Secondo diversi studi, il pensiero e il timore di non avere abbastanza denaro o di poter andare incontro a difficoltà economiche, tipico soprattutto della Gen Z, condiziona non solo la salute, ma anche la capacità di costruire relazioni più durature. La conseguenza è una generazione che vive con più ansia e meno legami. Ma è davvero così?
Pochi soldi, tanto stress e disagio psicologico nella Gen Z
Non avere la sicurezza di una disponibilità economica aumenta il disagio psicologico e lo stress. Gli studi lo confermano. L’ultimo in ordine di tempo arriva da una rilevazione dell’American Psychological Association che ha effettuato un’indagine su un campione di giovani tra i 18 e i 34 anni. È emerso che oltre l’80% ritiene che il denaro sia causa di stress significativo. Si tratta della percentuale maggiore tra tutte le fasce di età, a riprova che una buona parte della Gen Z soffre a causa dei soldi. Non solo psicologicamente, però, ma anche fisicamente, tanto che gli esperti parlano di stressflation.
Cos’è la stressflation tipica della Gen Z
Il termine esiste da poco tempo, ma è solo di recente che ha catturato l’attenzione. Una ricerca condotta da LifeStance Health su oltre 1.000 adulti negli Stati Uniti, per esempio, ha portato a parlare di boom di “stressflation”, cioè quella sensazione di stress legato all’inflazione, ossia alla crescita costo della vita in rapporto alle retribuzioni. Il problema è che sta emergendo come proprio il pensiero e i timori legati al denaro non permettano di costruire relazioni stabili. Lo conferma, ad esempio, la Current-Talker Research, una survey recente che mostra come il 15% degli intervistati ha chiuso una relazione proprio per motivi economici.
Niente amore per motivi economici
La percentuale cresce fino al 25% nel caso della Gen Z, mentre si ferma al 7% per i boomers. Tra i motivi ci sono le incertezze sulle capacità del partner di gestire le proprie finanze, ma anche un timore che ha a che fare con un senso di insicurezza personale. Nel primo caso, ad esempio, gli intervistati giudicano negativamente la scelta del compagno/a di chiedere un prestito (30%), oltre a ritenere troppo disinvolta la propria dolce metà quando si tratta di amministrare entrate e uscite (27%). A pesare è anche la mancanza di lungimiranza, nel 23% dei casi.
Si vive in un clima di incertezza
«La differenza tra generazioni nasce da un clima di incertezza molto più marcato del passato, ma non solo. Affitti alti, lavori instabili, un futuro poco leggibile: la Gen Z cresce dentro una quotidianità in cui il denaro non è una risorsa, è una sorveglianza costante. E quando il denaro influenza ogni scelta, influenza anche l’amore. Prima ancora di chiedersi «mi piace?», ci si chiede «me lo posso permettere?». Ma dietro quella domanda pratica se ne nasconde una più insidiosa: sono abbastanza per meritarmi questo?», spiega Cristina Berrettini, antropologa, psicologa e consulente familiare.
Differenze generazionali e culturali
«Nei boomer – prosegue Berrettini – il legame si è spesso costruito dentro contesti più stabili. Il peso economico arrivava dopo, come attrito dentro una relazione già formata, non come esame d’ingresso prima ancora di provarci. Va anche detto che i dati citati vengono dagli Stati Uniti e fotografano un contesto americano, quindi non sono automaticamente sovrapponibili all’Italia. Però indicano una tendenza culturale interessante, che nel nostro Paese andrebbe letta alla luce di un mercato del lavoro più fragile, di una percezione diffusa di incertezza e di una maggiore prudenza nel progettare legami e futuro».
Il timore della scarcity mindset
Non va trascurata neppure la cosiddetta scarsity mindset, ossia la mentalità che porta a compiere scelte – anche amorose – solo in base alle proprie disponibilità economiche. Una visione che si sta diffondendo tra i giovani: solo pochi giorni fa, infatti, anche il New York Times riferiva di come la Gen Z sia frenata nell’accettare un appuntamento o nell’invitare fuori a cena, per un drink o per altra occasione, a causa delle proprie insicurezze economiche. Uno studio pubblicato sulla rivista Couple and Family Psychology, invece, spiega come i problemi economici siano la principale causa della fine di una relazione anche in coppie collaudate, o come incidano le differenze salariali tra i partner, come indica una ricerca della Booth School of Business dell’Università di Chicago.
