La gita scolastica non deve fare paura

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di

Alex Corlazzoli

La temono professori e genitori per problemi di disciplina e sicurezza. Eppure sono momenti educativi importanti. Per cominciare, si potrebbero evitare i bus e coinvolgere di più le famiglie 

Un'opinione di:
Giornalista, maestro, scrittore, viaggiatore. Quando arriva al mattino in classe porta sottobraccio...

Studenti, insegnanti, genitori la chiamano “gita” ma il gergo corretto è “viaggio d’istruzione”. E dentro questi due sostantivi ci sta la sostanza delle uscite didattiche fatte dai nostri bambini e dai nostri ragazzi. Dev’essere un’esperienza istruttiva, educativa, un uscire dall’aula per fare scuola, per imparare in maniera diversa. Ma come fare questi viaggi? Dove andare? Con chi?

Perché la gita fa paura

Negli ultimi anni il “viaggio d’istruzione” suscita angosce, paure, timori nei genitori ma anche nei docenti. Dall’avvio, nel febbraio 2016, dell’iniziativa “Gite scolastiche in sicurezza” promossa dal ministero dell’Istruzione con la Polizia stradale, ad oggi, 10.615 pattuglie hanno controllato 15.546 autobus (10.126 su richiesta delle stesse scuole) fermando 2.549 veicoli che presentavano irregolarità.
In particolare sono scattate contravvenzioni per 624 pullman che avevano dispositivi di equipaggiamento alterati o non funzionanti; 262 autisti sono stati multati per eccesso di velocità e altri 449 per non aver rispettato i tempi di guida. Ben 10 conducenti sono stati trovati senza patente. Un lavoro intenso che ha portato al ritiro di 68 carte di circolazione.

Basta bus, meglio il treno

Il bus è il mezzo più usato dalle scuole per muoversi sia sul territorio italiano sia all’estero ma forse è arrivato il momento di voltare pagina e di privilegiare un mezzo più sicuro e più istruttivo come il treno o nel caso di viaggi all’estero, i voli aerei.
Per i docenti, soprattutto per chi insegna nei tanti piccoli paesi della provincia italiana, è facile “caricare” dei bambini della scuola primaria o media su un pullman e “scaricarli” al museo. Optare per un viaggio in treno significa insegnare a fare un biglietto, a scegliere il binario, a rispettare le regole obliterando, a relazionarsi con altre persone che si trovano sullo stesso vagone.
Da Casaletto Vaprio, piccola realtà in provincia di Cremona dove insegno, sono più volte andato a Milano in treno con dei bambini di nove-dieci anni. Arrivato nel capoluogo lombardo ci siamo messi in metropolitana e in tram. Un vero “viaggio” dove il maestro è solo la guida che pone domande: «E ora che binario prendiamo? Dove si compra il biglietto per la metro? Come si timbra? Come faccio ad andare in Duomo, che linea devo prendere?». La risposta a questi interrogativi è già di per sé una lezione.

Oltre alla natura, un po' di cultura

Dopo anni di gite negli agriturismi, nei boschi didattici, nei parchi a tema, è arrivata l’ora di pensare a viaggi che diano qualcosa in più e siano un’opportunità per toccare con mano ciò che si legge sul libro. Quando studiamo il Friuli Venezia Giulia non possiamo non ricordare ai nostri alunni ciò che è accaduto al Vajont il 9 ottobre del 1963 ma è nostro dovere andare con loro a vedere quella montagna, a osservare quella diga, a capire.
E com’è possibile parlare di Roma, senza visitare il Colosseo, il Pantheon e il Circo Massimo? Le necropoli etrusche non potranno mai essere capite finché non si mette piede a Tarquinia o a Cerveteri.
Ancora: il 27 gennaio, giornata della memoria, non può essere vissuta in classe, leggendo solo “Il diario di Anne Frank” ma quelle parole, quel treno va visto al “Binario 21” a Milano. In questi anni ho portato i miei alunni al Parlamento per comprendere il potere legislativo, esecutivo e giudiziario; abbiamo studiato per settimane l’Unione Europea per poi andare negli uffici del Parlamento Europeo a Milano. De André l’abbiamo cantato in classe e visto a Genova toccando con mano il fascino dei caruggi letti nel testo di geografia.

Coinvolgiamo le famiglie

Qualcuno potrebbe obiettare che organizzare tutto ciò non è facile oppure che usare i mezzi pubblici con dei minori è rischioso Certo. Ma abbiamo degli alleati: i genitori. Da sempre i viaggi d’istruzione che organizzo sono aperti a mamme e papà, nonni e fratelli. Un modo per far diventare la “gita” un viaggio dell’intera comunità scolastica; una strategia per avere dei collaboratori solerti. Solo così, finalmente, i genitori potranno rendersi conto di cosa significhi fare l’insegnante.

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