Per semi-citare una celebre intervista di Monica Bellucci, non è certo il più bello. Eppure tutti perdono la testa per lui: c’è chi gli chiede se è single in conferenza stampa, chi dal palco dell’Ariston si scorda di avere medaglie d’oro al collo per andarlo ad abbracciare come una fan, chi lo aspetta da casa e poi spegne. Per quelli che lo ricordano sdraiato sul pianoforte a intonare Rolls Royce (con un Morgan pre-cancellazione), queste scene potrebbero sembrare provenienti da un multiverso distopico. E invece Achille Lauro non ha nulla di diverso dal giorno in cui è salito per la prima volta sul palco di Sanremo. Non rinnega nulla, non si è poi ripulito così tanto, e continua ad alternare tutte le sue facce: se funziona, è perché siamo cambiati noi.

Achille Lauro, il principe che non sapevamo di meritare

Dopo la sua prima volta da conduttore, e il successo come giudice di X Factor, è ufficiale: non gli possiamo resistere. A differenza del Can Yaman della prima serata, Achille Lauro non ha bisogno di siparietti, battute false, minuti da riempire in chiacchiere. Basta la sua presenza sul palco per trasmettere calore persino a Laura Pausini, evidentemente “frenata” dalle continue critiche del pubblico. A Lauro non serve dire molto: si esprime con poche parole, ma chiare. E lo fa al momento giusto.

La sua esibizione di Perdutamente, un tributo intenso dopo la tragedia avvenuta a Crans Montana (dove una vittima è stata ricordata proprio con il suo brano) non si serve di immagini crude, introduzioni, variazioni drammatiche. Lui si limita a chiudere, con una frase che è già una delle più belle pronunciate sul palco – se non altro della serata: “Aver confortato anche solo una persona, e fatto del bene, per noi è un dovere”.

Il potere della sensibilità

Perdutamente, prima di diventare una canzone simbolo della tragedia svizzera, è stata una delle più amate di Comuni Mortali, l’album uscito lo scorso aprile. Un singolo partito in sordina, soprattutto vista la popolarità di quelli che l’hanno preceduto: Incoscienti giovani in primis, poi Amore Disperato e AMOR, tutti dischi di platino. Che non si dica che è un bello che non balla, quindi, perché la musica è amatissima e ascoltatissima. E nemmeno che si è perso, perché basta ascoltare attentamente Comuni Mortali (e i featuring rilasciati negli ultimi anni, uno fra tutti Succo d’ananas con Chiello) per capire che Achille Lauro i suoi temi se li tiene stretti.

La chiave del suo successo è piuttosto un’altra. Serve capire che, prima ancora dei suoi brani, è stato lui a sapersi fare simbolo. Simbolo di una nuova idea di uomo, che non teme di abbinare completi e collane, di fare i complimenti alle donne senza pretendere attenzioni, di stare in disparte.

È molto più potente il suo silenzio sul palco delle mille parole e cambi d’abito di chi lo ha preceduto. Il suo farsi “valletto” per qualche ora, quando lo abbiamo visto esibirsi come il migliore degli showman a tutte le edizioni in cui è stato protagonista. Quel suo condividere persino il suo brano, 16 marzo, ci dice che ha capito una lezione prima di tutti gli altri: che stare in disparte, stare in silenzio, non significa perdere potere. In un mondo in cui ancora qualcuno sente di dover sottolineare che “non si può più dire niente”, c’è del rivoluzionario.