L’Italia potrebbe fare da apripista in Europa con la prima legge sul deepfake, cioè quelle foto, video e audio contraffatti con l’intelligenza artificiale e diffusi a scopo sessuale, pornografico o anche per truffe o per condizionare l’opinione pubblica, com’è accaduto nelle recenti elezioni americane.
La proposta di legge sui deepfake
L’onorevole Mara Carfagna, insieme alle colleghe Michela Vittoria Brambilla, Ilaria Cavo, Mariastella Gelmini e Martina Semenzato, ha depositato in Parlamento una proposta di legge innovativa.
Onorevole, perché questa proposta di legge?
Il web non può più essere il Far West dove ognuno entra a volto coperto. La Rete ha rivelato un lato oscuro dove regnano bullismo, violenza e istigazione al suicidio che va fatto emergere. Possiamo rassegnarci ad essere travolti da quella che il Presidente Mattarella ha definito come la nuova “Compagnia delle Indie”, i giganti del web, oppure possiamo provare a regolamentare questo mondo con coraggio innovatore.
Esistono già leggi che tutelano le donne e le vittime di revenge porn o cyberbulismo, qual è la novità della vostra proposta?
Il nostro sistema di garanzie è nato in un’altra epoca. Il nostro codice non sanziona i deepfake, prevede obblighi molto deboli per le piattaforme e consente un anonimato pressoché assoluto a chi le usa in modo illegale. È necessario aggiornare le norme a questa nuova realtà e agli abusi che consente.
I punti chiave della proposta di legge sui deepfake
Quali sono i punti fondamentali della legge?
La proposta prevede che chi crea deepfake abbia l’obbligo di marchiarli come tali, in modo tale che nessuno possa credere che il contenuto sia autentico. Inoltre, chi diffonde deepfake per danneggiare vite e reputazioni rischia la reclusione da uno a cinque anni o sanzioni da 10.000 a 100.000 euro. La pena è aumentata se il contenuto è a carattere sessualmente esplicito o ha ad oggetto minori o soggetti vulnerabili. Basta poi all’anonimato sul web. Le piattaforme devono essere obbligate a certificare le identità degli utenti, a fornirle in caso di indagini giudiziarie e a rimuovere tempestivamente i contenuti illeciti.
Sul fronte della privacy, cosa prevede la legge? Cioè pubblicare con un nickname non sarebbe più possibile?
La proposta prevede un compromesso: libertà di espressione con pseudonimo, ma identità reale custodita da un soggetto terzo, rivelabile soltanto su ordine dell’autorità giudiziaria. Così si tutela la riservatezza ma si rendono anche perseguibili gli illeciti.
Pensa che la legge possa frenare in concreto gli autori di deepfake?
So bene che è una battaglia difficile, ma sono convinta che bisogna agire per colmare le falle normative. Forse nessuno può impedire la diffusione di deepfake su scala globale ma almeno possiamo rendere la vita difficile a chi li realizza in Italia per un pubblico italiano. E comunque, se tutti i Paesi cominciassero a “svegliarsi”, anche i grandi monopoli digitali dovrebbero cominciare a porsi il problema. Abbiamo l’obbligo di proteggere le migliaia di donne inconsapevoli finite nel mercato nero dell’abuso sessista online ma anche di tutelare i più fragili, gli anziani, dai tentativi di truffa sempre più sofisticati realizzati con contenuti video e audio contraffatti, perché con l’intelligenza artificiale si può fare veramente di tutto.