A scuola arrivano le multe anche per i genitori “assenti” o “negligenti”. Non bastano le segnalazioni e le note per gli studenti, adesso anche madri e padri potrebbero essere sanzionati. Il prezzo per non seguire in modo adeguato i figli varierà da 50 a 150 euro.

A deciderlo è la Provincia autonoma di Bolzano, che rivoluzionerà così il rapporto scuola-casa. La misura, infatti, arriva per stimolare un maggiore coinvolgimento da parte delle famiglie alla vita dei loro figli studenti o alunni. Una decisione che, però, è stata accolta non senza critiche (e qualche plauso).

Multe a Bolzano ai genitori assenti

Sta facendo discutere il caso di Bolzano, dove la Provincia autonoma ha introdotto multe fino a 150 euro per i genitori che non collaborano con la scuola. Si tratta di una novità contenuta nella legge provinciale n. 6 del 23 giugno 2026, il cosiddetto “provvedimento omnibus” sulla scuola, che mira a riorganizzare i rapporti tra scuola e famiglie. A finire al centro delle polemiche, però, sono alcuni dei provvedimenti che, da settembre, potrebbero scattare anche a carico di madri e padri rei di non svolgere appieno il proprio ruolo.

Per cosa scattano le sanzioni

Tra le misure più discusse c’è l’introduzione di vere e proprie multe, per esempio per chi non partecipa ai colloqui con gli insegnanti, salta le riunioni organizzate dalla scuola e eventuali altri incontri di consulenza, che docenti e presidi ritengano importanti o necessari. «Non mi stupisce per niente che si sia pensato di intervenire in qualche modo, dopo che da anni la scuola si sta trovando a supplire, con sempre maggiore frequenza, alcune funzioni educative che una volta non le appartenevano», commenta Elena Bolzoni, pedagogista e tutor di LeTueLezioni.

Dov’è finita l’alleanza scuola-famiglia

«Se si è arrivati a una decisione simile è perché è saltata l’alleanza scuola-famiglia. Ma la vera domanda non è tanto se sia giusto o meno introdurre una multa, quanto piuttosto come siamo arrivati al punto che lo Stato o un Ente analogo debba ricordare a un genitore che educare significa anche partecipare alla vita scolastica di un figlio. Temo che questo sia l’aspetto più allarmante», aggiunge Bolzoni. I dati del Ministero dell’Istruzione confermano la situazione: nel 2024-2025 meno di 1 genitore su 5 (18%) ha partecipato alle elezioni dei rappresentanti nei Consigli d’istituto e solo il 16% dei dirigenti scolastici riferisce di una partecipazione elevata ai colloqui con gli insegnanti. Per 6 su 10 “nessuno o quasi nessuno” dei genitori collabora alle attività promosse dalle scuole.

Troppi contrasti famiglia-scuola

«Il rapporto scuola-famiglia è rovinato da tempo: vediamo sempre più genitori che, invece di riconoscere gli errori dei figli e aiutarli ad assumersi le proprie responsabilità, li difendono a spada tratta diventandone i loro avvocati – spiega la pedagogista – Ma temo che non sarà la multa a portare a un cambiamento educativo. La partecipazione dei genitori non nasce dalla paura di pagare una sanzione, anzi si rischia di non capire i veri motivi per cui molte famiglie si allontanano dalla scuola».

Perché i genitori sono assenti

I cambiamenti educativi contano, certo, ma non si può negare che anche la società contemporanea non sia più quella dei nonni di studenti o alunni di oggi: «Viviamo in una costante mancanza di tempo e il carico mentale delle famiglie è enorme. La sociologia della famiglia lo conferma: anni fa i padri lavoravano e le madri si occupavano dei figli. Oggi noi donne viviamo in modo molto diverso, per fortuna. Il rovescio della medaglia, però, è che diventa sempre più difficile seguire tutto. Aumentano i sensi di colpa e ci si sente spesso inadeguate rispetto al proprio ruolo educativo. Madri e padri a volte hanno difficoltà oggettive, altre volte si limitano a offrire ai figli oggetti materiali, ma non una reale presenza», osserva Bolzoni.

Perdita di credibilità della scuola

Se questi sono gli scogli che incontrano le famiglie, dal canto suo anche la scuola è cambiata: «Sicuramente non viene più percepita come un’autorità indiscutibile», conferma Bolzoni, che però aggiunge: «Da un lato i genitori accusano insegnanti e dirigenti di non capire i propri figli, dall’altro i docenti chiedono e si aspettano di più dalle famiglie». Ma in questo gioco di accuse reciproche, a perderci sono tutti. «Bisogna tornare a riconoscere i ruoli reciproci, smettendo di accusarsi e vedersi come avversari. Occorre recuperare le rispettive competenze educative e pedagogiche».

Se a Bolzano bisognerà attendere per capire se il provvedimento sortirà l’effetto desiderato (o non finirà nel dimenticatoio, magari dopo qualche denuncia), è innegabile che in alcune aree economicamente più svantaggiate sarebbe persino impensabile l’idea di una sanzione in caso di mancata presenza dei genitori ai colloqui o ad iniziative di vario tipo da parte della scuola. Laddove ci sono problemi di dispersione scolastica o violenze, non sarà la minaccia della multa a invertire la rotta. «Penso che però sia indispensabile lavorare in un’ottica di prevenzione: non è necessario pensarla allo stesso modo, ma è fondamentale mettere i figli al centro di un processo di crescita sana», conclude Bolzoni.