«Cara Chiara, dopo una lunghissima serie di storie che – adesso posso finalmente ammetterlo anche con me stessa – erano morte ancora prima di nascere, con degli uomini rivelatisi ben presto narcisi oppure del tutto indifferenti a me e presi solo dai loro problemi, conosco un uomo finalmente degno di questo nome. Separato, come me. Con un figlio, come me. Insieme ridiamo, parliamo, ci facciamo tanta compagnia. Lui direbbe anche che la nostra intesa fra le lenzuola è perfetta, però c’è un problema, e per nulla secondario: lo è, sì, ma esclusivamente per lui. Fuori dal letto lui si è dimostrato e continua a dimostrarsi – incredibilmente – la persona più generosa che io abbia mai conosciuto. Lo è davvero sempre, e proprio nei confronti di tutti: con me, con suo figlio, con il mio, perfino con la sua ex moglie… Ma a letto pensa soltanto al suo piacere. Punto. La conseguenza? Io mi sto chiudendo sempre di più in me stessa e ho finito con il decidere di assecondarlo, perché mi sono convinta di non piacergli fisicamente. Così adesso mi ritrovo spaccata a metà come una mela. Soddisfatta e insoddisfatta. Ti chiedo quindi: devo accontentarmi, secondo te?» Ariel
«Cara Ariel, chissà se davvero ti chiami così o se, non a caso, per te hai scelto il nome di una sirena che però nel suo cuore si sente una donna ed è destinata a vivere a metà: sia nell’acqua del mare sia sulla terra… La fiaba di Andersen, si sa, non ha un finale lieto, mentre il cartone animato della Disney, sì, ce l’ha. Il finale della tua storia dipende da te. Anzi, dal tuo fisico emotivo: senza avere paura della risposta, quanto è importante, per te, la sessualità? Se lo è molto, con delicatezza, anche solo attraverso nuovi gesti, chiedi al tuo compagno quello che desideri e permettigli di capirlo, prima di pensare che non possa o non voglia soddisfare le tue (sante) voglie. Se invece non lo è… Non termino nemmeno la frase. Perché, se non lo fosse, non mi avresti scritto. Giusto?»