Dai budget ridotti alle sfide poste dall’AI, il mondo del lavoro sta procedendo su un terreno scivoloso, dove i diritti a fatica conquistati rischiano di sfilacciarsi e gli spazi di dialogo tra donne e uomini di assottigliarsi.
Oggi l’alleanza tra i generi serve più che mai
Occorre invece, per il vantaggio comune, (ri)attivare la comprensione reciproca e la collaborazione. Come? Organizzando corsi per riconoscere i rispettivi bias inconsci, supportando la genitorialità e la cura familiare per entrambi i generi, creando momenti di scambio e di mentorship.
Bisogna indagare cosa gli uni pensano degli altri
Per ottenere risultati tangibili e duraturi, però, serve prima conoscere cosa popola l’immaginario femminile e maschile in varie dimensioni: professione, vita sociale, coppia, famiglia, emotività. È quello che ha fatto la ricerca Costruzione di alleanze: verso il superamento degli stereotipi di genere, condotta da Valore D e Ipsos-Doxa con NTT Data, con il contributo di Osservatorio Maschile.
Molti sanno che gli stereotipi sono un prodotto culturale
I risultati disegnano un contesto ricco di ambivalenze: oltre il 60% del campione crede che l’alleanza tra i generi porti dei benefici concreti, ma il 44% vede uomini e donne oggi più divisi che in passato. «Quello che mi ha colpita maggiormente è il contrasto tra la crescente consapevolezza e la difficoltà di tradurla in un cambiamento effettivo: 9 persone su 10 riconoscono che gli stereotipi di genere sono un prodotto culturale e che si possano realizzare miglioramenti tangibili attraverso la collaborazione tra uomini e donne» osserva Francesca Anoja, Head of People & Culture di NTT Data Italia.
La consapevolezza non basta
«Ma» continuan Francesca Anoja «quasi la metà degli intervistati percepisce oggi una maggiore distanza rispetto a 20 anni fa. È un paradosso che racconta quanto sia ancora difficile trasformare questa consapevolezza in comportamenti quotidiani» osserva Francesca Anoja, Head of People & Culture di NTT Data Italia.
Le donne si ritengono capaci di assumere ruoli di responsabilità
E se i bias imprigionano lo sguardo maschile impedendogli di riconoscere appieno le competenze delle colleghe, le donne iniziano a percepirsi professionalmente valide in declinazioni per loro off limits fino a non molto tempo fa. Solo il 65% degli uomini, nfatti, riconosce le donne capaci di ricoprire ruoli di responsabilità, mentre più di 7 donne su 10 ritengono non soltanto di meritare incarichi di responsabilità, ma di poter svolgere lavori che richiedono competenze analitiche e strategiche e di saper gestire situazioni di conflitto lavorativo.
Solo una minoranza di persone pensa che un uomo possa piangere liberamente
Anche il genere maschile, ha il suo “soffitto invisibile” fatto di pregiudizi solidificati nella sfera emotiva. Il tabù più eclatante? Appena il 27% degli intervistati e delle intervistate pensa che un uomo abbia la facoltà di piangere liberamente. È questo l’ambito dove l’immaginario di genere rimane più polarizzato. Alle donne si riconosce un’ampia libertà espressiva in quasi tutto lo spettro emotivo, mentre gli uomini sono ancora confinati a poche emozioni “accettabili”: gioia, entusiasmo e, soprattutto, rabbia.
Agisce il cosiddetto effetto Pigmalione
«In pedagogia si chiama “effetto Pigmalione”: il bambino, così come la bambina, aderisce alla descrizione reiterata e continua che viene fatta di sé. Noi costruiamo una narrazione in cui fin dall’infanzia i maschi si sentono costantemente dire che sono semplici, che gli basta avere un pallone e che sono più indietro delle bambine, meno maturi, meno complessi emotivamente» spiega la consulente e formatrice Vera Marinelli, che fa parte di Osservatorio Maschile e si occupa di infanzia e adolescenza.
Sono poche le emozioni “permesse” ai maschi
«Nel lavoro» aggiunge Vera Martinelli «gli uomini si portano dietro questo bagaglio ed è come se non fossero consapevoli di avere un’emotività. La rabbia è spesso una delle poche emozioni legittimate per loro e l’aggressività è da sempre riconosciuta come espressione di grande virilità, quindi viene premiata».
La percezione asimmetrica scatta sia a casa sia sul lavoro
La percezione asimmetrica si nota anche nella coppia e in famiglia, dove resta di norma sbilanciato il carico complessivo: le attività femminili sono quotidiane e continuative (figli, pasti, spesa, pulizia), quelle maschili più occasionali o circoscritte (manutenzione, pratiche burocratiche). Due numeri sintetizzano il quadro: il 71% del campione associa la cura alle donne, il 73% ritiene che svolgere lavori che richiedono forza fisica spetti agli uomini.
Le donne stanno cercando di ampliare i confini del loro agire
Ma nuovi scenari iniziano a delinearsi: cresce la partecipazione maschile alla cura dei figli e quella femminile alle decisioni economiche. Soprattutto, il 40% delle intervistate dichiara di non voler lasciare l’impiego per occuparsi dei familiari. Tradotto: le donne provano ad ampliare i loro confini sia a casa sia sul lavoro.
Per un vero cambiamento sul lavoro uomini e donne devono allearsi
«Questa ricerca ci dice che l’alleanza tra i generi non solo è possibile, ma anche desiderata e necessaria. Nel mondo del lavoro gli stereotipi più duri a morire riguardano anche gli uomini, le loro aspettative su se stessi. Valore D opera da sempre sulla convinzione che il cambiamento nelle organizzazioni richieda il coinvolgimento di entrambi i generi, non come gesto simbolico, ma come scelta strategica» spiega Barbara Falcomer, Direttrice Generale di Valore D.
Tutti devono poter collaborare per la crescita comune
Conferma Francesca Anoja: «Lavoriamo su questi temi da oltre 10 anni attraverso NTT Donna, un percorso che unisce formazione, coaching, iniziative di sensibilizzazione e programmi dedicati allo sviluppo delle competenze. L’obiettivo non è solo favorire la crescita professionale delle donne, ma creare un contesto in cui tutti e tutte si riconoscano parte dello stesso cambiamento. I dati raccolti all’interno di NTT Data mostrano che il 61% delle nostre persone percepisce oggi uomini e donne più uniti rispetto a 20 anni fa: è più del doppio rispetto al campione nazionale della ricerca Ipsos Doxa».
«Cresce anche il riconoscimento della leadership femminile e delle competenze analitiche e strategiche delle donne» precisa Anoja. «Questo dimostra come un lavoro continuativo sulla cultura organizzativa possa contribuire concretamente a superare gli stereotipi, rafforzare la collaborazione e costruire un clima di fiducia». Una sterzata verso una maggiore equità potrebbero imprimerla i più giovani. Secondo i dati del sondaggio, mentre i Millennial hanno immaginato la donna super performante su ogni fronte, la Gen Z sul lavoro rifiuta questo modello per entrambi i generi: come la donna non deve eccellere in tutto per essere considerata valida, così l’uomo non deve più primeggiare ovunque.
La Gen Z sta riscrivendo i ruoli di donne e uomini nelle aziende
«La Gen Z sta già operando una selezione naturale delle aspettative» commenta Eva Sacchi, Research Director Ipsos Doxa Public Affairs. «Le aziende che sapranno interpretare questo cambiamento, ridefinendo i modelli di successo e normalizzando l’espressione emotiva come competenza professionale, diventeranno veri e propri laboratori di innovazione culturale».