10 anni di Twitter, e ora?

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di

Barbara Sgarzi

Un'opinione di:
Giornalista, in rete da sempre, ha scritto per molte testate su carta e online ed è stata...

Dieci anni di notizie, scoop e annunci, ma anche bufale. Conversazioni, ma anche liti, gaffe clamorose e tweet cancellati, hashtag azzeccati e improbabili e a volte una bella fatica per fa stare tutto un pensiero nella gabbia dei canonici 140 caratteri.

Compie la sua prima decade Twitter, la piattaforma di microblogging che ha cambiato il modo di fare informazione, che per gli addetti ai lavori è diventata un alleato e a volte un sostituto della rassegna stampa. La prima cosa che si legge al mattino, insomma. E oggi, oltre a ricordarmi fra l'altro che è il compleanno di Alda Merini e la Giornata mondiale della poesia e che Obama sta facendo uno storico viaggio a Cuba, nei trending topic c'è pure l'hashtag #LoveTwitter che raccoglie i messaggi di auguri.

Sono 8 anni per me, che a ottobre 2008 inauguravo il mio account scrivendo un tweet personale e del tutto trascurabile. In terza persona, come si usava allora (anche su Facebook, agli inizi, se ricordate) e relativo al periodo di svezzamento di mia figlia, che allora aveva 9 mesi. prepara un'orrida pappa

— Barbara Sgarzi (@barbarasgarzi)

Dato un po' troppo frettolosamente per morto (gli utilizzatori nel mondo non crescono quanto dovrebbero, il modello di business non regge, in pratica: non si trovano i soldi sufficienti a mantenerlo), negli ultimi mesi Twitter, con il fondatore Jack Dorsey tornato come Ceo, ha provato a rinnovarsi. Con modifiche opinabili e un processo di facebokizzazione, come il cuore al posto della stellina per marcare i Tweet preferiti. Con strumenti come Moments, selezione dei fatti del giorno curata in tempo reale da un team interno insieme ad alcuni partner tra cui New York Times, Vogue e la Nasa. Al momento è disponibile solo negli Usa; quando arriverà anche da noi, spero presto, vedremo sullo smartphone l'icona di una saetta.

twitter-moments



Per il resto, difficile sapere come procederà la storia decennale di Twitter. Difficile pensare però anche che potremo farne a meno; i giornalisti in primis, ma anche tutti quelli che si sono abituati a informarsi con la sua rapidità ed efficacia.
Personalmente, oltre all'immediatezza, trovo bellissimo il meccanismo gerarchico: non sei obbligato a seguire chi ti segue, non c'è la reciprocità di Facebook e neppure la connessione per amicizia, vera o presunta che sia. Si segue chi scrive cose rilevanti e interessanti, sulla base di interessi comuni; in qualche modo è meritocratico. E la fuffa tipica di altri social, grazie allo spazio limitato, è ridotta di molto. Sospiro di sollievo anche per l'annuncio di Dorsey fatto al Today Show Friday della Nbc: i tweet resteranno di 140 caratteri (qui l'articolo che lo riporta). Nonostante le indiscrezioni dei mesi scorsi, che parlavano di una modifica che avrebbe permesso di scrivere fino a 10.000 caratteri, snaturando la piattaforma, i cinguettii rimarranno brevi e incisivi, per fortuna.


Dopo tutta la fatica che ho fatto a imparare a stare nei limiti, ritrovarmi con una fotocopia di Facebook sarebbe stata una vera delusione.



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