Niente aghi, niente iniezioni, niente prodotti “sintetici”, ma spazio a tecniche anti-age più naturali. In una parola: più “Notox”, ossia il neologismo che indica il rifiuto del ricorso al botox per i trattamenti di ringiovanimento della pelle. Insomma, meno rughe, ma senza “ritocchino” estetico vero e proprio. Ma soprattutto con un effetto meno artificiale. È il fenomeno che, partito da celebrities come Cate Blanchett e Julianne Moore, prende sempre più piede e piace anche alla Gen Z.

Cos’è il Notox

Il Notox si basa sul ricorso a prodotti che stimolano la produzione di collagene e dunque idratano in profondità la pelle, riducendo gli effetti visibili del passare del tempo. Il beauty trend piace alle star – hollywoodiane e non, internazionali o italianissime – e basta dare uno sguardo ai social per averne conferma. Da Sarah Jessica Parker a Gwyneth Paltrow, due che al loro aspetto “fresco” tengono molto, passando per Jessica Alba e Monica Bellucci, sono in molte a non nascondere di non amare le rughe, ma di non voler cedere al botox. Il Notox, appunto, consiste nell’affidarsi a prodotti e tecniche alternative alla tossina anti-età.

Meno botox, più prodotti naturali

Il Notox, quindi, prevede l’applicazione di creme viso, sieri idratanti e per contorno occhi, ma anche lip balm dall’effetto rimpolpante (plumping) al posto delle punturine, per ottenere lo stresso risultato: una pelle più giovane, con meno segni del tempo. Largo, dunque, ai peptidi, quei mattoncini delle proteine che aiutano a mantenere elasticità; o a prodotti a base di antiossidanti come vitamina C e gli AHA (acido glicolico e acido lattico), retinoidi (composti derivati dalla vitamina A) e filtri solari per rallentare l’effetto invecchiamento sulla pelle. Ma i trattamenti Notox prevedono anche massaggi da fare da sole, con le mani, o l’impiego di strumenti elettronici che stimolano la tonificazione dei muscoli. Fin qui, almeno le tendenze delle celebrities.

Chi dice no al botox: le celebrities

Per le sostenitrici del nuovo trend, dunque, non c’è spazio per filler e punturine. Ma soprattutto l’obiettivo è trovare un equilibrio tra l’effetto cosiddetto Mar-a-Lago face, ossia un viso che ricorda gli ovali quasi indenni da invecchiamento di Melania Trump o della figlia di Donald Trump, Ivanka (di casa, appunto, nella residenza del Presidente USA in Florida), e chi invece rifiuta ogni tipo di azione anti-age: rientra in quest’ultima categoria chi mostra con orgoglio rughe e imperfezioni, come Emma Thompson o Kate Winslet, che è persino co-fondatrice della British Anti-Cosmetic Surgery League, che si oppone alla chirurgia estetica. Ma anche Meryl Streep più volte si è detta contraria al bisturi, che a suo dire può togliere l’unicità di espressione di un volto.

Perché piace il Notox

«Negli ultimi tempi si parla molto di una presunta controtendenza al botox: il fenomeno appare però più sfumato. Non stiamo assistendo, infatti, a un vero abbandono della tossina botulinica, che continua a essere uno dei trattamenti più affidabili per le rughe dinamiche. Piuttosto, si nota una crescente ricerca di risultati più morbidi e discreti, che spingono molti pazienti – soprattutto i più giovani – a informarsi e orientarsi verso opzioni complementari più naturali», spiega Roberta Giuffrida, ricercatrice universitaria presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Messina, dermatologa presso l’U.O.C. di Dermatologia del Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina e consigliere del Direttivo della Società Italiana di Dermatologia e Malattie a Trasmissione Sessuale (SIDeMaST).

Quali sono i nuovi trattamenti

«Nuovi trattamenti come biostimolazione, skinbooster, microneedling o tecnologie energy-based migliorano la qualità della pelle e rispondono al desiderio di un aspetto più fresco, senza intaccare l’espressività della persona, ma non possono sostituire il botox quando c’è un’attività muscolare marcata. Sempre più spesso, infatti, si sceglie un approccio integrato e personalizzato, che combina tossina botulinica e metodiche naturali», sottolinea la dermatologa. Cresce, quindi, la richiesta di «biostimolazione con polinucleotidi, acido polilattico o idrossiapatite di calcio, che lavorano dall’interno stimolando la produzione di nuovo collagene ed elastina. Anche gli skinbooster a base di acido ialuronico, applicati con tecniche delicate, sono molto apprezzati, perché migliorano idratazione e luminosità della pelle senza modificare i tratti».

I benefici delle nuove tecniche

«Parallelamente, sono sempre più diffuse le tecnologie che favoriscono un rinnovamento controllato dei tessuti come laser frazionati, radiofrequenza, ultrasuoni focalizzati, utili per migliorare tono e texture, preservando la naturale mobilità del volto. Persino il botox si è evoluto nella formula del microbotox, una versione più soft e perfettamente in sintonia con l’estetica contemporanea. A tutto questo si aggiungono le tecniche rigenerative, come PRP e cellule stromali, che agiscono come veri stimolatori biologici della cute», chiarisce Giuffrida.

