Aumenta il ricorso ai test di paternità. Le richieste nascono dal sospetto che il proprio figlio – specie se secondogenito o terzogenito – sia frutto di una relazione extraconiugale o comunque al di fuori della coppia di fatto. Ma più si usano, più si scopre che il dubbio era fondato. È quello che emerge da alcune rilevazioni dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti italiani, che confermano un fenomeno in corso da qualche anno.

Boom di test di paternità

Negli ultimi 10 anni le domande per le analisi del Dna hanno registrato un vero e proprio boom. Se negli Stati Uniti è una moda ormai affermata, che però è alimentata dal desiderio di conoscere le proprie origini, in Europa – e in Italia – le motivazioni sono ben altre. Spesso conseguenza delle prime. Già qualche anno fa aveva fatto scalpore quanto raccontato da Bill Griffeth, famoso giornalista finanziario americano e autore di The Stranger in My Genes: aveva rivelato la scoperta scioccante di avere i cromosomi diversi dal fratello e che il padre biologico era morto 13 anni prima. Quello che provò, a sua detta, fu «un senso di perdita travolgente», «era tutta una grande bugia».

La “grande bugia” sul padre biologico

Quanto accaduto a Griffeth, però, non è così raro, anzi sembra lo sia sempre meno e non solo Oltreoceano. Come confermato da un’inchiesta di pochi anni fa della BBC, infatti, negli USA il secondo più grande hobby dopo il giardinaggio (e l’attività più diffusa online dopo la pornografia) è proprio la ricerca del Dna con test che costano circa 100 dollari, 80 sterline nel Regno Unito. Spesso si tratta di un “regalo” che ci si fa, pur di risalire al proprio albero genealogico ma che, come raccontava Jenny all’emittente inglese, rischiano di diventare il «regalo di Natale che potrebbe distruggere la tua famiglia».

La sorpresa su figli e genitori “veri”

Lo stesso tipo di sorpresa, infatti, riguarda anche milioni di figli – e padri – italiani, come conferma Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti italiani. «Nel nostro Paese la tendenza a chiedere il test di paternità è cresciuta negli ultimi 15 anni. A volte nasce dalla scoperta casuale di infertilità dell’uomo, che non va confusa con l’impotenza. In altri casi è legata a una forte somiglianza del figlio, specie quando non si tratta del primogenito, con amici o conoscenti, che fa nascere il sospetto di tradimento da parte della moglie».

Figli illegittimi di coppie infedeli

«Le statistiche ci dicono che oggi il test di paternità nasce dal dubbio di infedeltà coniugale, che è in aumento: basti pensare che ormai è reciproca, non solo da parte degli uomini come poteva accadere soprattutto un tempo. La maggioranza delle coppie, in realtà, non è fedele. Da questo deriva il sospetto di non essere il genitore biologico – chiarisce Gassani – Questo fenomeno cresce soprattutto col passare del tempo e non è un caso che per i terzogeniti nel 20% dei casi il padre non sia quello legittimo. Lo dimostrano le statistiche inglesi che sono del tutto sovrapponibili a quelle italiane. Del resto, già gli antichi romani dicevano Mater semper certa est, pater numquam, cioè la madre è sempre certa, il padre talvolta».

Chi può chiedere il test di paternità e quando

La richiesta di test di paternità, dunque, cresce soprattutto online: «Di solito l’iniziativa è appunto del padre e avviene di nascosto. I kit sono semplici, è sufficiente l’analisi di un capello del figlio e il confronto con il proprio Dna. Ma attenzione. Non sempre i risultati sono attendibili, quindi occorre una verifica presso un laboratorio specialistico per non arrivare a conclusioni errate. Che, in alcuni casi, hanno scatenato tragedie familiari – spiega l’avvocato – Il costo, comunque, è ragionevole e può permettere di confermare o escludere la paternità».

Dal test alla causa in tribunale

Ma che valore hanno questi test, ai fini legali? «I test del Dna fai-da-te non hanno una valenza legale al 100%, diciamo che possono rappresentare un indizio di tradimento, che poi va confermato in tribunale e può portare alla richiesta di disconoscimento di paternità, con tutte le conseguenze del caso». Significa che il figlio non biologico perde ogni diritto, come l’eredità: «Il figlio esce a tutti gli effetti dall’orbita giuridica del padre (o, meglio, di quello si credeva il padre), anche se in alcuni casi quest’ultimo decide di mantenere un rapporto perché nel tempo ha costruito un legale che va oltre l’aspetto biologico», spiega Gassani.

I diritti dei figli (illegittimi)

Il figlio che scopre che quello che credeva essere il vero padre in realtà non lo è, ha diritto di conoscere l’identità di quello biologico, anche se la madre dovesse opporsi: «In quel caso lo potrà fare in modo autonomo, con indagini proprie. Se dovesse riuscire a individuarlo, potrà vantare i propri diritti nei suoi confronti, paragonabili a quelli di eventuali altri figli biologici e legittimi dell’uomo: dal mantenimento all’eredità, perché la legge sancisce che tutti i figli hanno gli stessi diritti, che siano nati dentro o fuori dal matrimonio, che siano biologici o adottivi e persino frutto di rapporti incestuosi», chiarisce Gassani.

I gruppi di aiuto contro lo shock

Intanto, le conseguenze di scoperte così importanti negli Stati Uniti hanno già spinto da tempo a creare veri gruppi di aiuto, come quello fondato da Catherine St Clair, funzionaria texana. Dopo aver ricevuto come regalo per i suoi 55 anni un kit del Dna dai fratelli, la donna ha scoperto che in realtà si trattava di fratellastri. Ha quindi dato vita a un gruppo di auto-aiuto chiamato Dna Npe (Not Parent Expected) Friends, pensato per chi, essendo figlia o figlio di un adulterio, o di violenze, adozioni alla nascita, ecc. si sente in colpa. Dalla frustrazione di dover mantenere uno «sporco piccolo segreto», il gruppo è diventato uno spazio di condivisione, che oggi conta oltre 4.000 membri. Chissà che non ne sorgano di simili anche in Italia, all’aumentare continuo del fenomeno.