Come Nicole Kidman e Keith Urban hanno recentemente dimostrato, separarsi dopo i 60 anni non è più un’eccezione, ma una tendenza sempre più diffusa. In Italia, i cosiddetti «divorzi grigi» – ovvero le separazioni tra coniugi di lunga data che hanno superato la soglia dei 50 o 60 anni – sono quasi triplicati nel giro di un decennio. Una dinamica che segue quanto già osservato in altri Paesi occidentali, ma che sorprende in una società come quella italiana, da sempre considerata più legata alla stabilità familiare.
I numeri dei divorzi
Nel 2014, secondo i dati Istat, i divorzi che coinvolgevano persone di almeno 60 anni erano poco meno di 3.700. Nove anni dopo, nel 2023, i casi sono saliti a quasi 10mila, su un totale di quasi 80mila divorzi complessivi. Oggi, più di un quinto delle separazioni legali riguarda persone con più di 50 anni. Un aumento significativo che segna un mutamento sociale rilevante, anche alla luce delle implicazioni affettive ed economiche che comporta.
«Divorzi grigi», dalla pensione alla nuova vita
Secondo gli esperti, a favorire queste rotture è spesso l’uscita dei figli da casa. Le coppie che hanno resistito nel tempo anche per il bene della famiglia, si ritrovano a fare i conti con una relazione svuotata di senso, proprio nel momento in cui avrebbero più tempo da dedicarsi. La fine dell’impegno genitoriale e l’ingresso nella pensione aprono un tempo nuovo, che porta molti a rimettere in discussione il rapporto coniugale.
Donne più autonome, uomini più fragili
Un altro elemento che incide è il cambiamento di ruolo delle donne. Se in passato erano spesso gli uomini a chiudere matrimoni per iniziare nuove relazioni, oggi sono sempre più le donne a prendere questa decisione. Percorsi di crescita personale, maggiore indipendenza economica e una maggiore consapevolezza dei propri bisogni spingono molte a non accettare più legami insoddisfacenti. Al contrario, per gli uomini, la separazione in tarda età comporta spesso un rischio più elevato di isolamento sociale e di sofferenza psicologica.
Una nuova longevità consapevole
Il mutato contesto demografico ha un ruolo importante. Chi ha 60 anni oggi ha davanti a sé, in media, almeno altri vent’anni di vita, gran parte dei quali in buone condizioni di salute. Non sorprende, quindi, che in molti scelgano di non trascorrere questo tempo in relazioni che non offrono più appagamento. La possibilità concreta di «rifarsi una vita» appare più concreta e culturalmente accettata rispetto al passato.
Una generazione diversa da quelle precedenti
A vivere più spesso questo tipo di trasformazione sono in particolare i cosiddetti baby boomers, nati tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Si tratta di una generazione che ha visto profondi cambiamenti: l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, l’emancipazione personale e l’affermazione del diritto al divorzio come scelta legittima. Inoltre, in molti casi, si tratta di persone che hanno raggiunto una certa stabilità economica, tale da rendere sostenibile anche un cambiamento radicale di vita.
Le conseguenze del divorzio sul piano economico e affettivo
Tuttavia, la separazione non è priva di costi, sia emotivi che materiali. Le statistiche mostrano che le donne, anche quando sono loro a volere la separazione, subiscono quasi sempre un peggioramento delle condizioni economiche. Gli uomini, invece, tendono a perdere più facilmente il contatto con figli e nipoti, diventando più vulnerabili dal punto di vista emotivo. In generale, la fine di un lungo matrimonio, anche quando consensuale, lascia segni profondi e comporta la necessità di ricostruire un nuovo equilibrio.
Il peso delle aspettative e della realtà
Non sempre, però, la scelta di separarsi porta a una vita più soddisfacente. Alcuni esperti mettono in guardia dal rischio di idealizzare il cambiamento. Una nuova relazione o una rinnovata libertà possono essere positive, ma solo se accompagnate da una consapevolezza reale di ciò che si sta cercando. La solidità dei legami richiede impegno, e anche i nuovi inizi non sono esenti da difficoltà.