Da fuori sembriamo normali e abitiamo relazioni solide, ma la realtà è che ci sentiamo esseri umani deprecabili e affette da cronica inadeguatezza. È la condizione raccontata da Paola Strocchio, presidente del club delle Figlie di Merda, donne che ancora cercano disperatamente l’approvazione dei genitori. Nonostante i 50 anni suonati, restiamo eternamente figlie mentre loro tengono le redini del nostro baricentro emotivo. La nostra miserrima condizione è analizzata nel volume Figlia di Merda. Manuale di sopravvivenza per figlie adulte” (Mursia).

L’identikit delle FMD

Siamo adulte apparentemente funzionali, abbiamo lavori più o meno stabili, alcune di noi si sono persino riprodotte, generando creature sbilenche che a noi paiono perfette. Conduciamo vite ordinarie con fedine penali immacolate, ma ci sentiamo macchiate di colpe innegabili benché misteriose, meritatamente neglette dai nostri genitori. Come scrive l’autrice, siamo «donne che in realtà non fanno niente di male, ma che per una ragione o per l’altra non si sentono mai “abbastanza”». A 50 anni dovremmo guardare il mondo a testa alta, ma davanti a genitori ottantenni volitivi, ci sentiamo sminuite, mentre loro mostrano spesso più amore per il cane che per noi.

Genesi di una “Figlia di merda”

Figlie di Merda non si nasce, ma la formazione comincia da piccole. I semi di questa foresta ipertrofica sono stati innaffiati ogni volta che una madre ha chiesto perché in un compito avessimo preso 8 e non 10, o ogni volta che uno sguardo deluso si è posato su un nostro secondo posto. È una carriera fatta di piccoli sgarbi e pavidi atti di ribellione, come il giorno in cui decidiamo di non indossare più la canottiera. Molte di noi avrebbero voluto essere “Figlie dei Sogni” (FDS), “da Urlo” (FDU) o “da Paura” (FDP), ma ci siamo ritrovate a essere “FDM”.

Le scelte sbagliate e i sensi di colpa

Le FDM scelgono spesso fidanzati inadeguati o sbagliano il percorso di studi perché non abbastanza ambiziose o troppo bislacche. Fanno lavori incomprensibili per le amiche della mamma e si sentono madri sciagurate. Il senso di colpa è totale: «La colpa è tua. Tua, cioè mia. Colpa mia di tutto. Colpa mia delle intemperanze di mio figlio… Colpa mia per la guerra in Ucraina… per il cambiamento climatico» scrive l’autrice. Il paradosso è che, invece di arrabbiarci con genitori seduti su un piedistallo, ci convinciamo che abbiano un buon motivo per trattarci così.

Imparare a lasciare andare

Il nostro cammino è lastricato di pietre aguzze messe lì proprio da loro, che hanno richiesto ore di psicanalisi per disinnescare le bombe che ci sono cresciute in petto. Eppure, malgrado non ci stimino, i nostri genitori per noi hanno fatto moltissimo, animati da incrollabile buona fede. È arrivato il momento di lasciare andare il rancore e l’ansia da prestazione. Anche le FDM diventano grandi e responsabili, imparando a godersi la bellezza e il privilegio di avere ancora i genitori vicino — vittime o carnefici, colpevoli o meno — perché star bene nel presente è l’unica cosa che conta davvero.