Pro e contro dell’effetto “naturale”

Se l’obiettivo di maggiore naturalezza è chiaro, occorre mettere in conto anche che «proprio perché lavorano attraverso processi biologici, gli effetti di questi trattamenti tendono a comparire più lentamente e richiedono cicli di mantenimento. La durata non è necessariamente inferiore a quella del botox, ma segue un andamento diverso: non c’è un picco immediato, bensì un progressivo consolidamento che va sostenuto nel tempo – chiarisce Giuffrida – Per quanto riguarda i rischi, non si parla di rigetto nel senso immunologico del termine: i materiali utilizzati sono biocompatibili. Resta comunque la possibilità di reazioni locali, come accade con qualsiasi procedura medica, e alcune condizioni cutanee o sistemiche richiedono valutazioni più attente. La manualità e l’esperienza dell’operatore, come sempre, fanno la differenza.

Anche la Gen Z cerca il Notox

È chiaro, quindi, che il Notox sia ricercato soprattutto da chi inizia a veder comparire sul proprio volto i segni degli anni. Eppure piace anche alla Gen Z, come dimostrano video e contenuti a tema sulla tendenza beauty del momento. «L’interesse verso queste tecniche è ormai trasversale. Le richieste non arrivano più soltanto da chi vuole attenuare un segno dell’età, ma anche da persone più giovani – soprattutto nella fascia dei trent’anni – che desiderano preservare elasticità e luminosità della pelle prima che compaiano cambiamenti marcati. Per loro, biostimolazione e trattamenti rigenerativi rappresentano un modo discreto per mantenere un aspetto fresco senza alterazioni visibili».

A ciascuna età il suo trattamento

«Le fasce più mature stanno però riscoprendo questi percorsi, perché permettono di lavorare sulla qualità globale della pelle in modo più soddisfacente rispetto ad alcune metodiche tradizionali. Chi ha superato i cinquant’anni, ad esempio, può osservare un netto miglioramento in termini di idratazione, tono ed elasticità, con un effetto finale più riposato e naturale. I risultati più evidenti tendono a manifestarsi tra i 30 e i 50 anni, quando la pelle mantiene una buona capacità rigenerativa, ma con protocolli personalizzati si ottengono benefici significativi anche oltre questa fascia d’età. In sostanza, non esiste un’età “giusta”: sono tecniche molto versatili, che si adattano bene a esigenze differenti», precisa l’esperta.

Anche gli uomini non vogliono invecchiare

Attenzione, però, a pensare che il fenomeno riguardi solo le donne. «La richiesta da parte degli uomini è realmente aumentata. Molti si avvicinano alla medicina estetica con un atteggiamento spesso pragmatico: non desiderano cambiamenti evidenti, ma un aspetto più fresco e curato, senza che si intuisca il trattamento. Per questo le metodiche rigenerative e la biostimolazione incontrano perfettamente questo tipo di richiesta – conferma Giuffrida – Videocall, social e strumenti digitali hanno contribuito ad aumentare l’attenzione degli uomini verso dettagli del proprio aspetto che prima passavano inosservati. A questo si aggiunge un cambiamento culturale ormai radicato: prendersi cura del proprio aspetto è percepito come un atto di benessere personale, non come un vezzo».

Attenzione ai falsi guru on line

Per chi è interessato alle nuove tecniche e ritrovati anti-age, naturalmente il web è un bacino pressoché infinito di ispirazione: tra prodotti e video tutorial, sono moltissimi i cosiddetti “esperti facialist” nei quali ci si può imbattere su Instagram o TikTok. Attenzione, però, ai “falsi guru” o presunti medici estetici. «Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un’escalation di casi: sequestri, denunce, studi improvvisati e interventi eseguiti da persone non qualificate, spesso con pazienti attratti da offerte trovate su internet. I social non devono essere demonizzati, ma gestiti con attenzione e spirito critico», ha sottolineato Nicola Zerbinati, presidente FIME, Federazione Italiana Medici Estetici.

Una realtà alterata

Spesso, ricordano gli esperti, il web può alterare la percezione della realtà: «Labbra carnose, zigomi scolpiti, capelli rinfoltiti e corpi “perfetti” sembrano disponibili a portata di click, in modo indolore e a prezzi stracciati», sottolinea la FIME: «Finti medici, studi improvvisati e persone senza adeguata formazione stanno mettendo a rischio la salute dei cittadini. La medicina estetica, quando eseguita da professionisti qualificati, migliora il benessere e l’immagine personale, ma deve essere affrontata con competenza e responsabilità, non con leggerezza» aggiunge Andrea Servili, consigliere FIME.

No all’effetto Wow

«Un feed pieno di miracoli non è un segno di bravura, ma di marketing. Il vero professionista punta alla naturalezza e alla coerenza, non all’effetto Wow», precisa ancora Zerbinati. «I social hanno deformato anche lo sguardo degli utenti: molte persone non riconoscono più ciò che è naturale – osserva il dottor Servili -. Spesso i pazienti mostrano foto irrealistiche viste sui social chiedendo risultati impossibili. È compito del medico spiegare i limiti anatomici e aiutare a recuperare un concetto di armonia personalizzata». «Quello che suggeriamo è fare una rapida verifica online, sull’anagrafica del sito fnomCìceo.it così da essere certi anzitutto dell’iscrizione all’Ordine dei Medici, un requisito che, come dimostra la cronaca, non deve mai essere dato scontato. Non solo: importante è anche la specializzazione nel settore che garantisce serietà e competenza» conclude Zerbinati.