47 anni di cui 30 passati con i capelli lunghi. Mai un caschetto né un esperimento con le forbici. So di essere resistente ai cambiamenti “definitivi”, al contrario di quelli temporanei ottenuti per esempio con pieghe e acconciature, dove mi aprivo alla massima sperimentazione. E poi saloni, trattamenti innovativi, prodotti di ultimo lancio e tutto ciò che la professione di beauty editor permette di conoscere sul tema capelli. Insomma, i capelli lunghi per me erano qualcosa di più della mia identità: un vero e proprio strumento di lavoro.
Ed è per questo che ho deciso di raccontare la mia esperienza, con un sottotitolo ben preciso: in Italia si parla troppo poco del valore terapeutico della parrucca. Non ci sono nemmeno informazioni in rete. Eppure basterebbe qualche informazione in più per essere meno spaventate.
Prima della parrucca: come mi sono preparata a perdere i capelli
Nel momento in cui realizzo che mi sarebbe spettata la chemio, sposto letteralmente il pensiero dalla diagnosi all’idea che avrei perso i capelli. Non mi importava di sembrare frivola e lo dicevo ad alta voce, per me ormai il chiodo fisso erano i miei lunghi capelli lisci naturali. Paradossalmente questo “spostamento” di intenti, come si dice in psicologia, mi avrebbe aiutato ad affrontare il cancro.
Ancora su un letto di ospedale, impossibilitata ad alzarmi, inizio a pensare alle soluzioni. E soprattutto a come accettare una nuova immagine di me senza capelli con cui presto avrei dovuto fare i conti. Ricordo che sul telefono cercavo quasi ossessivamente parrucche, protesi capillari, modelli, costi, agevolazioni ecc. E così mi distraevo dal pensiero sulle conseguenze della malattia.
Erano i tempi di Bianca Balti, con cui condivido tempi, diagnosi e stadio. Ma mi dicevo che con quel viso lì lei poteva permettersi di girare calva, eppure i primi tempi mi faceva quasi orrore, non esagero.
Dalle app di fotoritocco agli esercizi cognitivo-comportamentali
Per prendere familiarità con la mia futura immagine, mi viene in mente di cercare app di fotomontaggio in cui caricavo una mia foto che poi modificavo. Il primo impatto è stato duro, ma poi nelle successive prove mi sono pian piano abituata a vedermi senza capelli.
Un’altra idea era quella di osservare le foto dei neonati di famiglia, ai quali somiglio…il confronto mi faceva tenerezza. E poi mettevo in pratica degli esercizi di psicologia cognitivo-comportamentista in cui mi dicevo che l’essere senza capelli poteva essere in un certo senso una situazione curiosa da affrontare con creatività. Una creatività che – come vedremo – avrei espresso al massimo del mio potenziale.

La parrucca per la chemioterapia: dalla diffidenza alla sorpresa
Tanto di cappello a chi sceglie turbanti, foulard o esibisce una testa calva, ma io non ci sarei riuscita. E nello stesso tempo temevo che le parrucche sembrassero quelle dei manichini dei negozi anni ’90 o tipo Carnevale. E invece con mia grande sorpresa ne esistono di bellissime, decisamente realistiche, molte delle quali addirittura più belle dei propri capelli naturali. Basta rivolgersi a negozi specializzati.
Prima di varcare la soglia del negozio, con ancora la mia coda lunga, trattenevo le lacrime. Non volevo entrarci. Ma appena provato il primo modello di parrucca, ho visto allo specchio il mio sorriso a 75 denti. Sono stata fortunata a trovare una donna molto sensibile che mi ha accompagnata nella scelta, taglio e manutenzione della parrucca. E questo fa la differenza, perché “fuori” si possono trovare commercianti che ahimè speculano sulle parrucche per chemioterapia.
Consigli pratici
Il mio suggerimento è di rivolgersi a più negozi specializzati in parrucche per ottenere vari preventivi e farsi un’idea di costi (possono variare di molto, di solito vanno dai 200 ai 2000 euro). Se le condizioni di salute lo permettono, suggerisco inoltre di spostarsi in un’altra città, dove possono esserci centri più forniti e personale qualificato ad accogliere persone con alopecia (e non solo pazienti oncologiche).
Meglio diffidare, inoltre, di chi propone soluzioni drastiche o assolutistiche o di chi spinge per le parrucche vere: per esempio a me è stato proposto prima di tagliarmi i capelli in un caschetto, e solo dopo acquistare una parrucca rigorosamente vera costosissima, simile al mio nuovo taglio. Io che non conosco carré dall’età della scuola.

Parrucca sintetica o con capelli veri? Le differenze
E veniamo alla questione cruciale sulle parrucche per chemioterapia: capelli veri o sintetici. La maggior parte delle persone (negozianti, amiche, ex pazienti ecc.) ti dirà che le parrucche con capelli veri sono più belle, il che è effettivamente così, ma non sono poi tanto più belle!
In realtà le parrucche sintetiche di nuova generazione non sono vistosamente artificiose, anzi. Negli ultimi 5-6 anni la qualità delle fibre sintetiche è notevolmente migliorata, dando alle parrucche un aspetto decisamente realistico sia alla vista che al tatto. Gli aspetti da considerare? I capelli finti devono essere tendenzialmente opachi e lucidi il giusto (altrimenti fanno effetto bambola), e poi la fibra deve essere levigata. Spesso le differenze con i capelli veri sono minime, con il vantaggio dei costi molto più bassi (il gap può essere anche di 1000 euro). Io ho preferito una parrucca sintetica.
Inoltre, le parrucche sintetiche sono più facili da mantenere: si consiglia di spazzolarle ogni giorno con la spazzola apposita (con dentini misti a setole) e ammorbidirle la sera con un olio per capelli che – sorpresa – non ungerà la “chioma”. E poi una volta al mese è meglio lavarle, meglio nel proprio negozio dove sapranno anche “metterle in piega”.

