Negli Epstein files c’è di tutto. E ci sono tutti i potenti della Terra. Eppure non ne parliamo quasi più. Forse perché è troppo difficile unire i puntini. Troppo inconcepibile pensare che ogni giorno nel mondo accada un fatto legato alle rivelazioni contenute in quei documenti. Perché gli appunti di Jeffrey Epstein – il finanziere americano condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, morto suicida in carcere nell’agosto 2019 poche settimane dopo l’arresto – pesano sulla politica mondiale.

Gli Epstein files pesano sulla politica mondiale

Un esempio? Il premier inglese Keir Starmer è stato costretto alle dimissioni dopo aver perso consenso anche in seguito alla nomina come ambasciatore a Washington di Peter Mandelson: avrebbe messo in pericolo la sicurezza nazionale rivelando segreti d’ufficio a Epstein, che in cambio gli avrebbe girato decine di migliaia di dollari.

Degli Epstein Files ci hanno scioccato gli abusi su migliaia di bambine e ragazze, ma in quegli oltre 3 milioni di pagine, 180.000 immagini e 2.000 video raccolti in 30 anni c’è anche una montagna di mail private e carte giudiziarie in cui si svela (in minima parte) la spudorata rete del finanziere pedofilo che intrecciava sesso e potere, mettendo in relazione politici, economisti, scrittori, artisti, guru della Silicon Valley, scienziati, progressisti e conservatori, democratici e repubblicani. Una galassia mondiale in cui compaiono ex leader come Ehud Barak e Bill Clinton, strateghi come Steve Bannon, miliardari come Bill Gates ed Elon Musk, registi come Woody Allen, intellettuali come Noam Chomsky. E lattuale presidente Usa Donald Trump, che negli Epstein Files appare 5.377 volte, 1.850 anche col nome di battesimo.

Una rete che intreccia sesso e potere

Ad aiutarci a trovare la bussola in questo mare magnum impossibile da navigare sono i giornalisti Chiara Nardinocchi e Federico Bernocchi, autori del podcast Epstein files. Analisi di un sistema. Un lavoro poderoso nato da un’idea: inserire nella Epstein Library del Dipartimento di Giustizia (che tutti possiamo consultare all’indirizzo justice.gov/epstein) varie chiavi di ricerca e trovare le connessioni. «Questa rete di interessi, intrighi, rivelazioni di segreti d’ufficio intreccia la vita politica e sociale degli ultimi decenni, in America e non solo, in una trama estremamente complessa, di cui è difficile trovare il bandolo» spiega Federico Bernocchi.

«Non un “semplice” scandalo, ma un sistema congegnato per condizionare politica, affari, servizi segreti. Nella maggior parte dei casi, infatti, i documenti riguardano spionaggio e intelligence. Per tutti noi, persone non avvezze a quei mondi, al centro del sistema Epstein ci sono gli abusi sessuali: questi rappresentano in realtà il suo “braccio armato”. Avere una rete mondiale di vittime da manovrare come merce di scambio è funzionale al mantenimento del potere e permette a chi lo detiene di ricattare gli altri».

La famigerata stanza del dentista nella villa del finanziere sull’isola di Little Saint James.
La famigerata stanza del dentista nella villa del finanziere sull’isola di Little Saint James.

Gli Epsten files rivelano un sistema

Perché Jeffrey Epstein e la sua socia, compagna e complice Ghislaine Maxwell, figlia di un potente editore inglese, sfruttavano le ragazze per un unico scopo (oltre al piacere personale): creare un sistema di minacce e ricatti incrociati per tenere in pugno le figure più influenti della Terra, estendendo i propri tentacoli dai vertici di Wall Street e della Silicon Valley fino ai corridoi della Casa Bianca e ai saloni di Buckingham Palace. Parliamo, in quest’ultimo caso, dell’ex principe Andrea, fratello del re Carlo III: giornali e tv ci hanno raccontato che è stato arrestato, poi liberato e che ora è indagato per presunti reati sessuali. Ma non ci hanno detto molte altre cose.

«I media sono sempre alla ricerca della storia individuale, del nome del personaggio famoso coinvolto. L’operazione più difficile è guardare alla vastità delle relazioni che Epstein aveva intrecciato. Solo cercando di capire come è stato protetto possiamo rispondere alla domanda iniziale. Cioè: perché non ne stiamo parlando? Non ne stiamo parlando proprio per la rete di omertà che pesa ancora su quei documenti» aggiunge Chiara Nardinocchi.

