«Sta succedendo tutto così di botto che non mi sto rendendo conto di quello che sto raggiungendo». La campionessa olimpica Alice D’Amato, ginnasta genovese delle Fiamme Oro, continua a collezionare riconoscimenti importanti. Dopo l’oro alla trave a Parigi 2024 e quello nel concorso generale a squadre agli Europei di maggio, ha ricevuto il Germoglio d’Oro al Premio Marisa Bellisario “Donne che fanno la differenza” (su Rai 1 il 12 luglio) con questa motivazione: «Per l’infaticabile dedizione, l’indiscusso talento e la tenacia con cui ha raggiunto le vette della sua disciplina. Prima ginnasta italiana a vincere una medaglia d’oro olimpica in una gara individuale, esempio di energia, volontà e serietà».
L’oro olimpico e il Premio Bellisario
Che significato ha per lei il Germoglio d’Oro?
«Un’emozione enorme, ero più agitata lì che alle Olimpiadi».
Come mai?
«Non sono abituata a stare su quei palchi, lontana dal mio ambiente, circondata da donne più grandi di me premiate per aver fatto cose eccezionali. A 22 anni mai mi sarei aspettata un riconoscimento del genere, come mai mi sarei aspettata di vincere l’oro».
Cosa ha provato in quell’istante?
«Un grande stordimento, troppe emozioni insieme. A questo sport ho dedicato tutto, è la mia passione e la mia vita. Finito l’esercizio, mi ero resa conto di averlo fatto molto bene ed ero già contenta. Poi non ci ho capito più niente, se ci ripenso mi vengono i brividi».
Con chi ha festeggiato?
«A Parigi abbiamo fatto notte fonda con l’allenatore e i compagni, con il presidente Malagò e tutto il Coni. Poi con la mia famiglia: ho sentito mamma e Asia (sua sorella gemella, anche lei ginnasta, costretta a saltare i Giochi per un infortunio, ndr) che urlavano e piangevano».
Oltre il talento, la forza mentale di Alice D’Amato
Si è detta: «Brava!»?
«No. Sono molto pignola, non mi accontento mai, pretendo sempre di più da me stessa».
Si sente sotto pressione per le aspettative che hanno su di lei adesso?
«Cerco di gestirle e di impegnarmi al massimo per regalare ancora tante emozioni agli altri e soprattutto a me stessa».
Le atlete oggi hanno più spazio rispetto al passato?
«A Parigi sono state molto più le donne a ottenere grandi risultati. Senza nulla togliere agli uomini, stiamo crescendo. Con la testa bassa e con i fatti, più che con le parole».
Cosa fa prima di una gara?
«Non ho un rito o un portafortuna, ascolto una canzone che mi dà la carica, e via. Magari di Olly, che mi piace tanto».
Cadere, rialzarsi, ripartire: il segreto della ginnasta Alice D’Amato
Il successo è fatto di fallimenti, è così anche per lei?
«Tutti i giorni, sin da piccola, lavoro con il dolore. Ho una soglia alta, cerco di superare i miei limiti, ho avuto tanti infortuni e trascorso gli anni da junior a guardare le compagne ottenere grandi risultati, in attesa che arrivasse il mio momento. Poi sono passata tra le senior e non mi sono fermata un attimo. Tornassi indietro, accetterei tutti gli infortuni che ho avuto pur di ottenere queste soddisfazioni».
C’è stato un momento in cui ha sentito di non farcela?
«Sono di più i momenti in cui non ce la faccio di quelli in cui mi viene tutto semplice. Ma non mollo, tengo botta e non mi arrendo».
E le cadute?
«Ho perso il conto. Capita di cadere due, tre volte al giorno come minimo, per noi è normale».
Quanto si allena?
«Quattro giorni alla settimana 6 ore e mezza, il mercoledì e il sabato 4 ore e mezza».
Sogna mai la trave?
«No, non arrivo fino a quel punto».
È competitiva?
«Vado in gara per vincere, ma guardo anche la squadra, anzi più la squadra che me stessa. Siamo cresciute insieme con mia sorella e altre compagne sin da piccolissime, abbiamo instaurato un rapporto prezioso di sorellanza vera e oggi ci siamo le une per le altre».
Il legame con la sorella e la squadra
Com’è il rapporto con Asia?
«Da piccole c’era più rivalità, non pensavamo all’importanza di aiutarci. Crescendo, il rapporto si è stretto sempre di più: quello che vince una è come se lo vincesse l’altra, quando una si infortuna l’altra si sente male per lei. I litigi ci sono, c’è stata una fase in cui non ci sopportavamo più: fare la stessa vita, in simbiosi 24 ore su 24, non è facile. Oggi cerchiamo di prenderci i nostri spazi e continuare a supportarci: va più che bene».
Vi siete mai scambiate?
«Una volta, durante un’interrogazione alle elementari, ma ci hanno scoperto subito e non l’abbiamo più fatto».
Il suo modello di vita?
«Mia madre, una donna fortissima. Vorrei diventare come lei, ne ha passate tante, ma non ha mai mollato».
Il suo idolo nel suo sport?
«Vanessa Ferrari, è piena di carisma e tenacia. Siamo cresciute nella palestra dove si allenava, è sempre stata presente per noi per qualunque problema o consiglio. E poi la grande Simone Biles, il mito della ginnastica artistica».
E nelle altre discipline?
«Per il nuoto Federica Pellegrini, per lo sci Federica Brignone, per il tennis Jannik Sinner».
Sogni, valori e progetti per il futuro
Lei si sente un modello?
«So di essere seguita più di prima, dopo le Olimpiadi, ma passo più ore in palestra che sul cellulare. Sui social sto poco, l’iperconnessione allontana dai rapporti umani, nello sport invece ne creiamo tanti ed è questo che mi piace comunicare».
La sua è una generazione che si batte per cause importanti, dal cambiamento climatico alla violenza sulle donne. Condivide queste battaglie?
«Quella contro la violenza sulle donne soprattutto, le cronache ci raccontano episodi terribili troppo spesso. Sono sincera, un po’ di paura ce l’ho».
Potrebbe aiutare l’educazione affettiva a scuola?
«Certo, e anche nelle famiglie. È da lì che parte tutto».
L’amore?
«Al momento non c’è. Se arriva sono più che contenta, direi che è anche il momento».
Per cosa si sta allenando?
«Per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, e prima per gli Europei e i Mondiali».
Ha mai pensato a un piano B?
«Mai posta questa domanda, ma sicuramente avrei continuato a studiare».
Quando non si allena cosa fa?
«Sono un’appassionata di cucina e di moda, amo fare shopping e compro di tutto, sono un disastro!».
A ballare ci va?
«Se mi invitano in discoteca vado, anche se preferisco altri posti per stare in compagnia. Bevo pochissimo, non mi piace».
Segue una dieta ferrea?
«No, mangio qualsiasi cosa, ovviamente con attenzione: al di là della ginnastica, lo faccio per me stessa».
Tra 10 anni come si vede?
«Con una famiglia, un lavoro. E felice come lo sono adesso in questo sport».