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Punire i bambini: come e quando?

di Ilaria Amato

Dopo il caso del bambino giapponese abbandonato nel bosco per punizione, ci chiediamo: possibile che non ci siano vie di mezzo per castigare i bambini?

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Dopo il caso del bambino giapponese abbandonato nel bosco per punizione, ci chiediamo: possibile che non ci siano vie di mezzo per castigare i bambini?

Da una parte c’è la storia di Yamato Tanooka, 7 anni, il bambino giapponese disperso da sabato scorso, dopo che i genitori, come punizione per aver lanciato dei sassi in un fiume, lo hanno abbandonato nel bosco. Un provvedimento senza senso, persino per i criteri della severissima disciplina orientale. Dall’altra parte, però, ci siamo noi, mamme e papà  italiani  ormai incapaci di prendere qualsiasi posizione ferma nei confronti dei figli.

Ma ci sarà pure una via di mezzo fra inflessibilità cieca e mollezza? 
«I genitori da noi sono diventati eccessivamente permessivi. Temono che dicendo un no, mettendo un paletto o un divieto, il bambino possa non sentirsi amato e viva il tutto come un trauma» spiega il pediatra Roberto Albani.

A cosa serve un castigo?
«Dare una punizione adeguata ai figli, se infrangono ripetutamente una regola o se si comportano scorrettamente, ha un valore educativo fondamentale» dice l’esperto. «Impedire a un piccolo di fare tutto ciò che vuole lo aiuta conoscere, a poco a poco, la frustrazione, a confrontarsi con i limiti, perché è inevitabile che ne incontrerà da grande. Se impara che ci sono  confini che non si devono valicare, sarà meglio attrezzato alla vita e saprà come affrontarla con più serenità». 

Quando è giusto dare una punizione?
«Un castigo è sempre necessario quando un figlio non riesce da solo a darsi un limite: se non ascolta un tuo avvertimento ripetuto, allora serve intervenire. Tra l’altro, per i bambini è più efficace un gesto che tante parole, quindi non sentirti in colpa».

Quale è la giusta misura in una punizione?
«Quella adeguata, né esagerata né troppo blanda. È utile privare il bambino di un gesto quotidiano a cui tiene (guardare la tv se è piccolo, usare lo smartphone quando è più grande). Ma il castigo non deve riguardare qualcosa di importante e significativo. Per intenderci: sarebbe ingiusto  e controproducente impedirgli di andare a una festa o a una gita scolastica», conclude Albani.

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