Ben 7 infettati e un’anziana morta in provincia di Latina. Il numero di casi di West Nile – la febbre del Nilo – registrati nel Lazio desta preoccupazione nei confronti di una sempre maggiore diffusione della malattia, trasmessa dalla zanzara comune, la Culex pipiens. Un allarme condiviso anche dagli infettivologi: «I casi individuati rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte delle infezioni decorre in modo asintomatico: occorre fare diagnosi precoci e mappare il territorio» ha sottolineato Miriam Lichtner della Società italiana di malattie infettive e tropicali-Simit. Dal Ministero della Salute, intanto, è arrivata una circolare che invita a monitorare la situazione.
West Nile, situazione sotto monitoraggio continuo
«La situazione è sotto controllo e rimane importante adottare le misure previste dal Piano (Piano Nazionale Arbovirosi, ndr) così come informare adeguatamente i cittadini sulle misure per proteggersi dalle zanzare, vettori del virus che, ricordo, non si trasmette da persona a persona per contatto con soggetti infetti», ha spiegato Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute. Lo stesso dicastero ha emanato una circolare con la quale prevede il rafforzamento della sorveglianza, soprattutto nelle zone dove si sono verificati casi di West Nile.
L’appello ai medici di famiglia
Un appello è stato anche rivolto ai medici di famiglia, pediatri e specialisti, per poter identificare in modo tempestivo eventuali sintomi sospetti che siano compatibili con quelli della malattia trasmessa dalla zanzara comune. Il Ministero, inoltre, ha esortato i veterinari a prestare attenzione, in particolare per la possibilità che alcuni animali possano essere vettori della malattia. «Il problema è che già dal 2008, quando si è registrata la prima vera presenza di West Nile, il virus ha iniziato a circolare in forma endemica, in quanto veicolato dagli uccelli: quando questi si spostano, si posta anche il virus. Questo rende più difficile circoscriverne la diffusione», spiega l’entomologo Claudio Venturelli.
Come viene trasmessa la West Nile
«La West Nile è una malattia molto più difficile da “contenere” rispetto a Dengue o Chikungunya (la cosiddetta “febbre spaccaossa”), perché queste si trasmettono anche da persona a persona, quindi potrebbe essere più semplice rintracciare le persone e ospedalizzarle, isolando il serbatoio – spiega ancora Venturelli – Nel caso della West Nile, invece, il vettore è la zanzara comune, molto presente anche nel nostro Paese, soprattutto fuori dalle città. Non a caso i soggetti più esposti sono in genere coloro che vivono in campagna, come anche pescatori, boscaioli, ecc.».
Come si diffonde l’infezione da West Nile
L’uomo, dunque, è un cosiddetto “fondo cieco”: «L’uomo è una vittima, non un serbatoio, come per esempio per Zika. Il problema è che se l’uomo colpito da virus è donatore di sangue o organi, per esempio, diventa a sua volta un trasmettitore, perché il virus si annida nel sangue. Per questo chi ha soggiornato in zone dove è indicata una presenza di West Nile non può donare sangue per 28 giorni, a meno di non procedere a un’attenta analisi del sangue. Chi lo riceve, infatti, solitamente è un soggetto fragile e dunque a rischio – spiega l’entomologo – Teniamo anche presente che non esiste vaccino, che invece c’è per cavalli e asini, che come l’uomo sono infettabili e possono morire».
I sintomi sospetti e i rischi
La West Nile è una malattia che il più delle volte è asintomatica: «Nell’80% dei casi chi contrae l’infezione non manifesta sintomi, mentre nel 20% si registrano cefalea, febbre, male diffuso, stanchezza. Nell’1-2% di questo 20% possono verificarsi anche meningoencefaliti gravi che, in soggetti più deboli come bambini, anziani e fragili già debilitati, possono portare anche al decesso. Qualche anno fa era capitato che un giovane di 34 anni, muratore, si ammalasse e morisse, nonostante fosse sano e forte, ma si tratta di inevitabili eccezioni», osserva l’esperto.
La cura della malattia
«Il virus non ha una cura specifica codificata. Il trattamento è sintomatico e di supporto: idratazione, controllo della febbre, monitoraggio delle funzioni vitali del paziente. Nei casi più gravi si possono utilizzare immunoglobuline e antivirali utilizzati per altri virus, come ad esempio il remdesivir. Per questo la diagnosi precoce e la prevenzione sono oggi i principali strumenti che abbiamo per contenere l’infezione», fa sapere Miriam Lichtner della Simit. «Purtroppo è una infezione con la quale dobbiamo fare i conti. Non c’è ancora un vero allarme, ma i segnali preoccupanti ci sono», osserva Venturelli.
Le zone più a rischio in Italia
Negli ultimi giorni le attenzioni si sono concentrare sul Lazio, a causa degli ultimi casi, ma in Italia ci sono anche altre zone a rischio: la maggior circolazione si registra, infatti, in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, con alcune segnalazioni anche in Piemonte e, più di recente, anche in Sardegna, Sicilia, Toscana, Campania e appunto Lazio. Segno che si sta diffondendo maggiormente: «È una conferma. Tra l’altro va notato che i primi casi quest’anno risalgono a marzo-aprile, in netto anticipo sulla normale circolazione che invece solitamente non inizia prima di giugno. D’altro canto abbiamo avuto un inverno particolarmente caldo che ha favorito la sopravvivenza delle zanzare e la circolazione del virus», sottolinea Venturelli.
Come proteggersi
L’Istituto Superiore di Sanità, tramite il proprio sito, ha fornito indicazioni su come proteggersi: per esempio, usando repellenti e indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; usando delle zanzariere alle finestre; svuotando di frequente i vasi di fiori o altri contenitori (per esempio i secchi) con acqua stagnante; cambiando spesso l’acqua nelle ciotole per gli animali; tenendo le piscinette per i bambini in posizione verticale quando non sono usate. Per altre informazioni e dubbi, il Ministero ricorda il numero 1500.
A cosa prestare attenzione: concerti e luoghi affollati
«I repellenti e l’abbigliamento sono particolarmente importanti soprattutto se si frequentano luoghi affollati, come i concerti, gli eventi all’aperto, le sagre o le feste serali, perché la zanzara è prevalentemente notturna. Occorre una certa cautela e – aggiunge Venturelli – non bisogna sottovalutare eventuali sintomi come rush cutanei, febbre, mal di testa, ecc., anche in aree ritenute non endemiche perché, come dimostra il caso del Lazio, possono ormai diventare tali». Per eventuali informazioni e dubbi, resta attivo il numero gratuito di Ministero e Istituto superiore di sanità 1500.