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Orienteering: cos’è e perché piace così tanto

di Flavio Pagano

È nato all’inizio del '900 nel Nord Europa come addestramento militare. Oggi è lo sport più trendy dell’estate. Per iniziare bastano una mappa e una bussola e un po' di spirito di avventura

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È nato all’inizio del '900 nel Nord Europa come addestramento militare. Oggi è lo sport più trendy dell’estate. Per iniziare bastano una mappa e una bussola e un po' di spirito di avventura

Nel settembre del 2004, dopo quasi un mese di viaggio, giunsi all’ultima tappa del cammino di Santiago. Emozionatissimo, lasciai la camerata dell’albergue, dove avevo dormito in sacco a pelo insieme a una cinquantina di altri caminantes, ancor prima dell’alba. Costeggiai la carretera e quasi subito trovai la pietra miliare con il simbolo della conchiglia e una freccia che indicava di inoltrarsi nel bosco. Aiutato da un velo di luna, mi avviai nel buio. Sentivo la vita risvegliarsi intorno a me e l’eccitazione fu tale che a un tratto lasciai il sentiero e puntai dritto verso la cima della collina per accorciare il percorso e andare incontro al sorgere del sole. Ma, dopo un’ora di arrampicata fra rovi e sassi, e mezza di discesa, mi ritrovai di nuovo sulla carretera: praticamente, al punto di partenza! «Non eri allenato all’orienteering...» se la rise un altro pellegrino. Era la prima volta che lo sentivo nominare, ma mi piacque subito.

Che cos'è l'orienteering?

L’estate è il periodo più appropriato per avvicinarsi all’orienteering. I prossimi appuntamenti dedicati ai non praticanti sono il 15 luglio a Limone (Cn), il 16 ad Asiago (Vi) e il 22 a Piedicastello (Tn). Ma cos'è esattamente e come mai piace così tanto? Il nome deriva dall’inglese to orient (orientarsi): si tratta di una gara - durante la quale si cammina o si corre - lungo un tragitto predefinito equipaggiati solo di abiti e scarpe da trekking, una bussola e una mappa fornita dagli organizzatori (il “ditale elettronico”, una sorta di chip per registrare la posizione dell’atleta, viene usato unicamente nelle competizioni di un certo livello agonistico). Apprese le nozioni essenziali per leggere la mappa, si può cominciare subito a esplorare il “campo”, cioè l’ambiente circostante, e a cercare la maniera più ingegnosa e creativa di inventare il proprio percorso verso il punto d’arrivo: chi lo raggiunge per primo vince. La disciplina nata nel Grande Nord affascina sempre più anche gli italiani: nel nostro Paese si contano oggi ben 17.000 tesserati alla FISO (Federazione Italiana Sport di Orientamento) e 10.000 ragazzi coinvolti ogni anno dal suo “Progetto scuola”. E sono nate varianti pronte a soddisfare tutti i gusti: Corsa orientamento (Foot-O), Sci (Sky-O), Mountain bike (Mtb-O). Negli Stati Uniti si praticano forme ancora più originali, come l’orienteering a cavallo, in canoa, in auto.

Sviluppa il pensiero creativo

Ma come ha fatto “l’O.” (gli appassionati lo chiamano familiarmente così) a diventare addirittura la tendenza outdoor del momento? «È una disciplina che aumenta la stima di sé» spiega il maestro Giovanni Visetti «e insegna a risolvere i problemi trovando le soluzioni più semplici». Pietro Illarietti, della FISO, aggiunge: «L’O. impegna corpo e mente, si basa sulla meritocrazia, è un modo appassionante e sicuro di immergersi nella natura: ma è più facile praticarlo che spiegarlo!». Nel nostro Paese, complice la bellezza dei paesaggi, l’orienteering è anche un volano turistico durante tutto l’anno. Si è appena concluso un raduno sulle Dolomiti con 1.500 partecipanti provenienti da 30 Nazioni e gli appuntamenti in programma sono centinaia. L’orienteering punta ad abbattere - in un mondo che spesso riscopre il desiderio di costruire muri - ogni barriera: interiore ed esteriore. E forse anche per questo è amatissimo dalle donne.

Piace alle donne

«Mi piace perché mi fa sentire libera, e perché dimostra che l’intuito femminile batte la forza degli uomini!» scherza Valentina Lamberti, ex finalista a Miss Italia, innamorata del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, fra Teggiano e Petina (Sa): un set naturale magnifico per l’outdoor (nella foto qui a sinistra). Per Antonio Iovine, fotografo, «l’O. ti insegna a vedere le cose in una maniera nuova. Uscire dai soliti percorsi cambia le prospettive anche dall’interno, e le sensazioni sono completamente diverse». Qualunque sia la motivazione che spinge a praticarlo, l’orienteering è davvero per tutti: nei raduni c’è sempre un percorso per principianti e un esperto ad accoglierli. È un’attività perfetta per le famiglie, perché il fascino dell’avventura fa presa sugli adolescenti, che per qualche ora sostituiscono smartphone e videogiochi con la bussola.

Si pratica anche nei parchi cittadini

Quando fu inventato nei Paesi scandinavi all’inizio del ’900, l’orienteering era una forma di addestramento militare, ma oggi scalpita per raggiungere platee sempre più ampie. Una ventina d’anni fa lo svedese Jorgen Martensson, leggendario campione mondiale, fondò l’associazione Park World Tour per promuovere l’O. attraverso nuovi format più spettacolari, adatti alla presenza di pubblico e alle riprese televisive. Obiettivo: convincere il Comitato olimpico internazionale a includere l’O. nei Giochi. Fu così che nacque la “formula sprint”, in cui persino i grandi parchi cittadini e le città diventano perfetti campi di gara. Per esempio, a Venezia si tiene ogni anno a novembre un grande raduno nel cuore del suo spettacolare (e labirintico) centro storico. Un’idea innovativa e di certo non meno affascinante rispetto alle candide, algide foreste del Grande Nord dove tutto è cominciato.

Ad Agerola la prima gara per coppie

L’orienteering è più praticato nel Nord Italia, ma al Sud, dove di certo l’inventiva non manca, sono nati percorsi spettacolari e decisamente alternativi. Nella Penisola sorrentina, per esempio, c’è il Sentiero degli Dei: 7 chilometri di paesaggi mozzafiato, celebrati di recente anche dal Washington Post, che uniscono Agerola e Positano. Qui, a settembre, si terrà il primo “Orienteering dell’amore”. Una gara internazionale a coppie che si svolgerà su un percorso adatto a tutti, testando l’affiatamento di vecchie unioni e forse facendone nascere di nuove. Invece di dover raggiungere insieme l’arrivo, le coppie dovranno convergere verso un punto d’incontro: la prima che riuscirà a ritrovarsi vincerà.

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