C’è una cosa che mi colpisce molto quando si parla del piacere sessuale femminile e cioè che, ancora oggi, nel 2025, sia possibile incorrere nella dicotomia orgasmica: sei vaginale o clitoridea? Quando succede, io reagisco come davanti a un meme del 2012. Mi blocco e mi chiedo: perché?
I falsi racconti sull’orgasmo clitorideo
Per rispondere, bisogna considerare il fatto che ci portiamo addosso l’eco di decenni di narrazioni scientifiche e pseudoscientifiche in cui l’orgasmo “vaginale” era l’unico considerato maturo e completo. Riuscire a godere con la penetrazione, insomma, era la certificazione definitiva dell’essere donna. Naturalmente questa lettura non contemplava le esigenze, le preferenze o la fisiologia femminili ma poneva, come sempre, il fallo (e lo scopo riproduttivo) al centro di tutto, derubricando di conseguenza come accessorio, immaturo e incompleto l’orgasmo clitorideo.
Quello clitorideo è l’unico orgasmo
Ciò che abbiamo scoperto da qualche decennio a questa parte, però, è che la clitoride non è quel piccolo pulsantino, nascosto e incappucciato, a nord della vulva, bensì un sontuoso organo che si estende internamente, dotato di bulbi, radici, corpi cavernosi e migliaia di terminazioni nervose. La clitoride, in altri termini, è la responsabile definitiva del nostro piacere ed è proprio la sua estensione a renderla stimolabile in modi diversi, interni ed esterni, a seconda dei casi e dei gusti. Dunque, chiariamolo: quando godiamo, il merito è sempre suo. Siamo sempre clitoridee, anche quando proviamo piacere durante la penetrazione (eventualità che per alcune è rara, per altre regolare, per altre variabile come la qualità della connessione wi-fi in vacanza).
Il piacere vale sempre!
Per superare la diatriba, vale la pena ricordare che il piacere è un’esperienza mutevole e libera, che risponde a diversi fattori (il periodo che viviamo, l’umore che abbiamo, la persona con cui ci sollazziamo). Soprattutto: il piacere vale sempre, in quanto tale, se raggiunto con consapevolezza, rispetto e consensualità. Mettiamolo al centro, senza gerarchie, classifiche ed etichette.