Trascorrere del tempo online non equivale necessariamente a sprecarlo, o a rischiare il brainrot. A volte rimanere connessi senza limitarsi a un semplice scrolling senza fine, può ampliare le proprie competenze. A dirlo è, per esempio, è Francesca Iannelli, che su Instagram si definisce la “tua work bestie per una carriera di success”.
Il tempo online: quando è sprecato e quando no
Iannelli parte da un’esperienza molto comune: «Quella sensazione di aver perso due ore senza essersene accorti», online che, però, secondo la consulente, «non nascono tanto dal tempo che passiamo su telefono o computer, quanto da quello che ci facciamo sopra. Da questo punto di vista, penso che non realizziamo quanto siamo fortunati rispetto alle vecchie generazioni. L’esistenza di internet ci permette di avere libero accesso a infinita conoscenza, spesso gratuita. E onestamente? Non è una cosa che sfruttiamo abbastanza». Il punto di vista è ribaltato rispetto al consueto leit motiv del tempo “buttato” tra un reel e un post altrui.
Cambiare prospettiva è necessario (e utile)
«Le stesse tre ore che passi su Instagram, spese diversamente, possono trasformarsi in una competenza vera che può andare sul curriculum e arricchire in modo significativo il tuo profilo», dice Iannelli, che cita la propria esperienza diretta: dopo anni a spulciare i siti di università italiane ed estere, canali YouTube e piattaforme varie, ha imparato a scovare corsi gratuiti per apprendere nuove competenze. «Grazie ai corsi gratis online ho imparato in autonomia a usare strumenti come Adobe (quindi foto e video editing, Illustrator), imparato a gestire blog e strumenti di email marketing, acquisito le basi di programmazione (R + Python), e ho migliorato l’inglese», spiega.
Come aumentare le tue skills
Proprio mentre si dibatte dell’utilità e della pericolosità dell’AI, con gli allarmi che arrivano dagli stessi CEO di colossi come Anthropic, Dario Amodei, o di Grok (ossia la “creatura” di SpaceXAI di Elon Musk), ecco che arriva una buona notizia: internet e i social, anche grazie agli algoritmi, possono aiutarci a imparare qualcosa di nuovo, aumentando le skills che poi possono essere impiegate nel lavoro che si sta già svolgendo o, soprattutto, per trovare nuove occasioni, impieghi, opportunità nel mondo professionale. Ma è davvero così?
Pro e contro
«I pro sono evidenti. Oggi chiunque, con una connessione può accedere a lezioni che fino a vent’anni fa erano riservate a pochi. Può esplorare un campo prima di investirci, capire se una cosa gli piace davvero, prendere confidenza con un linguaggio nuovo. È una forma di libertà enorme. Ma ci sono dei limiti», osserva Irene Bosi, career coach. «Il primo: informarsi non è imparare. Guardare dieci video su un argomento dà una sensazione di competenza molto convincente. Poi provi a farlo davvero e ti accorgi che non sai da dove partire. Si impara facendo, sbagliando, rifacendo. Il secondo: il problema non è mai stato la quantità di informazioni. Ne abbiamo fin troppe», sottolinea Bosi.
Il rischio della distrazione e troppa velocità
«Il problema è l’attenzione, che è limitata. Se passi da un corso a un podcast a un tutorial con la stessa velocità con cui scrolli, hai solo cambiato contenuto. La logica è la stessa: consumo rapido, zero sedimentazione. Il terzo: l’apprendimento profondo ha bisogno di lentezza e di vuoto. Di tempo in cui non entra niente di nuovo e quello che è entrato ha modo di trovare il suo posto. Riempire ogni minuto libero con contenuti “utili” rischia di togliere proprio quello spazio. Quindi sì a usare meglio il tempo online. Ma con una domanda in testa: cosa ci faccio, dopo, con quello che ho visto?», aggiunge l’esperta.
Dove e come formarsi online, gratis
Come spiega Iannelli, la ricerca del corso giusto è fondamentale. Lei stessa ne condivide sui propri canali alcuni offerti da atenei o aziende private, insieme al suo Career 101, «il mio corso online con metodo passo passo per capire esattamente cosa vuoi fare della tua carriera, smettere di mandare candidature nel vuoto e iniziare a ricevere risposte dalle aziende, in uscita a settembre». «L’aspetto più importante credo sia sapere cosa si stia “comprando”, anche quando non si paga. Un video, per esempio, è un filtro. Tra te che impari e la persona che insegna c’è uno schermo, che toglie molto: lo sguardo, la domanda fatta al momento giusto, la possibilità di dire “aspetta, non ho capito”», spiega Bosi.
Corsi online, con o senza community?
«Poi c’è la contaminazione, che per me è la parte più sottovalutata dell’apprendimento. Si impara tantissimo dalle altre persone che stanno imparando insieme a te. Dai loro dubbi, dai loro errori, da come arrivano alla stessa cosa per strade diverse. In presenza succede in modo naturale, in pausa caffè, a fine lezione. Online no, a meno che qualcuno non la progetti – osserva Bosi – Per questo un corso online funziona davvero solo se ha una community intorno. Uno spazio in cui confrontarsi, discutere, mettere in discussione quello che si è ascoltato. E dipende molto dal formato. Un contenuto on demand è una cosa. Un corso online ma live, dove puoi fare domande e interagire, è un’altra…».
Quali garanzie dai corsi
A chi sta cercando di ampliare le proprie skills Bosi consiglia comunque di non fermarsi di fronte a corsi a pagamento: «Credo che l’informazione abbia un costo. Chi costruisce un percorso di qualità ci mette tempo, competenza, cura. Per questo, tendenzialmente, i corsi di qualità sono a pagamento. Quando qualcosa è gratis, spesso stai pagando in un altro modo. Con i tuoi dati, con la tua attenzione, oppure perché quel contenuto è la porta d’ingresso verso qualcosa che poi ti verrà venduto. Non c’è niente di male, basta saperlo».
Pagare o non pagare?
«Pagare ha anche un effetto meno ovvio: ti impegna. Quando investi dei soldi, tendi ad arrivare fino in fondo. Un corso gratuito si abbandona con molta più facilità. Il costo vero, però, non è solo economico. È il tempo. Dieci ore spese su un corso mediocre, anche se gratis, sono dieci ore perse. Detto ciò, pagare non garantisce la qualità, e un certificato non garantisce una competenza. Più che guardare il prezzo, io guarderei tre cose: 1. Chi insegna. Lo fa davvero, nella vita, quello che insegna? 2. Cosa porti a casa. Alla fine del percorso hai in mano qualcosa di concreto, un progetto, un documento, una decisione? 3. Chi c’è intorno. Ci sono feedback, confronto, altre persone con cui crescere? Il mio suggerimento è usare i contenuti gratuiti per esplorare. E quando hai capito cosa ti interessa davvero, investire in un percorso strutturato per andare in profondità…», conclude Bosi.