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8 romanzi da leggere per l’inverno 2017

Grandi autori, titoli promettenti, trame accattivanti. Per orientarti in libreria leggi le nostre recensioni

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Grandi autori, titoli promettenti, trame accattivanti. Per orientarti in libreria leggi le nostre recensioni

Se sei un'appassionata di lettura ma non hai troppo tempo per vagare tra siti e librerie ti proponiamo 8 titoli "sicuri" usciti di recente. Ci sono autori di bestseller come Vargas Llosa, Stephen King e la nostra Luciana Littizzetto. Un giallo italiano e uno svedese. E un romanzo molto atteso, "Il nido". Leggi le nostre recensioni: ti guideranno alla scelta 

Il nido

Cynthia D’Aprix Sweeney, "Il nido" (Frassinelli)


I soldi condizionano la nostra vita. Quando ci sono, tutto scorre felicemente; se scarseggiano, cominciano i problemi. "Il Nido" (Frassinelli), il romanzo dell’esordiente americana Cynthia D’Aprix Sweeney, ruota intorno al gruzzoletto accumulato da un padre benestante, Leonard Plumb, per il futuro dei 4 figli: il “nido”, appunto. Di questi soldi, però, i ragazzi potranno godere solo al 40esimo anno di età di Melody, la minore. Il libro si apre con una scena hollywoodiana: Leo, il più bello e il più grande, scappa da un matrimonio su una Porsche presa a noleggio insieme a una cameriera 19enne. Peccato che sia ubriaco e “fatto” di cocaina: la sua fuga sfocia in tragedia. Tragedia che dà l’avvio a una intricata vicenda di rancori, depressioni, frustrazioni e menzogne collegate fra loro dai soldi del nido. Se non fosse per colpa di quel maledetto incidente a cui Leo ha dovuto porre rimedio sperperandone gran parte, Jack, Bea e Melody avrebbero la loro fetta di eredità, coprirebbero i propri debiti, la loro esistenza cambierebbe. Il romanzo è diventato un bestseller negli Usa e ha conquistato i critici più severi (da quello del New Yorker a quello del New York Times). Il merito va alla potente descrizione dei personaggi e delle loro debolezze, e all’affresco della New York in cui si muovono, fra case editrici che annaspano e si dedicano al gossip, casalinghe che vogliono ottime università per i figli, scrittori mancati, antiquari falliti. Persone con piccoli sogni che si nascondono dietro a false grandi apparenze.
Isabella Fava

La bella addormentata

Luciana Littizzetto, "La bella addormentata in quel posto" (Mondadori)

Io e Luciana Littizzetto abbiamo 3 cose in comune: l’altezza (non stratosferica), la generazione (siamo nate negli anni ’60) e il fatto di essere a volte un po’ sceme. L’ultima non l’ho inventata, giuro. Nell’aletta del libro "La bella addormentata in quel posto" è scritto: “Luciana Littizzetto vive a Torino e di professione fa la scema”. Ma la fa così bene che non puoi non ridere. I brevissimi racconti contenuti nel volume, quasi dei flash, trattano un po’ di tutto. Ci sono la Jolanda e il Walter (se seguite la Littizzetto, sapete a cosa si riferisce), Papa Frank (detto anche Frankienergy), riflessioni su politica, pubblicità, scoperte scientifiche... Ho letto "La bella addormentata in quel posto" sul treno, ridendo fino alle lacrime per la descrizione del “Maschio Alfa o Maschio Peugeot?” (che poi sarebbe Stefano Accorsi nello spot dell’auto), «con lo sguardo profondo e la mascella volitivissima, non come la maggior parte di voi maschi che guidate con le dita nel naso...». Potrei proseguire per ore raccontando le sue battute. Dirò solo che il ritmo e la comicità sono gli stessi dei monologhi di Luciana a "Che tempo che fa?" Come quando in “Addio, CiccioBilly” la Littizzetto descrive la nascita della libreria Billy dell’Ikea che si chiama «come Billy Elliott, perché già sapeva che, una volta montata, la libreria avrebbe ballato».
Isabella Fava

Fine turno

Stephen King, "Fine turno" (Sperling & Kupfer)


