Quante volte, scorrendo il feed di TikTok o Instagram, ci siamo chieste: “Ma questo video è vero o è stato creato dall’intelligenza artificiale?”. Certo finché è un neonato che parla, un gattino che balla o la vecchietta iperrealistica protagonista di video assurdi e divertenti conosciuti come Skibidi Boppy siamo tutti in grado di capire che è finzione. In realtà la domanda non è banale. In un mondo dove l’AI è sempre più brava a creare immagini, video e contenuti che sembrano autentici, distinguerne l’autenticità sta diventando una sfida quotidiana.

Intelligenza artificiale e contenuti fake: la nuova sfida dei social

Oggi chiunque di noi può creare video realistici, modificare immagini in modo impeccabile, persino inventare scene che non sono mai esistite. Alzi la mano chi non ha preso una vecchia foto e l’ha trasformata in video in pochi attimi, dopotutto i tools a disposizione sono in aumento. Per molti creator l’AI è uno strumento fantastico di creatività. Ma quando questi contenuti non sono chiaramente identificati, possono confondere, disinformare o peggio, manipolare. TikTok, una delle piattaforme più popolari al mondo con miliardi di utenti, ha annunciato durante l’European Trust and Safety Forum 2025 a Dublino una serie di novità per affrontare proprio questa questione. L’obiettivo? Dare alle persone più trasparenza, più controllo e più strumenti per capire cosa stanno guardando.

TikTok e i contenuti generati da AI

«Nel 2024 TikTok ha aderito al C2PA» ci racconta Jade Nester, Director Data Public Policy Europe di TikTok. Il C2PA è un acronimo (Coalition for Content Provenance and Authenticity) che rappresenta un consorzio di big della tecnologia come Meta e Google, che promuove l’adozione di strumenti di tracciamento per contrastare la diffusione di deepfake e disinformazione online. In poche parole attraverso questo protocollo prevede una piccola etichetta che dichiara l’uso di AI per generare il contenuto. «Grazie a una campagna che ha raggiunto oltre 90 milioni di utenti» continua Nester «Oggi oltre 1,3 miliardi di contenuti generati da AI hanno l’etichetta, ma non basta. E quindi abbiamo studiato per il 2025 nuove strade per rendere l’esperienza delle persone più trasparente possibile».

Le novità per riconoscere (e gestire) l’AI sulla piattaforma

La prima novità è semplice: un controllo che permette di decidere quanti contenuti generati dall’intelligenza artificiale vogliamo vedere nella nostra pagina “Per te”. Proprio come già possiamo fare con altre categorie (sport, cucina, danza), presto potremo dire a TikTok: “Mostrami più contenuti AI” oppure “Preferisco vederne meno”. Non si tratta di eliminarli completamente, ma di personalizzare l’esperienza. Se amiamo i video storici ricreati con l’AI, ne vedremo di più. Se preferiamo contenuti “al naturale”, potremo ridurre la presenza di quelli artificiali. «Attraverso questi filtri l’utente potrà personalizzare l’esperienza e creare una sua libreria personale in base ai propri interessi» precisa Jade Nester. Il controllo nelle nostre mani, insomma.

Le “filigrane invisibili”: la tecnologia che non si può cancellare

Qui le cose si fanno più tecniche, ma è importante capire. Fino ad oggi, i contenuti generati dall’AI venivano etichettati con dei “marcatori digitali” che però potevano essere rimossi quando qualcuno scaricava il video e lo ricaricava altrove. Un po’ come cancellare la firma da un dipinto. La soluzione? Le “invisible watermark” ovvero le “filigrane invisibili”. Si tratta di una sorta di codice nascosto, invisibile all’occhio umano ma leggibile solo da TikTok, che viene incorporato nel video e che è molto più difficile da rimuovere. Questa tecnologia verrà applicata a tutti i contenuti creati con gli strumenti AI di TikTok e permetterà alla piattaforma di identificare e etichettare in modo più affidabile i video generati dall’intelligenza artificiale, anche se vengono modificati o ricondivisi.

Educazione digitale: imparare a riconoscere l’AI

L’intelligenza artificiale pervade le nostre vite e si tende a demonizzarla molto spesso. Durante il forum incontriamo Ideja Bajra, che oltre a essere founder di Edvance AI, una società di consulenza AI per aziende, sul suo profilo TikTok cerca di spiegare in modo semplice e immediato come funziona l’intelligenza artificiale. «Ho scoperto ChatGpt ai tempi dell’università grazie a una mia compagna di corso quando dovevo scrivere la tesi. “Cambierà la tua vita” mi ha detto, è un po’ aveva ragione» ci racconta «Anche io ero scettica, ma poi ho capito quanto potesse essere utile e così ho sfruttato le mie doti comunicative per attivare processi di alfabetizzazione digitale alle aziende e alla mia community. Il potenziale dell’AI è enorme, ma certo va integrato con l’aspetto umano». È dello stesso parere anche Muge Ozkaptan, Senior Product e AI alla BBC Media Action. «L’educazione è importantissima. Non basta mettere le etichette sui contenuti, la gente prima deve capire cos’è l’Intelligenza Artificiale. Sa che esiste ma non sa come funziona. Ecco perché noi alla BBC facciamo dei workshop in giro per il paese, per dare ai nostri lettori gli strumenti per avere un pensiero critico, per capire da soli se le news sono reali. Non si tratta solo di deepfake, ma di essere trasparenti».

Perché è importante saper riconoscere i contenuti artificiali

A qualcuno potrebbe non interessare identificare un contenuto generato dall’intelligenza artificiale, ma la questione è più seria di quanto sembri. Contenuti falsi ma realistici possono diffondere disinformazione, manipolare le opinioni, creare panico o danneggiare la reputazione di persone reali. Pensiamo ai video deepfake di personaggi pubblici che dicono cose mai dette, o a immagini false di eventi mai accaduti. Non basta la tecnologia: serve anche consapevolezza. Per questo TikTok sta investendo 2 milioni di dollari in un progetto educativo, coinvolgendo esperti e organizzazioni (come GirlsWhoCode) per creare contenuti semplici e accessibili che ci insegnino a riconoscere l’AI, a usarla in modo sicuro e a comprenderne le potenzialità e i rischi.