Il denaro non è solo denaro
Proprio il denaro pesa, quindi, sulle relazioni, perché «non è mai solo denaro. Dentro una coppia misura autonomia, potere, possibilità di scelta, ma anche riconoscimento reciproco. Quando arrivano le difficoltà economiche, o quando i redditi sono molto sbilanciati, non si incrina solo il bilancio familiare: si altera la percezione di stare davvero dalla stessa parte. Il punto non è soltanto quanto si guadagna, ma che cosa quel guadagno dice di noi nella relazione. Gli squilibri salariali possono trasformarsi in risentimento, dipendenza, senso di colpa o di inferiorità. E a quel punto il conflitto economico diventa conflitto identitario: non si litiga più solo sulle spese, ma su chi conta di più, chi decide, chi regge il peso della coppia», sottolinea Berrettini.
Che fine fa la stabilità emotiva?
A questo va aggiunto che oggi «alla coppia chiediamo non solo amore, ma anche conferma di identità, sicurezza e stabilità emotiva, quando il denaro entra in crisi, non si incrina solo la gestione pratica: si incrina anche l’immagine che ciascuno ha di sé dentro il legame. Anche qui, i dati americani vanno letti come segnali di tendenza, non come fotografia diretta dell’Italia: da noi il tema andrebbe riletto dentro un quadro diverso, con più precarietà, meno sicurezza diffusa e un rapporto con il denaro che incide fortemente sulla percezione di tenuta della coppia», chiarisce la consulente familiare.
Una questione di fiducia
Ad essere in gioco, poi, è il senso stesso di fiducia nell’altro: «È un concetto centrale e duplice: fiducia nell’altro, ma anche nella propria tenuta. Se una persona vive il denaro come misura del proprio valore, ogni fragilità economica può diventare vergogna, ogni incertezza può sembrare una prova di inadeguatezza. Una coppia tiene quando entrambi sentono di potersi presentare senza dover dimostrare continuamente di essere abbastanza. Se questa fiducia si incrina, la relazione diventa più difensiva e meno generativa. Al di là delle differenze tra USA e Italia, poi, ricordiamo che gran parte di ciò che crediamo sui soldi lo abbiamo imparato molto presto in famiglia», precisa Berrettini.
Nuove difficoltà e vecchi stereotipi
In questo contesto, poi, si inseriscono vecchi stereotipi. «Il denaro trasmette ancora una volta messaggi impliciti: su valore personale, sicurezza, potere e merito. Questi messaggi spesso diventano schemi interiori che viaggiano nel nostro inconscio sotterraneo, aggiungendosi a quello culturale generale», dice Berrettini. Per esempio, emerge che le difficoltà economiche sono vissute come un ostacolo dal 60% degli uomini, rispetto al 46% delle donne. Quasi la metà degli intervistati, inoltre ritiene che debba essere “lui” a offrire la prima cena o aperitivo: una convinzione più maschile (59%) che femminile (42%). Solo il 6% pensa che possa essere anche la donna a pagare al primo appuntamento. Sta di fatto che questo spinge a frenarsi nel chiedere di potersi vedere a un potenziale partner.
Come superare i vecchi ruoli
In questo caso «il denaro non è solo una spesa, è un codice di ruolo. Se continua a pesare l’idea che debba essere lui a offrire, il primo appuntamento smette di essere un incontro e diventa una piccola prova di prestazione maschile. Se un ragazzo sente di non avere le risorse per sostenere quella scena, può bloccarsi prima ancora di provarci. Questo mostra quanto gli stereotipi di genere siano ancora vivi anche nei gesti più semplici del corteggiamento. In teoria chiediamo relazioni più libere e paritarie, ma nella pratica molti incontri si muovono ancora dentro aspettative molto tradizionali. Fortunatamente nella Gen Z tutto ciò inizia a diventare più labile», conclude l’esperta.