Cara Chiara, ho 54 anni e mio marito mi ha lasciata. Cioè, tecnicamente resta a casa, tuttavia si limita a fare un atto di presenza. Non ho bisogno di spiare il suo cellulare né tantomeno di seguirlo. Lo conosco da troppo tempo, so che c’è un’altra donna e so anche che è innamorato. Però non ha il coraggio di parlarmi, così come io non ho il coraggio di parlare a lui. I nostri figli ormai sono grandi, da due anni viviamo da soli. Ci conosciamo dal primo anno di università. Avrebbe senso separare le nostre strade adesso? Devo lasciarlo andare? Oppure devo sopportare i suoi sguardi vuoti e distratti pensando che è solo una fase e che, superata anche questa prova, invecchieremo insieme, diventeremo nonni e ci trasferiremo in campagna, come avevamo per molto tempo sognato? Non capisco più che cosa voglia, proprio io che ero certa di conoscerlo più di chiunque altro. Fra noi si è alzato un muro invisibile, ma sempre più alto. Dovrei bussare, lo so. Ma se lui non mi risponde? Anonima

Cara, carissima Anonima, hai mai letto Lacci del Maestro Domenico Starnone? Se non l’hai fatto, provvedi subito. Potrebbe farti da torcia, nella palude in cui stai annaspando. Racconta infatti di un matrimonio che non ha il coraggio di finire, ma nemmeno di ricominciare. Dove quel muro di cui parli diventa un ostacolo alla pienezza sentimentale non solo della coppia protagonista, ma anche e soprattutto dei loro figli. Non posso darti io il consiglio che mi chiedi: ma una cosa posso farla. Posso invitarti a spostare, giorno dopo giorno, la tua attenzione da lui a te. Perché non cominci con il riscrivere questa lettera, concentrandoti su quello che adesso, dopo questi due anni, vuoi tu, anziché domandarti che cosa vuole lui, per muoverti di conseguenza? Molto probabilmente hai ragione, in questo momento non sei più al centro dei suoi pensieri, delle sue emozioni. Ma hai il diritto, e il dovere, di rimanere al centro dei tuoi. O, magari, di conquistare quel centro per la prima volta. Sono con te.