Mentre attori e divi del cinema continuano a sfilare sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia, fa strano pensare che dalla scena sia uscito proprio lui che silenziosamente ne è sempre stato in qualche modo protagonista. Il cinema l’ha sempre amato, tanto da dichiarare che non gli sarebbe dispiaciuto fare il regista. E sebbene Giorgio Armani un film non l’abbia mai girato, da quel 1975 in cui fondò il marchio che porta il suo nome con Sergio Galeotti, a lui è toccato uno dei compiti più difficili e complessi: essere il cineasta dell’universo femminile, in grado di sintonizzarsi con il suo gusto e i suoi desideri per cinquant’anni.
È anche per questo che ci mancherà vederlo uscire sulla passerella, perché la sua storia è profondamente intrecciata a quella delle donne, non solo quelle da lui elette a muse, ma anche quelle lontane dei riflettori che in Armani hanno trovato un’ideale di bellezza e eleganza a cui tendere.

Una storia al femminile
Se quel primo impiego in Rinascente ha alimentato il mito dello stilista che si è fatto da solo, Giorgio Armani non ha mai taciuto quel debito che aveva con la madre Maria: era lei che creava i vestiti per tutta la famiglia e sono state le sue mani sapienti le prime ad averlo ispirato. Dirà che da lei ha imparato che etica ed estetica debbano essere in qualche modo l’una il riflesso dell’altra. Un concetto di bellezza che ricorda quello dei Greci per cui la bellezza esteriore non poteva che riflettere quella interiore. Non stupisce che un canone del genere, abbia ispirato colui che per le donne ha inventato un nuovo ideale di classico, fatto di abiti di studiata essenzialità, in cui a dominare è l’arte della sottrazione. Di eleganza concreta, sempre immersa nella realtà.
Re Giorgio era tale perché le donne sapeva osservarle e valorizzarle, a partire da quelle con cui ha sempre lavorato, in primis la sorella Rosanna, poco più giovane di lui, e spalla fidata dello stilista fin dai tempi del lancio del marchio. E poi le nipoti Silvana e Roberta, figlie del fratello maggiore Sergio, entrambe sue fidati collaboratrici: la prima, affiancandolo nella parte creativa, la seconda in qualità di Head of Entertainment & Vip Relations.

La donna Armani: Antonia Dell’Atte e la femminilità androgina
Determinato e caparbio, lo stilista ha sempre avuto ben chiaro in mente quale era la donna che avrebbe dovuto indossare le sue creazione. Un’immaginario che tra gli anni ’70 e ’80 è stato perfettamente incarnato da Antonia Dell’Atte, protagonista di alcune campagne iconiche del marchio. La modella pugliese diventò ben presto il simbolo della donna Armani: un po’ androgina, ma piena di personalità. Con i suoi capelli corti, il suo fascino magnetico e una bellezza assolutamente non convenzionale per il tempo, Dell’Atte rappresentava quella donna moderna che il creativo stava immaginando: sicura di sé, elegante senza ostentazione, capace di muoversi con disinvoltura tanto negli uffici quanto nelle occasioni più glamour. Il loro sodalizio artistico durò anni e contribuì a definire quello che sarebbe diventato il DNA del marchio: l’equilibrio perfetto tra maschile e femminile, tra rigore e sensualità.

Diane Keaton: la conquista di Hollywood
Amatissimo dalle attrici nostrane più celebri, nel 1978 fu Diane Keaton la prima a comprendere la forza e il glamour che un look firmato Giorgio Armani poteva infondere su uno dei tappeti rossi più glamour del mondo. Era il 1978, dopo solo tre anni dalla sua fondazione, l’attrice ritirò il premio Oscar per la sua interpretazione in Io e Annie di Woody Allen con total look dello stilista piacentino. Una gonna midi plissettata, camicia bianca e un blazer nella tonalità Armani per eccellenza, il greige (un sapiente mx di beige e grigio).
Quell’apparizione segnò l’ingresso ufficiale del fashion designer nel mondo hollywoodiano e il suo incontro con una tipologia di donna: l’attrice intellettuale, sofisticata, indipendente che sarebbe diventata ricorrente nel suo universo estetico. Diane Keaton che quel look l’aveva conservato per un’occasione speciale, divenne così l’incarnazione vivente di quello che il Signor Armani chiamava il power dressing femminile: il vestire formale che dà sicurezza senza sacrificare la femminilità o intralciare il movimento. Allora l’America ha toccato con mano la maestria dello stilista, ma le donne hanno capito che i suoi abiti erano la scelta giusta nei momenti più importanti della loro vita.

Le icone italiane: Sophia Loren e Claudia Cardinale
E rapporti di stima profonda e reciproca sono stati anche quelli con due icone del cinema italiano: Sophia Loren e Claudia Cardinale. In modi diversi, hanno rappresentato per Giorgio Armani l’ideale mediterraneo. La prima era la bellezza semplice e divina allo stesso tempo, la seconda era sensualità sobria, mai volgare. Ma di entrambe è stato amico, vestendole nelle occasioni mondane più importanti. E di lui Claudia Cardinale ha detto:
Il mio stile è Armani. Nessuno, in nessun posto del mondo, mi chiede mai: cosa indossi?

Le muse di Giorgio Armani del nuovo millennio
Il suo stile inconfondibile, Giorgio’s Gorgeous Style, nel 1983 è consacrato dalla copertina del Time. Ma è nel nuovo millennio che l’universo estetico armaniano si amplia, anche grazie all’amicizia con le attrici internazionali più influenti del panorama cinematografico contemporaneo: da Cate Blanchett a Tilda Swinton, da Julianne Moore a Penélope Cruz e Julia Roberts. Il Signor Armani crea per donne sempre più diverse, ma senza mai tradire se stesso.

È soprattutto Cate Blanchett l’emblema di questa evoluzione. L’attrice australiana, Global Beauty Ambassador del brand, che incarna tutte le sue sfaccettature. In lei, lo stilista ha trovato un’interprete ideale della sua visione: una donna che sa essere forte e vulnerabile, classica e moderna, europea e internazionale. E poi ci sono le attrici italiane, che lo hanno scelto anche durante l’82esima edizione del Festival del Cinema di Venezia e che con i loro look gli rendono omaggio: Barbara Ronchi, Emanuela Fanelli, e ancora Miram Leone e Anna Ferzetti. Tutte sulla scia della lezione più grande di Giorgio Armani, che la vera eleganza è farsi ricordare. Ma lui ne ha creata così tanta che dimenticarlo sarà impossibile.