Con "Fine turno" Stephen King completa la trilogia poliziesca cominciata con "Mr. Mercedes" (2014) e continuata con "Chi perde paga" (2015). In quest’ultimo episodio lo scrittore americano sconfina dal genere investigativo a quello a lui più congeniale: l’horror. Il protagonista Bill Hodges, anche se in pensione, non ha smesso di fare il poliziotto. Il massacro al City Center è ancora ben piantato nella sua memoria. Era «un mattino brumoso del 2009» e un maniaco chiamato Brady Hartsfield, che poi verrà ribattezzato Mr. Mercedes, si lanciò con un’auto rubata contro una folla di aspiranti lavoratori, causando la morte di 8 persone, e ferendone gravemente altre 7. La parte più affascinante del libro è proprio quella riguardante Brady, il pericoloso assassino, bloccato in ospedale e tenuto sotto stretta sorveglianza. In seguito all’incidente è rimasto paralizzato e ridotto in stato vegetativo, ma un giorno la sua mente ricomincia a funzionare, e meglio di prima. Scopre di avere acquisito facoltà speciali, con la forza del pensiero riesce a spostare gli oggetti e a entrare nel corpo delle persone. Specialmente in quello di Sadie, un’infermiera: con lei prova a vedere fin dove può spingersi grazie ai suoi nuovi poteri. Grazie a una scrittura immediata e veloce, si rimane subito coinvolti nella trama e, a poco a poco, si viene assaliti da una domanda: cosa riuscirà a combinare stavolta lo spietato killer? In questo romanzo Stephen King rimane un po’ lontano dai tempi migliori, ma è sempre molto godibile. Dalla trilogia sarà tratta una miniserie tv diretta da Jack Bender, il regista di "Lost" e "Under the Dome".
Pieluigi Lupo

Le otto montagne

Paolo Cognetti, "Le otto montagne" (Einaudi)


Si è più felici a fare il giro delle “otto vette” o a restare nel proprio luogo di nascita, piccolo e talvolta ostile, ma pur sempre bellissimo? Ruota attorno all’eterno dilemma fra l’andarsene e il rimanere il nuovo romanzo di Paolo Cognetti: "Le otto montagne" (Einaudi). Pietro, ragazzino di città fin troppo innamorato della solitudine, passa le estati in un paesino ai piedi del Monte Rosa, dove conosce Bruno, montanaro e figlio di un padre violento. I due diventano inseparabili, in un’atmosfera che spazia dal film "I segreti di Brokeback Mountain" al libro di Andrea De Carlo "Due di due". È un inno a quella che nelle metropoli viene chiamata, in maniera un po’ superficiale, “natura”: un insieme composito di ruscelli, ghiacciai, sentieri mai battuti, boschi e turismo, a volte un po’ troppo invasivo. Nel libro, un romanzo di formazione a “impatto zero”, in cui i personaggi se la cavano con un pezzo di formaggio e un bicchiere di vino, c’è un’alta concezione dell’amicizia, un sentimento in alcuni casi più duraturo dell’amore. Pietro e Bruno rimarranno legati per 30 anni: li seguiamo, con dei salti temporali, tra i viaggi in Nepal del primo e il tentativo del secondo di creare un’azienda agricola. Nel corso della storia entra in scena anche una donna, che s’inserisce tra i protagonisti, ma il loro rapporto è più forte di tutto. Un’opera con spunti autobiografici, dall’epilogo drammatico, che sta piacendo molto a pubblico e critica: non a caso, è più che possibile la sua candidatura al prossimo Premio Strega.
Annarita Briganti

delitto e rovescio

Claudio Paglieri, "Delitto e rovescio" (Piemme)


A prima vista "Delitto e rovescio" di Claudio Paglieri (Piemme) potrebbe sembrare un giallo classico, addirittura banale: una ragazza di buona famiglia che sparisce; gli investigatori che brancolano nel canonico buio; il padre un po’ rozzo che, per ritrovarla, ingaggia un ex poliziotto separato e squattrinato, facile alla malinconia e molto sensibile al fascino femminile. Invece il quinto romanzo che ha per protagonista il commissario (in aspettativa) Marco Luciani è ritmato, ben scritto e tutt’altro che scontato. Non è scontata l’ambientazione, innanzitutto: una Barcellona sospesa tra sieste, turismo e voglia d’indipendenza, dove Luciani si rifugia insieme al figlioletto Alessandro, un po’ per allontanarsi da Genova e dalla questura che tanto lo ha deluso e un po’ per continuare a sentire «quel fottuto odore del mare». Non è scontata la storia che fa da sfondo alla vicenda, e che prende le mosse da uno scandalo planetario dello scorso anno: il giro di incontri di tennis truccati ai piani bassi del tabellone, che non insospettisce nessuno e fa ricchi gli scommettitori clandestini. Non sono scontati i personaggi, quasi tutti femminili, che si muovono intorno a Luciani e alla sua ossessione per lo sport e la dieta iperproteica: Martina, la ragazza scomparsa, e le sue compagne d’accademia; Pilar, babysitter e coscienza muta; Sofia, l’ex moglie, e Alice, la “trombamica”, che costringeranno il protagonista a chiedersi cosa vuole fare davvero della sua età adulta.
Gianluca Ferraris

Stockholm confidential

Hanna Lindberg, "Stocholm Confidential" (Longanesi)


