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Quanto ne sanno i ragazzi sul sesso?

di Alex Corlazzoli

Il web ha reso i contenuti porno a portata di click, ma di salute sessuale gli adolescenti ne sanno poco, complice anche l'assenza di educazione sessuale nelle scuole

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Il web ha reso i contenuti porno a portata di click, ma di salute sessuale gli adolescenti ne sanno poco, complice anche l'assenza di educazione sessuale nelle scuole

Un'opinione di

Alex Corlazzoli

Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Quando arriva al mattino in classe porta sottobraccio...

Aula di informatica. Siamo in una quinta di una scuola primaria. In fondo alla classe Marco e Giovanni digitano sulla tastiera del personal computer come tutti gli altri ma appena mi avvicino cancellano quello che hanno scritto sulla pagina del motore di ricerca. A fine lezione controllo: nella cronologia spunta youporn. Grazie al filtro applicato al server delle macchine della scuola non sono riusciti ad accedere al sito ma ci hanno tentato.

Quattro ragazzi su 5 guardano siti porno

Basta un click e sei nel mondo del porno. Secondo gli ultimi dati di Telefono Azzurro quattro ragazzi intervistati su 5 (73%) dichiarano di frequentare costantemente siti pornografici e il 28% di loro teme di diventarne dipendente, mentre 1 su 10 (11%) conosce qualcuno che ha fatto sexting: invio di messaggi sessualmente espliciti o immagini inerenti al sesso.

Lo smartphone rende facile l'accesso al porno

La curiosità per il sesso a quell’età è legittima. Persino sana. Fino a qualche anno fa i maschietti si nascondevano nei bagni della scuola media o si ritrovavano al parco pubblico il pomeriggio per guardare un giornale pornografico passato di mano in mano; comprato da un amico più grande all’edicola, trovato in discarica tra la carta da buttare. Tutti ricordiamo i momenti in cui nascondersi da mamma e papà. Ora il gioco è più facile: la Rete ha reso tutto più fruibile.

L’avvento degli smartphone nelle mani di ogni adolescente ha abbattuto ogni barriera. Quando qualche anno fa chiesi a dei miei ex alunni di parlarmi di questo argomento e di indicarmi alcuni siti pornografici che conoscevano mi presentarono un elenco che neanche immaginavo. L’Italia dall’altro canto detiene il primato del Paese che clicca maggiormente su Youporn: numeri che celano anche molti ragazzi nei panni di utenti visitatori. Lì trovi tutto, soddisfi ogni curiosità. Altro che la carta!

Oggi la Rete abbatte ogni imbarazzo e un 15enne che vuole curiosare il sesso lesbo basta che clicchi su un sito hot e tutto è a portata di mano. A rendere più facile il “lavoro” dei nostri adolescenti sono proprio i genitori assenti da casa. La maggior parte dei ragazzi che frequentano siti porno infatti dichiara di farlo quando mamma e papà sono al lavoro.

Anche le informazioni su sesso e salute arrivano dal web

In Rete trovano di tutto in realtà. Il tema sesso non riguarda solo l’eros ma anche altre questioni più serie. Basti pensare che secondo l’indagine “I giovani e la fertilità”, presentata nei giorni scorsa a Roma dalla Società Italiana di Fertilità e Sterilità e condotta nel marzo 2017 all’interno delle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile coinvolgendo quasi 1500 tra ragazze e ragazzi di età compresa tra i 14 e i 26 anni, a farla da padrona nel trasferimento delle informazioni su questo argomento è Internet (34,7%) con ciò che comporta in termini di inesattezza e scarsa scientificità dei contenuti spesso disponibili. A seguire immediatamente la rete di amici (29,45%), svelando in ciò la diffusione di un problema che, evidentemente, fa parte di un vissuto quotidiano tanto da essere entrato nel novero degli argomenti di conversazione.

La scuola italiana non fa educazione sessuale

Il problema resta alla radice: chi fa educazione sessuale a questi ragazzi? Nessuno o perlomeno poche scuole e pochi docenti che anche in assenza di un progetto ad hoc, dedicano del tempo a questo importante argomento. In Italia, infatti, dopo 25 anni di proposte di Legge non esiste una normativa che istituisca dei corsi obbligatori. Secondo Policies for sexuality Education in the European Union sarebbe obbligatoria in tutti i Paesi dell’Europa ma in Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Romania e Regno Unito non esiste una Legge.

In Italia è tutto lasciato alla buona volontà o professionalità dei docenti e dei dirigenti: ogni scuola può elaborare nel piano dell’offerta formativa un progetto extra curricurale che riguardi l’educazione sessuale facendo intervenire anche esperti esterni. Ma dove non c’è questa sensibilità tutto è lasciato nelle mani dei professori o dei maestri.

I buoni esempi in Italia e all'estero

In Svezia è dal 1955 che si fa nelle scuole con tanto di cartoon per i più piccoli; cosi in Olanda dove dal 1991 è stata introdotta nei programmi a partire dalla scuola dell’infanzia. In Austria ogni istituto elabora un proprio piano sull’argomento nel rispetto delle linee guida del ministero e i genitori vengono coinvolti.

Non mancano esempi buoni anche da noi. In Emilia Romagna l’Asl porta avanti dei corsi nelle scuole che decidono se aderire o meno. Così accade anche a Milano, Como, Torino e Roma dove l’associazione “L’Ombelico”, ad esempio, porta avanti dei progetti ma nulla di istituzionalizzato. Tutto dipende dai budget della scuola.

E così, in assenza, di regole può accadere che a Nuoro un professore di religione ne parli in classe e venga rimproverato dal vescovo così come che un’insegnante di Trento si rifiuti di fare un corso di educazione sessuale promosso dalla scuola e prenda carta e penna per scrivere una lettera ai genitori della scuola. Intanto i nostri ragazzi continuano a guardare i siti porno.

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