Partiamo da un primo dato elettrizzante e inconfutabile. Siamo tante. Praticamente la fascia numericamente più importante. Eppure, come dicono a Milano, stiamo schisce. Che non ci venga in mente di alzare la cresta. Parlo di noi, le over 50. Ben consapevoli del nostro valore, eppure condannate a reinventarci o soccombere. Fingerci smart e disponibili sempre, simulando entusiasmo costante, energie inesauribili, sex appeal ancora passabile per non scivolare nell’invisibilità. Costrette a vivere con le orecchie basse da quando “crescere” è diventata una vergogna, quasi una beffa del destino.

Over 50: il tempo che passa ci fa più umane, basta non bluffare

Qualcosa che toglie invece che aggiungere. Una disgrazia individuale da evitare con cura – mica per niente esistono i filler – non una legge di natura. Ineluttabile e collettiva. Quasi un sollievo per certi versi, se solo non fosse stata bandita dagli inventori della “cancel culture” la più raccapricciante delle cose: l’avanzamento dell’età. E si fa davvero di tutto per cancellarlo: spianando, piallando, stirando, gonfiando. In barba alle ossa che cedono e alla memoria che svalvola. Rendendoci, in fondo, più umane e simpatiche. Meno secchione e performative. Finalmente un po’ scialle, apertamente stufe di correre qua e là per far contenti tutti.

L’abbiamo capito che a fine corsa non c’è nessuna medaglia e che le cose le sanno fare pure gli altri, se cominciamo a lasciargliele fare. Basta imparare a delegare. La cosa è chiara nelle nostre teste. Cristallina. Ci abbiamo messo un po’, ma l’abbiamo capito. Adesso bisogna che lo capiscano gli altri. È questa la vera sfida. Non bluffare.

Femmine e età: due parolacce per chi ci vorrebbe sempre giovani

Godere della nostra sfacciata pretesa di invecchiare, e bene, senza affannarci a essere ciò che non siamo. Ovvero, finte giovani. Oppure perennial, un genere nuovo vagamente bionico. Stoicamente aggrappato a quella boa degli “anta” che ancora rende presentabili, quella cioè col 5 davanti, ché dopo il 6 è tutta una discesa: acciacchi, pensioni, persino nipoti. Hai voglia a botoxare.

Capito come stiamo messe? Per colpa degli altri, mica nostra. Perché noi fifty-something ci sentiamo in realtà splendide splendenti. Pure se abbiamo le caldane. È il resto del mondo che non lo capisce. Schiacciato com’è in uno schema fermo al secolo scorso, nel quale il lavoro era appannaggio dei maschi, le donne facevano la calza e si moriva molto prima. Per questo femmine ed età sono diventate parolacce. Gli inglesi lo chiamano gendered ageism.

La rivoluzione della longevità che cambia anche il lavoro per le donne over 50

Oggi col calo delle nascite, la vita attiva che si allunga, i mutamenti della società (lavoro flessibile, gente che migra, precariato) è necessario ripensare tutto. Aggiornare il sistema. E per riuscirci dobbiamo partire proprio da quei cataclismi demografici che ci hanno reso maggioranza. Così sostiene un libro appena uscito, 50. La rivoluzione della longevità, scritto a quattro mani da Myriam Defilippi, bravissima collega di Donna Moderna, e Maurizio De Palma, ceo e co-founder di “Cocooners – The Active Longevity Company”. Basta partire dai numeri.

Nel 2003, spiegano i due autori, la fascia più numerosa di popolazione era quella fra 35 e 39 anni, con 4,7 milioni di individui nati tra il 1963 e il 1968. Nel 2023 la stessa fascia è ancora quella più nutrita, ma ha ormai raggiunto i 55-59 anni. Dunque, se i 50enni sono tanti e i giovani pochini, che senso ha tenerli in panchina? Facendoli sentire vintage e inadeguati, demotivandoli. Oppure, al contrario, spremendoli come se fossero Millennial. Facendo finta di non sapere che col tempo le forze cambiano, ma pure l’esperienza.

Si ha meno da una parte, più dall’altra. Matchando bene le generazioni, si farebbe il botto. E allora, riprendiamoci lo spazio. C’è un modo più efficace del collagene per restare giovani, rivela il libro. Si chiama “ikigai”. Una parola giapponese che sta a indicare il “senso di scopo” ed è il risultato di quattro elementi – passioni, bisogni, competenze e ricompensa – che, se s’incrociano, ci rendono felici. Intanto che ci arrivano le aziende, crediamoci noi. Ma per riuscirci bisogna essere motivate. Voi che tipo di 50enni siete? E rallegratevi, il futuro è nostro.