Il progetto di Amnesty International contro l’omofobia tra i ragazzi

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di

Monica Triglia

Sono sempre più numerosi i ragazzi vittime di aggressioni e ingiurie per i loro orientamenti sessuali. Contro quella che è ormai un'emergenza sociale, Amnesty International interviene con un'iniziativa rivolta a studenti e insegnanti

Riprendono le lezioni, i ragazzi tornano in aula e Amnesty International lancia il progetto “Scuole attive contro l’omofobia e la trasfobia” con l’obiettivo di coinvolgere studenti e insegnanti contro episodi odiosi come quelli che seguono qui.

Storia numero 1. Sara e Anna (nomi di fantasia) hanno 16 anni e frequentano la terza superiore in un liceo in provincia di Milano. Sono molto amiche, come lo si è a quella età. Vanno a scuola insieme, negli intervalli chiacchierano e ridono insieme, tornano a casa insieme. Un giorno vengono seguite da quattro ragazze: due della loro stessa classe, le altre più adulte di un paio di anni.  Tutte e quattro apostrofano Sara e Anna come “lesbiche”. «Le avete viste mentre si baciavano?» chiedono le più grandi alle più piccole. E le piccole, 16 anni, rispondono di sì. Il gruppo costringe Sara e Anna in una strada poco trafficata, le minaccia, impone loro di baciarsi e le filma. Quelle immagini finiscono su Facebook. Per Sara e Anna è l’inizio dell’inferno. Sono additate, prese in giro, insultate con commenti volgari, fotografate e pubblicate sui social… Sara smette di andare a scuola, Anna si ammala di depressione, non vuole mangiare, lascia la squadra di pallavolo. Dopo settimane gli insegnanti, messi in allarme dai genitori angosciati delle due ragazze, scoprono i video e le foto e le quattro “aguzzine” vengono denunciate. Ma Sara e Anna a tornare in quella scuola non ce la fanno e cambiano istituto.

Storia numero 2. Marco (nome di fantasia) ha 14 anni e frequenta un liceo scientifico di Roma. La sua passione è la moda: ama vestirsi in modo eccentrico e ricercato, lega soprattutto con le ragazze della classe, a cui dà consigli su come combinare vestiti e scarpe. Iniziano i commenti, specialmente da parte dei maschi con cui Marco non condivide l’interesse per il calcio. Due compagni creano una pagina Facebook in cui condividono le foto del ragazzo e insieme pubblicano offese sul suo modo di vestire e sulla sua sessualità. La pagina ottiene in pochi giorni più di mille like. In un primo momento Marco non ne parla con nessuno. Ma da solare e gentile qual era, si chiude in se stesso, si allontana dagli amici. Fino a quando una compagna di classe scopre quanto sta accadendo contro di lui e si rivolge agli insegnanti.

La storia di Sara e Anna e quella di Marco sono più comuni di quello che si possa immaginare. In alcuni casi sono una vera emergenza sociale.

Omofobia 3_Amnesty International



«Sono passati 25 anni da quando l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. In quell’occasione, per la prima volta, in un atto internazionale i minori sono stati riconosciuti come protagonisti: persone che hanno il diritto di partecipare alle scelte che le riguardano, in grado di esprimere idee proprie e prendere decisioni» dice Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia.

«Vogliamo che le alunne e gli alunni conoscano i loro diritti sanciti dalla Convenzione del 1989, in modo che ne comprendano l'importanza e si diano da fare per difenderli» dice Rufini. «La scuola è uno dei principali luoghi in cui ragazze e ragazzi si confrontano con i modelli prevalenti nella società. E negli ultimi anni, in Italia, attacchi verbali e fisici nei confronti delle persone omosessuali e transessuali si sono verificati con una frequenza preoccupante».

Per gli alunni delle elementari e delle medie inferiori c’è da tempo il progetto Amnesty Kids.  Il progetto “Scuole attive contro l'omofobia e la transfobia” che Amnesty International Italia lancia proprio in questi giorni, è invece destinato agli studenti delle superiori, e parte da un sito Internet,  “un luogo virtuale dove studenti e professori di istituti diversi si incontrano per scambiarsi idee, proposte e azioni per migliorare il proprio ambiente scolastico». Per gli insegnanti c’è anche una guida scaricabile gratuitamente online.

L’obiettivo di Amnesty Italia è chiaro e il suo direttore Gianni Rufini lo ribadisce. «L'omofobia e la transfobia subite a scuola hanno ripercussioni negative molto forti non solo sull’adolescenza, ma su tutta la vita di chi ne è vittima. Per vincerle le scuole devono essere luoghi rispettosi dei diritti umani, liberi da ogni forma di discriminazione e violenza».

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