Una Stoccolma dove potere, malavita e glamour filtrano ininterrottamente, più simile a Suburra che al fondale cupo ma rassicurante di molti thriller svedesi. Una trama che sembra un congegno a orologeria, con la tensione che sale a ogni capitolo, fino all’epilogo inaspettato. E una protagonista, Solveig Berg, che non potrai non amare: ex promessa del giornalismo caduta in disgrazia, egoista e sentimentalmente irrisolta, si mantiene servendo ai tavoli di un’hamburgeria e scrivendo articoli frivoli per un blog. Il sito si chiama "Stockholm Confidential", come il romanzo che segna l’esordio narrativo di Hanna Lindberg, già venduto in 10 Paesi e appena uscito in Italia per Longanesi. La prosa secca e i dialoghi essen-ziali ricordano altri autori scandinavi come Henning Mankell, Zepeda Patterson e Stieg Larsson, ma l’impianto è quello dei gialli classici. Si comincia con un cadavere (la modella Jennifer Leone, che Solveig ha conosciuto a un party poche ore prima) e si termina con la scoperta del colpevole, scelto fra un’ampia galleria di personaggi ben concepiti, soprattutto dal punto di vista psicologico. Nel mezzo troviamo un’altra morte più che sospetta, feste mondane, riviste di moda in crisi, trafficanti ansiosi di ripulire la loro immagine e yuppies pronti ad assecondarli, mentre la giovane Solveig tenta di riportare la sua vita su binari decenti confrontandosi con se stessa, prima che con l’assassino. Un libro avvincente, che a tratti sembra quasi un film e non a caso pare destinato a diventarlo in futuro.
Gianluca Ferraris

crocevia

Mario Vargas Llosa, "Crocevia" (Einuadi)


Mario Vargas Llosa torna. E stupisce. Sesso e scandali sono i protagonisti del suo nuovo romanzo Crocevia (Einaudi): un thriller erotico-politico, non privo di accenti autobiografici, consigliato a chi ama le saghe sul potere. Siamo in Perù, patria dello scrittore premio Nobel, alla fine degli anni ’90, tra dittatura, terrorismo e sequestri. Un industriale, sposato, viene fo- tografato durante un’orgia: seguono la pubblicazione delle relative immagini e l’assassinio del giornalista che aveva cercato di ricattarlo. La trama gialla riserva molti colpi di scena, con una descrizione della cosiddetta “macchina del fango” simile alle polemiche che attraversano la società attuale. C’è poi un elemento che fa pensare a una vendetta letteraria da parte del romanziere: lo stesso Vargas Llosa si è ritrovato a vivere braccato dalla stampa. In Spagna, dove lui e la nuova compagna Isabel Preysler (ex moglie di Julio Iglesias) trascorrono diversi mesi l’anno, hanno i fotografi accampati sotto casa. Ma, provocazioni a parte, "Crocevia" resta un libro tutt’altro che minore, come vorrebbero liquidarlo alcuni. In un capitolo cult Vargas Llosa addirittura sviluppa 3 dialoghi contemporaneamente, sovrapponendo altrettanti piani temporali. Una conferma della sua classe. E un godimento per i fan.
Annarita Briganti

Orfani bianchi

Antonio Manzini, "Orfani bianchi" (Chiarelettere)


Gli orfani bianchi sono i figli lasciati nel Paese d’origine da madri e padri che emigrano in Italia per diventare le nostre colf o i manovali nei cantieri sotto casa: i piccoli restano con i nonni o vengono messi in istituti grandi, poveri e freddi. La storia vera di 2 di loro, una donna moldava e suo figlio, è al centro dell’ultimo romanzo di Antonio Manzini: "Orfani bianchi" (Chiarelettere). La protagonista del libro è Mirta Mitea. Mirta ha 32 anni, in Italia cura gli anziani e lava le scale, la sua vita coincide con molto lavoro e poco riposo in una spoglia stanza alla periferia di Roma. Ma a lei non importa, vuole solo mettere assieme i soldi da spedire al suo ragazzo che ha 12 anni, non ha mai conosciuto il padre e che lei ha dovuto lasciare in un “internat”, un orfanotrofio. Mirta ricorda «gli occhi di suo figlio, due buchi che la fissavano mentre lei si allontanava in quel corridoio lungo dipinto di azzurro screpolato». In Italia Mirta ha solo l’affetto di Paval, «un uomo puro e generoso. E io qui ancora a fare i calcoli se mi conviene o no amarlo. Fare finta di amarlo, mi correggo». Nel difficile equilibrio di una vita così precaria, la sorte può riservarti un terribile destino. Orfani bianchi racconta la verità spesso ignorata su tante donne straniere che si occupano dei nostri figli e genitori. Ed è anche il prezzo, salato e doloroso, che esse pagano per costruirsi un futuro migliore.
Lucia Ferrante

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