Tanti anni fa, quando ero da poco arrivata a Milano e iniziavo a bazzicare le prime redazioni dei giornali, una redattrice di moda e costume, una di quelle che leggevo con ammirazione ai tempi dell’università, confidandosi con una collega scherzava: «Capisci, sono andata a fare benzina e quello mi ha chiamato “signora”. A me! Per poco non gli rispondevo. Poi, però, mi sono guardata allo specchietto e, caspita, aveva ragione. La mia faccia era proprio da signora, non me ne ero mai accorta». C’era nel suo racconto un misto di rimpianto e di allegria, un’ironia amara che era riuscita a tramutare in sghignazzo quel senso di inesorabile sconfitta che sempre porta la scoperta dell’età che avanza, la consapevolezza di essere diverse da ciò che pensiamo, ovvero vittime come tutte del tempo che passa, benché si sia covata per anni la folle convinzione di restarne immuni.
Ci sono due modi per affrontare l’età
Portava, quel giorno, una salopette di jeans. E anche se aveva i capelli sale-e-pepe scarmigliati e rughe leggere sulla faccia, a me sembrava davvero una ragazza. Una ragazza adulta e navigata, ma di sicuro non una signora. Lì presi atto, per la prima volta, che può aprirsi uno scarto tra ciò che siamo – o ci sentiamo – e ciò che gli altri vedono di noi. E che ci sono due modi per reagire, riderci su, continuando a coltivare la giovinezza interiore, fatta di curiosità e amore per la vita, ma anche di cura e rispetto per sé, oppure accanirsi su quella esteriore, facendo in modo di renderla infinita o, quantomeno, dilatarla un po’.
Il botox come risposta alla fobia dell’invecchiare
Purtroppo nel tempo ha avuto la meglio la seconda opzione. E anche se il dilagante trend della longevity ha reso tutti più attenti alla manutenzione “consapevole” del corpo e della psiche, l’assurdo credo della perenne primavera sta reclutando sempre nuovi adepti, sfornando eserciti di volti tutti uguali, piallati dal botox. Nessun giudizio, ciascuno faccia del proprio viso ciò che vuole, a volte un ritocco può essere salvifico. Ma mi spaventa questa rincorsa contro il tempo, questo terrore di sfiorire, come se l’età ci togliesse valore invece che aggiungerne. A nessuno piace invecchiare, ma penso che accettarlo, invece che negarlo o cancellarlo, ci renda più forti invece che più deboli. Libere da certe dittature che ci fanno sentire inadeguate sempre, disposte a essere altro da noi. Finzioni.
Le rughe d’espressione raccontano chi siamo
La cosa grave è che è andata progressivamente calando l’età in cui si ricorre alle famigerate punturine e capita sempre più spesso di vedere poco più che 20enni col volto marmorizzato dalla tossina botulinica. La quale, lo sappiamo, ha la funzione di bloccare i muscoli responsabili della mimica facciale. Se prima si temevano le rughe di vecchiaia, ora ci spaventano persino quelle d’espressione, che possono, a furia di arrabbiarci e di sorridere, stupirci e rattristarci, scavare solchi più o meno fitti sulla pelle, mostrando con indecente verità il dipanarsi del nostro “scorrere” e “sentire”. Ovvero, vivere.
Cala l’età, aumenta l’addiction
L’ultima tendenza è il baby botox. Un trattamento in voga tra gli under 35, che prevede infiltrazioni meno massicce e più superficiali. La sua azione, spiegano gli esperti, è preventiva. Cioè serve a ridurre i segni “dinamici” prima che diventino vistosi. Alcuni lo chiamano “assicurazione” contro la vecchiaia. La grande vergogna del nostro secolo. Ma prima si comincia, più alto è il rischio di accumulo e di addiction. È nella ripetizione degli interventi, infatti, che lentamente i tratti si induriscono e i lineamenti perdono armonia. Non so so se avete mai notato cosa diventano i volti di certe attrici ritoccate quando ridono o piangono: maschere che traducono le emozioni in smorfie, robe brutte.
“Diversamente belle” contro l’omologazione
Ma tutto questo botox siamo sicure che alla lunga non faccia male? È quello che abbiamo provato a capire nella nostra inchiesta, raccogliendo pareri e riportando le testimonianze di chi l’ha fatto e ha avuto qualche effetto secondario. Succede anche questo. Il nostro obiettivo non è demonizzare un trattamento ormai da tempo sdoganato e approvato dalla FDA, ma mettere in guardia da un suo utilizzo troppo leggero e dissennato. In molti casi inutile. E riappropriarci del privilegio di essere tutte uniche e “diversamente belle”. Portatrici di una storia che si imprime sul viso come la pellicola di un film. E in cui possiamo interpretare tanti ruoli, non solo quello delle eterne giovinette.
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