Come scegliere una parrucca per chemioterapia
La scelta è personalissima: si può desiderare un look identico al proprio o aver voglia di sperimentare. Ma la malattia è già un momento che impone tanti cambiamenti – spesso dolorosi – senza chiedertelo. Perché acconsentire a un taglio e/o un colore diverso perché l’amica insiste per un acquisto di una parrucca più “trendy”? Sicuramente sono consigli elargiti con affetto, ma il rischio che non ci si riconosca, ancora di più di quanto obbliga la rivoluzione oncologica, è altissimo! E poi una parrucca diversa dal proprio look abituale – anche di poco – esporrebbe a troppe domande, quando magari si desidera spiegare il meno possibile.
In sintesi, per la parrucca in chemioterapia suggerisco di fare di testa propria, senza ascoltare gli altri. C’è chi insisterà per il turbante, per esempio, perché lo trova dignitoso, e sicuramente lo è, ma non potrebbe corrispondere al proprio sentire.
Se durante la giornata avevo paura si vedesse? No, tremavo un po’ solo quando mi accarezzavano i capelli. Ho pure fatto la prova con il vento: non vola nulla!

Non solo parrucche: code, chignon e altri espedienti
E qui entriamo nella parte più creativa della gestione dell’alopecia post chemioterapia. Oltre alla parrucca intera ho scoperto l’esistenza di tanti supporti interessanti e per certi versi divertenti. Certo, la deformazione professionale dovuta ad anni di scrittura di hair look di ogni tipo mi ha senz’altro aiutato a cercare soluzioni alternative.
Nei lunghi mesi della chemio, interrogavo il web per scoprire cosa avesse da offrire il mondo protesi. Ebbene, ho scoperto mezze parrucche, frange e basette finte, fasce con capelli attaccati, code e chignon posticci da applicare a berretti e cappellini. Quasi tutti acquistati online. Questo mi liberava dalla schiavitù della parrucca che, diciamolo, non sempre è comoda, soprattutto a primavera inoltrata. E poi suscitava la curiosità di oncologi, chirurghi e conoscenti. A tutto vantaggio del mio umore. E nel frattempo il tarlo del cancro era ulteriormente sopito.

Le protesi fisse: sì o no?
Personalmente ho scartato ogni forma di protesi fissa, ma solo dopo essermi informata sui benefici e gli svantaggi. Il beneficio maggiore è che non ti vedi senza capelli, e questo può fare la differenza su come affrontare il percorso oncologico, ma poi arriverà il momento in cui si dovrà togliere la protesi e fare i conti con la nuova immagine con i capelli cortissimi tipo peluria. Ho pensato che avrei solo spostato lo shock – senza virgolette. E poi, conoscendomi, mi sarei dirottata verso l’acquisto di una parrucca vera, con un esborso economico totale non indifferente.
Sicuramente l’intento dei centri che applicano le parrucche in modo fisso è nobile anche perché di solito si occupano di tagliarti i capelli a specchio oscurato, evitandoti la possibilità di vedere il danno dei farmaci chemioterapici.
Tra le protesi fisse ci sono le soluzioni per chi ha la calvizie permanente, ma che spesso non rientrano nei criteri per il bonus parrucche per chemioterapia, che in Italia varia dai 150 ai 600 euro a seconda della regione di residenza. Inoltre, hanno costi notevolmente alti (oltre i 3-4000 euro).
Capelli prima della chemioterapia: tagliarli sì o no?
Anche in questo caso, la scelta è personalissima. La maggior parte delle persone (tra esperti e non) suggerisce di tagliarli prima della chemioterapia. Ma c’è una piccola percentuale che dice di aspettare. Io sono tra queste, ho preferito lasciare alla natura, anzi ai farmaci chemioterapici, il loro corso. Il taglio corto, o peggio la rasatura, mi angosciava, e a sorpresa, la caduta profusa dei miei lunghi capelli scuri non mi ha spaventata, anche perché a quel punto avevo già scelto la mia bellissima parrucca. A proposito, è vivamente consigliato comprare la parrucca per chemioterapia almeno una settimana prima della prima infusione (considerati i tempi di caduta che spiegherà l’oncologo). In questo modo non ci si esporrà ad ansie anticipatorie che porterebbero ad acquistare la prima parrucca che si trova, col rischio di non sentirla propria.
E dopo?
La ricrescita dei capelli dopo la chemioterapia fortunatamente c’è nella maggioranza dei casi. Nel mio ha rispettato la mia tipologia, persino con una minore percentuale dei bianchi (mistero, ma mi avevano informata della possibilità).
Avevo sempre detto che, appena possibile, sarei ricorsa alle extension ma poi mi sono inventata altre acconciature con i capelli corti che mi fanno dimenticare di una vita con i capelli lunghi.
Sì, la parrucca mi ha salvato, se non altro mi ha distratta dal pensiero di una diagnosi nefasta (diamo il giusto nome alle cose). E aiutata a seguire le cure con meno senso di abbruttimento.