Non tutte le storie si sciupano tra bisticci e porte che sbattono. Alcune si consumano dall’interno e senza fare rumore, come maglioni chiusi nell’armadio, mangiucchiati dalle tarme. Succede qualcosa di simile con il quiet divorce, la separazione silenziosa che, soprattutto negli Stati Uniti, è considerata una tendenza delle relazioni – quando, in realtà, esiste da che mondo è mondo: se avete una nonna sotto mano, chiedetele conferma. All’apparenza la coppia continua a stare insieme. Si condividono la casa, gli appuntamenti sul calendario, le scocciature e spesso anche le uscite con gli amici in comune. Quello che viene gradualmente a mancare non è solo il sesso, a cui rinunciano le cosiddette coppie bianche. Qui si spegne tutta la parte più vitale ed esclusiva dei rapporti a due, l’intimità, la confidenza, la curiosità reciproca.

Identikit del quiet divorce, noto anche come zombie marriage

L’allontanamento parte in sordina. «Si comincia a parlare sempre meno, specie di quello che si prova, e si finisce per evitare i momenti a due» spiega Ilaria Consolo, psicoterapeuta, vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma. Saltano le uscite di coppia, le serate in cui si chiacchierava con calma, perfino quelle piccole abitudini quotidiane che tenevano uniti, come la telefonata di metà giornata o il bacio per salutarsi. «Ci si tocca di rado e i gesti di tenerezza tendono allo zero. Ai primi segnali, c’è chi pensa a una fase passeggera, ma alla lunga diventa chiaro che manca la volontà di rianimare l’intesa». In genere, non si litiga nemmeno. Uno smette di cercare l’altro che magari, all’inizio, fa un timido tentativo di recupero, ma poi si rassegna. Con il quiet divorce – non a caso noto anche come “zombie marriage” – non ci si lascia. Almeno non formalmente.

Non è una scelta dichiarata, e sotto c’è tanta paura

«È più facile che scivolino nel quiet divorce le persone che tendono a evitare i conflitti, hanno una capacità di adattamento molto elevata e un fortissimo bisogno di stabilità» osserva la dottoressa Consolo. «Insieme all’indole, conta la storia personale e il tipo di educazione emotiva ricevuta. Ma il motore che alimenta più spesso questo genere di relazioni è la paura di restare da soli, che non risparmia praticamente nessuno: di fronte al timore di affrontare una vita nuova senza certezze, rimettendo in gioco desideri, aspettative e identità, ci si accontenta di una convivenza che somiglia a quella tra coinquilini». Non è una scelta dichiarata. E a volte, almeno in principio, neppure del tutto consapevole.

C’entra anche l’idea che abbiamo di noi stesse

Riconoscere che il rapporto è cambiato e sta scivolando in un quiet divorce non è immediato. «Si tende a far finta di niente perché rendersene conto significa confrontarsi con l’idea di una separazione possibile, con l’eventuale perdita della vecchia vita condivisa e dell’immagine di sé come persona capace di far funzionare un legame appagante» chiarisce la dottoressa Consolo. «Non pesa tanto lo sguardo degli altri: pesa soprattutto il proprio. Guardare in faccia la realtà può far emergere frustrazione e senso di fallimento. È più semplice negare la crisi anche con se stessi, evitare il confronto con l’altro e raccontarsi che basta avere pazienza e la situazione migliorerà». Intanto ci si accomoda in una quotidianità apparentemente serena, che può proseguire per anni.

Il senso di colpa alla base del quiet divorce

Restare insieme nonostante la distanza emotiva, quindi, sembra l’opzione migliore. «Accanto alle difficoltà economiche che costringono molte persone a continuare a vivere sotto lo stesso tetto, conta l’immagine di coppia che si vuole mostrare all’esterno, specie quando ci sono dei figli e si teme di destabilizzare l’equilibrio familiare» prosegue Consolo. «A questo si aggiunge il senso di responsabilità e di colpa, che può bloccare per anni o anche trasformarsi in una scusa per evitare una decisione difficile». E poi c’è il fattore autostima. «Quando, nel profondo, non ci si sente meritevoli di una relazione appagante, si finisce per pensare di non poter trovare niente di meglio: ci si convince che restare nel quiet divorce sia l’unica possibilità, anche quando la vita condivisa in quel modo svuota più di quanto non sostenga».

Per avere stabilità si rinuncia alla soddisfazione

Una relazione che procede senza intimità può far sentire al sicuro, ma con il tempo logora, riempiendo le giornate di malinconia e solitudine. «Gli effetti investono anche i figli, che percepiscono sempre, fin da piccoli, il clima emotivo della casa» racconta la dottoressa Consolo. «Il quiet divorce mantiene in piedi una quotidianità apparentemente ordinata, ma in realtà lascia tutti – adulti e bambini – con una sensazione di insoddisfazione e di mancanza». Diverso è il caso dei partner che escono dallo stallo del quiet divorce, ammettono di non essere più interessati al progetto a due e decidono comunque, di comune accordo, di continuare a convivere senza essere una coppia “tradizionale” – quindi accettano anche la possibilità che l’ex partner frequenti altre persone. «Funziona solo se entrambi reggono davvero quella forma di legame, non ci sono recriminazioni né gelosie: capita, ma non è facile».

Ritrovarsi? Il primo passo è parlare allo sfinimento

Il quiet divorce non è sempre un vicolo cieco: c’è chi riesce a uscirne e ad avvicinarsi di nuovo. «Perché succeda è necessario che la coppia abbia il coraggio di affrontare emozioni complicate e la voglia di lavorare su ciò che si è indebolito» suggerisce la dottoressa Consolo. «Per avere una chance, serve parlarsi con onestà e rispetto. L’obiettivo non è riaprire vecchie ferite, ma capire se c’è ancora il terreno fertile per riavviare un dialogo sincero. Quando entrambi riescono ad ascoltarsi senza mettersi subito sulla difensiva, si fa già un passo fuori dalla nebbia». Da quel momento, conta la costanza. Per riconnettersi è fondamentale aumentare i momenti di condivisione. «Bisogna reintrodurre con regolarità gesti di vicinanza e “manutenzione emotiva”: passeggiate, piccole gite o cene a due, esperienze semplici, che favoriscano il confronto». Ma nonostante la volontà, il tentativo di ritrovarsi potrebbe fallire.

Quando lasciarsi è una prova da affrontare

«Molto spesso il quiet divorce si trasforma in una separazione vera e propria quando uno dei due incontra un’altra persona che suggerisce la possibilità di una vita diversa e felice. E dà l’energia per chiudere, sgombrando il campo dalla paura di restare da soli» spiega la psicoterapeuta. E se non arriva un nuovo amore? «Non è affatto facile, ma quando si capisce che l’intesa non tornerà bisognerebbe riconoscerlo, farsi forza, liberarsi dalla trappola di un ruolo ormai vuoto e riallinearsi con ciò che si desidera davvero. Accettare la fine non rappresenta un fallimento: significa rendersi conto che quello che si è costruito un tempo ha avuto un valore, ma che adesso non basta per sostenere la coppia. Ci meritiamo di più».