Prima il dimagrimento, rapido, a volte fin troppo. Poi la “prova dello specchio”, che non sempre rimanda un’immagine desiderata: insomma, i chili si perdono, ma insieme al giro vita si restringono anche le forme, a partire da seno, glutei, braccia e anche viso. Come rimediare? Ecco che negli Stati Uniti sta prendendo piede una nuova tendenza: il ricorso al trapianto di grasso da esseri umani deceduti, già ribattezzato “zombie filler”.

Il boom dei farmaci anti-obesità e gli effetti sgraditi

Il ricorso ai farmaci anti-obesità non si arresta, al contrario. È notizia recentissima l’arrivo di un nuovo formato di semaglutide, il capofila dei prodotti a base di agonisti del recettore Glp-1, l’ormone intestinale che regola glicemia, appetito e sazietà. La Commissione Europea, infatti, ha autorizzato la vendita di una pillola da 25 mg, della stessa casa farmaceutica che produce il noto farmaco e che ora parla di «un momento storico» per la gestione dell’obesità e del sovrappeso. Si tratta, infatti, del primo trattamento orale approvato per la gestione del peso in Europa. Va assunto una sola volta al giorno e promette di semplificare la terapia, che comunque continua a riscuotere successo, nonostante gli effetti collaterali che ora iniziano a emergere, in termini estetici.

Come cambia il corpo (spesso in peggio)

A fronte di risultati evidenti e utili nella gestione di casi di obesità e grande sovrappeso, come ricordano gli esperti, quando i farmaci anti-obesità sono invece assunti da chi non ha bisogno di perdere molti chili il rischio è lo “svuotamento”, ossia la perdita di volume, specie in zone delicate per le donne, come seno, glutei, ma anche braccia e viso. Non un effetto da poco, quindi. Negli Stati Uniti la risposta è arrivata grazie al trasferimento di tessuto adiposo da cadaveri. Un’azienda americana, infatti, ha messo a punto un prodotto che funziona come un “filler”. Tutto bene? Non proprio, perché qualcuno lo ha già ribattezzato lo “zombie filler”.

Cos’è lo “zombie filler”

Come spiega la CNN in una propria inchiesta dedicata a un fenomeno in crescita, la Tiger Aesthetics ha realizzato un prodotto, chiamato alloClae, ottenuto dal grasso di persone decedute e che precedentemente avevano deciso per la donazione di organi e corpo. Utilizzato per la prima volta un paio di anni fa, inizialmente era destinato esclusivamente all’uso da parte di chirurghi plastici certificati che operavano nel trasferimento di grasso in casi particolari. Oggi, invece, il tessuto, stabilizzato in laboratorio, viene iniettato a chi chiede di poter ritrovare volume per il proprio corpo fin troppo asciutto.

Come e chi usa il botox dei morti

Se in un primo tempo l’uso di alloClae avveniva da parte di specialisti, oggi la possibilità di somministrarlo è stata di fatto estesa anche a quelli che l’emittente americana definisce «operatori sanitari di livello intermedio», come assistenti medici, infermieri specializzati o che lavorano in ambito estetico. Il prodotto, infatti, risulta piuttosto facile a iniettare, con una semplice siringa, in meno di un’ora e senza necessità di ricovero ospedaliero né di anestesia generale. Come spiega la società produttrice, inoltre, finora non si sono verificati effetti avversi né casi di rigetto.

I costi e i primi dubbi dei sanitari sullo zombie filler

L’impiego di alloClae però, è al centro di un acceso dibattito, sia dal punto di vista strettamente sanitario che etico. Come spiegato alla CNN dal dottor Luis Macias, chirurgo plastico con doppia specializzazione a Los Angeles, per la somministrazione è necessario «acquistare molte siringhe alla volta e parlare costantemente con il rappresentante dell’azienda». Il che, tradotto in cifre, significa che il prezzo per ciascuna iniezione da 12,5 cc può arrivare a circa 2.250 dollari, come chiarito dallo stesso esperto. È evidente, poi, che la soluzione dello “zombie filler” è la via migliore nel caso di pazienti con forte dimagrimento, che quindi non posso procedere con un trapianto di tessuto molle adiposo autologo, cioè da altra zona del proprio corpo.

Zombie filler: le criticità etiche

Ma a suscitare perplessità sono soprattutto le implicazioni etiche. Ricorrere a tessuti di persone decedute, infatti, spinge i detrattori a parlare di «una sorta di tradimento dell’altruismo per fare soldi», come spiegato alla CNN da Arthur Caplan, professore di Bioetica presso la Grossman School of Medicine della New York University. Per l’azienda produttrice, che cita il parere di diversi pazienti che hanno usufruito del trattamento, questo «non rappresenta un problema». La Tiger Aesthetics, anzi, ricorda come da maggio 2025 ad oggi sono stati trattati oltre 2.000 pazienti e le richieste continuano a crescere.

Il prezzo (morale) della bellezza

Il nuovo “botox”, considerato dai produttori come una nuova frontiera degli interventi di salute ed estetica, divide invece gli esperti, che ricordano i motivi che spingono molti a sottoporti alle iniezioni: «Modellare la propria silhouette», come ricorda ancora Macias alla CNN, chiarendo come i pazienti «Rivogliono il volume nel seno, nei glutei e nel viso molto frequentemente dopo aver rimosso la pelle in eccesso», dopo essersi accorti che «pur avendo perso una quantità considerevole di peso, si ritrovano compromessi in alcune aree del proprio corpo in cui hanno perso volume».

Il silenzio degli enti regolatori

Al momento in Italia ci si limita a osservare il fenomeno, pur sapendo che la questione potrebbe porsi anche qui. La differenza, però, sta nelle normative. La Società Italiana dell’Obesità non prende posizione, così come molti specialisti che spiegano di non voler commentare perché «non sufficientemente informati». Nel frattempo anche negli USA ci si interroga perché, come emerge dall’inchiesta della CNN, non sempre i destinatari del tessuto adiposo ottenuto da persone decedute sono consapevoli dell’origine del materiale che viene loro iniettato. Oltreoceano i prelievi sono regolati a livello federale, ma sono gli stati a normare la gestione delle banche dati dei tessuti.

Poca chiarezza sulla provenienza dei tessuti

In generale non esiste un obbligo di accreditamento presso alcun ente superiore e supervisore, anche perché l’unico esiste è l’Association for Advancing Tissue and Biologics (AADB), istituita su base volontaria nel 1976. Restano, per ora, le dichiarazioni della presidente di Tiger Aesthetics, Caroline Van Hove, che rassicura che i donatori «devono compilare un dossier molto dettagliato in cui esprimono il loro consenso» e che l’iter di donazione dura dai 3 ai 6 mesi. «Ovviamente – aggiunge – il modulo non chiede se si vogliano donare i propri tessuti ad ‘alloClae’, ma permette al donatore di indicare chiaramente se desidera che il materiale sia destinato esclusivamente alla ricerca scientifica, alla ricerca medica, o se ne consente anche l’utilizzo a fini di lucro, oppure se non ha alcuna restrizione».