina farebbe bene…

«Mi ci vedo poi sul palco in ipotermia!»

Saranno i ragazzi più giovani a indicarti in tv e spiegare ai parenti chi sei, “quello di Non è mica te”. C’è qualcosa che speri arrivi della tua carriera e della tua musica con questa opportunità?

«La verità, tranquillamente la verità. Non ci sono tanti fronzoli in quello che faccio, in come sono. Quello che faccio lo faccio perché lo voglio fare, perché mi piace, perché voglio fare emozionare ed emozionarmi, per questo non ho tante aspettative. Non voglio essere né un tipo, né una star, non è proprio il mio mondo. Spero qualcuno si riveda in me, io mi rivedo in loro».