In un mondo in cui tutti sembrano impegnati a costruire il proprio personal brand, a raccontare ogni successo facendo la ruota e a trasformare qualsiasi esperienza in medaglia al valore, puoi fare una scelta coraggiosissima: tenere un profilo basso. Ma attenzione. Non stiamo parlando di sparire, né tantomeno di sottovalutarsi.

Oggi la visibilità viene spesso confusa con il valore

Perché, come spiega la psicologa e psicoterapeuta Ilaria Consolo, vicepresidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, il basso profilo autentico non ha nulla a che vedere con l’insicurezza. «Non significa sminuirsi o nascondersi», chiarisce. «Significa scegliere di non fare dell’esibizione di sé il principale strumento di affermazione personale». Ne abbiamo a dozzine di amici-conoscenti-parenti che si fanno la ola da soli ogni volta che chiamano “grande traguardo” anche il fatto di aver spostato una matita da destra a sinistra. E basta, dai. Perché oggi la visibilità viene spesso confusa con il valore e il silenzio con l’irrilevanza. Eppure, secondo Consolo, chi non sente il bisogno di raccontare continuamente i propri successi potrebbe possedere una risorsa psicologica preziosa: la capacità di riconoscere il proprio valore senza dipendere dal giudizio degli altri. “È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore”. E scusate se questa perla è di Giacomo Leopardi.

Il profilo basso e la dittatura della validazione

La psicologa smonta subito un luogo comune. Le persone discrete non sono necessariamente più equilibrate. Sarebbe troppo semplice. «È uno stereotipo pensare che la riservatezza renda automaticamente più sereni», osserva. La serenità dipende da molti fattori: tuttavia c’è una differenza sostanziale tra chi vive costantemente alla ricerca di approvazione e chi riesce a trovare soddisfazione nei propri risultati indipendentemente dagli applausi. «Più che la riservatezza in sé, ciò che può favorire il benessere psicologico è fondare la propria autostima su criteri interni piuttosto che sul riconoscimento degli altri», spiega Consolo. Il problema non è mostrare ciò che si fa. Il problema è averne bisogno per sentirsi qualcuno.

Discreti si nasce o si diventa?

Come accade spesso in psicologia, la risposta è: entrambe le cose. «Alcune persone sono naturalmente più riservate per temperamento», spiega la psicologa. «Sono più introspettive, meno inclini all’esposizione e più attente alla propria sfera privata». Per altri, invece, la discrezione arriva con l’età e con l’esperienza. È una decisione maturata dopo aver scoperto che non tutto deve essere condiviso. «C’è chi decide di proteggere la propria intimità, di godersi i traguardi “in proprio” anziché trasformare ogni successo in un’occasione di visibilità». Una scelta che oggi assomiglia quasi a una forma di ecologia mentale.

Il profilo basso e lo sguardo degli altri

Quanto pesa il giudizio altrui nelle nostre scelte? Molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. «Viviamo in una società nella quale la visibilità sembra spesso coincidere con il valore personale», sottolinea la psicoterapeuta. Il risultato è curioso: alcuni si mostrano perché cercano approvazione, altri si nascondono perché temono il giudizio. Due strategie opposte, ma guidate dalla stessa ossessione. «In entrambi i casi il comportamento è influenzato dallo sguardo altrui» precisa Consolo. La vera libertà, allora, non consiste nel mettersi sempre in mostra né nel fuggire dai riflettori. «Consiste nel poter scegliere quanto mostrarsi senza esserne condizionati eccessivamente», suggerisce.

Umani, non invisibili

Nel lavoro, però, la questione si complica. Perché il basso profilo può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. «Può essere una virtù quando si accompagna alla competenza, all’affidabilità e alla capacità di lavorare in squadra», spiega Consolo. Ma nei contesti professionali più competitivi rischia di diventare un limite. «Si può finire per non valorizzare il proprio lavoro» ragiona la psicologa. Il punto, precisa, non è trasformarsi in un ufficio marketing di se stessi. «Bisogna imparare a comunicare i propri risultati senza ostentazione» è l’invito. Attenta al confine: umile sì, invisibile no. A meno che tu ti chiami Jannik Sinner e l’eccellenza del tuo lavoro la conoscono anche i più remoti invertebrati dell’universo.

Basso profilo o profilo basso?

Qui arriva una distinzione tanto sottile quanto fondamentale. «Tenere un basso profilo può essere una scelta matura e consapevole», spiega la psicologa. «Avere un profilo basso, invece, viene spesso associato a una scarsa fiducia nelle proprie capacità» avverte Consolo. La differenza sta tutta lì: nel primo caso c’è consapevolezza del proprio valore; nel secondo, il rischio è quello di non riconoscerlo affatto. È la distanza che separa la modestia dall’insicurezza.

Il carisma non fa rumore

È qui che ci giochiamo il jolly e cominciamo a parlare dil carisma, una qualità che spesso immaginiamo accompagnata da grandi entrate in scena, discorsi memorabili e una certa dose di protagonismo. Ma per Consolo il vero carisma è tutt’altro. «Viviamo in una cultura che tende ad associare la visibilità al valore personale», osserva. «Pensiamo che chi occupa più spazio e attira più attenzione sia automaticamente più influente». Non è così. «Il vero carisma non nasce dal bisogno di essere notati, ma dalla conoscenza profonda che una persona ha di sé, dalla sua coerenza e dalla sua autenticità», precisa la psicologa. Le persone davvero carismatiche non hanno bisogno di imporsi: «La loro presenza si impone senza forzature». Fateci caso: le persone che ricordiamo di più non sempre sono quelle che hanno parlato più forte.

Il profilo basso è il vero lusso

Forse il paradosso è proprio questo. In un tempo che invita continuamente a emergere, distinguersi e raccontarsi, il vero privilegio potrebbe essere non sentirne l’obbligo. Avere abbastanza fiducia in se stessi da non dover dimostrare continuamente qualcosa. O, come suggerisce Ilaria Consolo, riuscire a vivere senza quella fame permanente di conferme che trasforma ogni successo in una richiesta di approvazione. Perché il basso profilo, quando nasce dalla consapevolezza e non dalla paura, non è una rinuncia alla propria voce ma la libertà di usarla solo quando serve.