I giovani li amano, tanto da averli quasi completamente sostituiti ai messaggi scritti, ma i messaggi vocali possono risultare anche inopportuni oppure semplicemente impossibili da ascoltare se ci si trova in un luogo pubblico o per questioni di privacy. Vanno usati, quindi, seguendo una sorta di galateo: la classica netiquette, che richiederebbe, per esempio, di evitarli con chi non ci sia particolare confidenza, o nei rapporti di lavoro più formali. Esiste, comunque, un modo per ovviarne l’ascolto, pur conoscendone il contenuto.
Quando i messaggi vocali sono maleducati
Cambiano i tempi, la tecnologia, ma non le buone abitudini: insomma, pur non chiudendo le porte all’innovazione (e alle comodità) occorre non perdere di vista l’educazione che, nel caso del mondo digitale, si chiama netiquette: quell’insieme di regole non scritte per comunicare online, che tenga conto del rispetto per il proprio interlocutore. Un esempio? Essere concisi (cosa molto difficile quando si registra un vocale) e rispettare la privacy, che significa non solo non divulgare contenuti riservati, ma evitare di comunicare a voce quando c’è il rischio che il destinatario non possa ascoltare il vocale, perché magari in un open space, in riunione, ecc.
I limiti e vantaggi dei messaggi vocali
Proprio l’impossibilità di ascoltare i messaggi vocali è uno dei maggiori limiti a questo tipo di comunicazione, come ben sanno coloro che si trovano in posti nei quali è richiesto silenzio oppure che si trovano con altre persone con le quali semplicemente non vogliono condividerne il contenuto. Certo, possono essere comodi, come quando non si può scrivere perché si è alla guida oppure non si hanno gli occhiali da vista a portata di mano. C’è, però, una raccomandazione che ricordano gli esperti: non iniziare l’incipit classico «Scusa se ti mando un vocale». È come «la scarpetta con il sugo – ricorda qualcuno sui social – Se proprio vuoi farla (mai in situazioni formali!), falla bene: con le mani».
Perché aumentano i vocali
«È vero, nella messaggistica attuale scambiata via cellulare, è sensibilmente aumentata la modalità vocale, che ha relegato al secondo posto i messaggi scritti, soprattutto (ma non solo) tra i più giovani. Non parlerei di pigrizia, però, ma di facilitazione che il linguaggio parlato ha su quello scritto. Inoltre si risparmia indubbiamente tempo, divenuto bene prezioso in un momento in cui si assiste a un’accelerazione dei ritmi di vita», osserva Anna Maria Coramusi, Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Sociologi-ANS e presidente dell’ANS Lazio.
Più sfumature emotive
C’è, però, un altro vantaggio che sottolinea la sociologa, cioè la possibilità di ridurre i fraintendimenti, grazie al fatto di poter ascoltare anche il tono di voce con cui si comunica: «La comodità, infatti, non si limita al fatto che un messaggio vocale si può registrare camminando, senza guardare tastiere, senza aggiungere punteggiatura, né preoccuparsi di sintassi. È comodo per il mittente, quindi, ma può essere gradevole anche per il destinatario: c’è una bella differenza, ad esempio, tra un “Ti voglio bene” pronunciato a voce e un sintetico “t.v.b.” scritto. Non solo – prosegue Coramusi – il messaggio vocale comunica gradi di emozioni e stati d’animo in modo diretto».
Come capire se non sono graditi
Eppure non tutti li gradiscono né in ogni occasione. «Chi risponde a un messaggio vocale con uno scritto chiede di non mandare un altro vocale», sottolinea una delle tante utenti che sui social si confrontano sulla questione. Eppure, tra i “difensori” dei vocali ci sono coloro che semplicemente spiegano: «Trovo che siano la grande invenzione dopo quella del telefono. Se uno non ha tempo o voglia di ascoltare, semplicemente non lo fa. Oppure lo fa in un secondo momento. Magari il mittente, se sa che il contenuto non è urgente, lo può specifica con poche parole, lasciando alla registrazione i dettagli di comunicazioni che sarebbe troppo lungo riassumente scrivendo».
Quando è meglio evitare i vocali
Eppure esistono situazioni e rapporti nei quali sarebbe comunque meglio evitare i vocali: «Certamente in campo lavorativo, a meno che non si tratti di comunicare un ritardo, di anticipare un problema da condividere o fissare un appuntamento: in queste circostanze i messaggi vocali sono effettivamente inadatti e per una serie di validi motivi, tra i quali il rispetto dei ruoli e delle gerarchie. Va anche ricordato che, se si tratta di adulti, pesa ancora la formazione basata sul concetto che scripta manent, ciò che è scritto rimane. In ambito professionale, comunque, rimane valida l’indicazione che è opportuno usare modalità comunicative più adeguate, da assimilare ad appunti e promemoria», ribadisce la sociologa.
Chi li usa di più
Che ci sia una marcata tendenza ad abbreviare i tempi di comunicazione, però, è indubbio: sui social non è un caso che, anche chi scrive, ricorra ad abbreviazioni, emoji o sticker per rispondere ai messaggi. In questo, i maggiori utilizzatori di vocali sono i giovani, nonostante anche gli adulti si stiano facendo conquistare: «Per mia osservazione ed esperienza è una modalità che si sta affermando anche tra agli adulti, altrimenti non avremmo dovuto ragionare di messaggi vocali in ambito lavorativo. In particolar modo, si tratta di adulti maggiormente in contatto, per familiarità o per tipologia di lavoro (insegnanti, istruttori sportivi, educatori, etc.) con i giovani e giovanissimi, con i quali hanno iniziato a comunicare con la stessa metodologia, scoprendo però anche i vantaggi di praticità, semplicità ed immediatezza dei vocali», spiega Coramusi.
Messaggi di coppia: vocali, anche no
Un altro ambito in cui si sono diffusi è nelle relazioni di coppia: insomma, sono lontane anni luce non solo le vecchie lettere d’amore, ma anche le telefonate di ore e, di recente, anche i messaggi scritti. «Nel caso delle relazioni a due, purché siano brevi incursioni nell’arco della giornata, per un saluto veloce che fa sempre piacere ad entrambi, o di un avviso necessario in momento non opportuno, il problema si pone. La telefonata, soprattutto se lunga e con la partecipazione attiva degli interlocutori, sembra ancora l’alternativa più adeguata al dialogo in presenza, purtroppo a volte impossibile», sottolinea Coramusi, che ribadisce: «Il vocale può andar bene per comunicazioni veloci, con i più intimi, riservando invece il messaggio scritto, con attenzione a punteggiatura e sintassi, agli altri interlocutori».
Come aggirare l’ostacolo: la trascrizione WhatsApp
Resta il fatto che di fronte a vocali che non si possono o vogliono ascoltare, esiste un’alternativa. Whatsapp, infatti, ha creato la funzione della trascrizione, che permette di riportare automaticamente in testo il contenuto dei vocali. Per attivarla bisogna andare su “Impostazioni”, “Chat” e “Trascrizioni dei messaggi vocali” e selezionare la lingua desiderata. Si può trascrivere vocale anche tenendo premuto il messaggio e toccando “trascrivi”. «Concludendo, la semplicità, la spontaneità, la velocità e l’utilizzazione del gergo di appartenenza, appannaggio del messaggio vocale, rimangono i motivi di forza della diffusione sempre maggiore dei vocali», osserva Coramusi.