Marzia ha 23 anni, vive a Ostia, studia Lettere a Roma Tre e per pagarsi l’università assiste 3 mattine alla settimana, 12 ore in tutto, una signora anziana: è autosufficiente ma la famiglia non vuole rimanga da sola, così lei le tiene compagnia. Prima Marzia faceva saltuariamente la baby sitter per figli di amici, poi tramite sua madre le è arrivata questa proposta. Non se l’aspettava, nessuno dei suoi coetanei fa questo lavoro. «Ci ho pensato e mi sono detta: perché no? Ora ho un contratto a tempo indeterminato e la mia busta paga. Inizio a costruirmi un futuro. Neppure la famiglia che mi ha assunto avrebbe mai pensato di trovare una ragazza così giovane» racconta.

Lavoro domestico: cresce il numero di italiani che fanno colf, badanti e baby sitter

La storia di Marzia non è un unicum: in Italia sta cambiando l’identikit di chi sceglie il lavoro domestico come badante, colf, baby sitter. Gli stranieri, soprattutto dall’Europa dell’Est, rimangono prevalenti, ma ci sono sempre più italiani – il 30,5% del totale e, sorprendentemente, sempre più uomini. Nel 2022 erano 121.000, pari al 13,6%, con punte più alte al Sud, dove in genere le opportunità di impiego sono inferiori: in Campania siamo intorno al 17%, mentre in Sicilia quasi 1 lavoratore domestico su 4 è un uomo. E poi ci sono i ragazzi come Marzia. «A me gli anziani piacciono, è un mestiere che dà molta umanità, si instaura un legame di confidenza: è come avere una terza nonna» dice. «Credo sia bello anche per loro venire affiancati da un giovane, che magari ricorda i nipoti». Quando Marzia ha iniziato, 2 anni fa, tra i suoi amici nessuno aveva un’esperienza simile. Oggi invece la figura della “dama di compagnia”, per usare un’espressione antica, quegli stessi amici l’hanno rivalutata e la prenderebbero in considerazione per un impiego.

Sono sempre più richiesti lavorarori domestici qualificati

A cambiare non sono solo gli identikit, tutto il lavoro domestico è in evoluzione, con le famiglie che chiedono maggiore professionalizzazione. «Si allunga la vita media e ci sono più anziani. Il mestiere del badante si avvicina ad altri, come l’operatore socio-sanitario: molte infermiere in pensione, infatti, si reinventano così» spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, associazione che riunisce le famiglie datrici di lavoro domestico. «Idem lato baby sitter, visto l’aumento dei bambini con varie difficoltà. Le richieste crescono e sta diventando complesso trovare lavoratori competenti e qualificati». Nell’Italia degli anni ’30 e ’40 le giovani che dal Sud andavano a prestare servizio dalle famiglie del Nord erano chiamate “servette”. Poi i flussi migratori hanno portato donne dalla Polonia, dall’Albania, dall’Ucraina. Fino a oggi, quando sempre più italiani, tra necessità e curiosità, si affacciano a questo lavoro. «È attrattivo e sta acquistando maggiore dignità» prosegue Gasparrini. Il grande scoglio resta, però, il sommerso. L’ultimo rapporto Domina racconta che in Italia sono impiegate nel settore 1,86 milioni di persone ma il 51,8% è irregolare, più della metà. Si tratta soprattutto di donne, che per scelta o per imposizione non sono tutelate (la media nazionale per gli altri ambiti è dell’11,3%, che resta comunque un dato impressionante).

Ci sono ancora tanti lavoratori domestici in nero

Pensate alle decine di collaboratori domestici di cui sentite parlare: soprattutto quando si tratta di impegni saltuari, sono ancora pochi a essere contrattualizzati. Va meglio per i badanti, ma anche tra baby sitter e dame di compagnia la percentuale dei regolari rimane bassa. Ludmilla, badante, racconta di aver atteso 2 anni prima di ottenere il permesso di soggiorno e intanto ha lavorato come ha potuto. Iryna faceva le pulizie in nero per una famiglia di Lecco, che ha poi deciso di assumerla come badante. Mentre Maryna, colf a Milano, ha finito con il fare anche la badante alla stessa paga. E in quanti conoscono baby sitter a contratto? «Le ragioni sono tante, anche di ordine culturale» dice Gasparrini. «Molti lo chiamano ancora “lavoro povero”, spesso è considerato di seconda categoria nonostante sia molto diffuso e sempre più specializzato: nel 2022 la spesa delle famiglie per il lavoro domestico ha raggiunto i 14,3 miliardi pari all’1% del Pil. Anche se il costo della contribuzione per i datori è basso – il 12% circa – c’è ancora chi spera di risparmiare qualcosa non facendo contratti regolari. Sull’altro fronte, per diverse persone è un impiego temporaneo o parallelo. Altri ancora non vogliono la busta paga, per esempio, per non perdere la Naspi, e così si assiste a una crescita della componente sia regolare sia irregolare. Prolifera poi il lavoro grigio: lavoratori contrattualizzati per meno ore e con mansioni diverse, che fanno di più ma sono pagati meno».

Il lavoro domestico è un lavoro del futuro

C’è ancora da aspettare prima che l’irregolarità diminuisca e personale sempre più formato entri nelle case degli italiani, ma i segnali di ottimismo sono palpabili. «Ora i badanti vengano chiamati caregiver, e l’inglesizzazione è spesso il primo passo verso un maggiore riconoscimento» conclude Gasparrini. Con l’aspettativa di vita che aumenta e il bisogno stringente, il lavoro domestico è un impiego del futuro – anzi, del presente – e chissà che non acquisti tratti di internazionalizzazione. Un mestiere che, come altri, permetterà di viaggiare, imparare lingue, spostarsi. Fare curriculum.

I corsi e i contratti

A seconda della mansione e del numero di ore previste dall’impiego, in Italia il lavoratore domestico è inquadrato in un preciso livello da A (addetto alla cura della casa) a Ds (badante di persone non autosufficienti, con specializzazione). I minimi retributivi, aggiornati al 1° gennaio, dipendono dall’inquadramento e vanno da un minimo di 5,30 a un massimo di 9, 41 euro l’ora. Le associazioni Domina e Fidaldo, insieme ai sindacati, promuovono corsi di 40 ore gratuiti per colf. Ulteriori cicli di 24 ore possono essere aggiunti per specializzarsi come badanti e baby sitter. Per informazioni: associazionedomina.it, fidaldo.it, federcolf.it. filcams.cgil.it, fisascat.it, uiltucs.it.