Cosa non si dice: le relazioni con le banche

«Il sistema di potere si reggeva anche sulle relazioni con le banche: Epstein scriveva regolarmente a Deutsche Bank, Bank of America, J.P. Morgan. Una delle ultime ipotesi è che sia stato favorito da quegli istituti di credito. La Deutsche Bank gli avrebbe permesso di aprire più di 40 conti dopo il 2012, a distanza di 4 anni dalla sua condanna per prostituzione, patteggiata e con vari vincoli di segretezza. Alcune transizioni erano state segnalate perché destinate a donne molto giovani, ma la banca aveva creato un profilo particolare per questo cliente speciale, in modo che non fosse soggetto a verifiche. Tutto ciò dà la cifra del potere di cui godeva, ma non solo: Epstein si circondava di potenti che si coprivano le spalle l’un l’altro. Questo ha permesso la sussistenza della rete per 30 anni: si proteggevano a vicenda, indipendentemente dalle differenze di origine, etnia, attività, colore politico. L’unica cosa che avevano in comune erano i soldi».

Zorro ranch
Lo Zorro ranch

Il sistema che ha protetto Epstein e, oggi, i potenti

Com’è possibile che nessuno abbia notato attività illecite in 30 anni di trasferimenti di denaro? Nel 2002 vengono denunciati movimenti sospetti, ma l’FBI non interviene. La stessa FBI che attacca il telefono quando la prima donna denuncia Epstein nel 1996. «Ci sono molti documenti ancora secretati e chissà cosa succederà in futuro» prosegue Chiara Nardinocchi. «Per capire le protezioni di cui godeva Epstein, però, basterebbe che fossero completamente leggibili quelli già noti. Il governo americano è stato costretto dalle pressioni dell’opinione pubblica a rendere consultabili i file, ma in che modo? Moltissimi sono oscurati, mentre i nomi di 43 “survivor”, le donne sopravvissute, sono stati resi pubblici. E questo è emblematico di come il governo stia cercando di tutelarsi: invece di proteggere le vittime, copre i carnefici».

Al momento non ci sono indagini su singoli individui, eccetto l’ex principe Andrea e Mandelson. E l’unica in carcere è Ghislaine Maxwell, in una detenzione protetta tra pet therapy e pilates. Segno che la paura che si possa suicidare anche lei pesa parecchio, visto che, dopo Epstein nel 2019, nel 2022 si è tolto la vita anche Luc Brunel, l’agente che gli procurava le modelle.

Il complottisimo distrae dalle compromissioni bancarie

A poco serve rincorrere le ipotesi circolate su sette e sacrifici e sullo Zorro Ranch nel New Mexico come laboratorio per costruire una razza superiore con il Dna di Epstein. Anche le tesi sui bambini uccisi, oltre a non essere provate, sono fumo negli occhi. «Tutte queste speculazioni servono a distrarre dalle gravissime compromissioni bancarie» dice Chiara Nardinocchi. «E non sono utili, perché ci basta quello che già sappiamo. Festini agghiaccianti con abusi che le ragazze rivivranno per sempre. Una ha tentato di fuggire dall’isola di Little Saint James a nuoto, ma è stata ripescata tra gli squali. Virginia Giuffre si è suicidata. In 80 hanno denunciato e testimoniato. Delle altre centinaia non sappiamo nulla. Non serve, insomma, trovare il corpo sepolto di un bambino per percepire quell’isola come luogo di oscurità.

isola di saint james

Little Saint James, l’isola privata di Epstein ai Caraibi, dove lui e i suoi sodali abusavano indisturbati delle loro “prede”

“Mostrificare” Epstein gli farebbe solo un favore. Continuare a raccontarlo come un Satana ghignante risponde al nostro bisogno di protezione, fa sì che lo allontaniamo dal nostro quotidiano. Ed è qui l’errore. Voler credere per forza a qualcosa di immaginifico, tra sacrifici umani e una nuova specie di cloni con gli occhi del pedofilo, vuol dire perdere l’occasione di metterci in discussione come società per cercare di capire come mai nessuno ha parlato, perché le donne non sono state credute e com’è possibile che tutti sapessero e che le banche abbiano protetto così tanto i potenti. Queste sono le domande esplosive che dovremmo farci. Ma nessuno le fa».