«Voglio vivermelo come una vacanza». Dice proprio così. Con un sorriso che fa il possibile per sembrare lieve e spensierato. E, mentre lo dice, la vorrei abbracciare. Me la immagino con la sua amica, che fa la turista sulla Rambla. È il suo settimo tentativo. Il quarto all’estero. Ogni volta sembra che funzioni, invece poi qualcosa va storto. Eppure non si arrende. Gli esami medici non rivelano niente di sbagliato nel suo corpo. È soltanto questione di età. Solo che nel frattempo è aumentato lo stress, oltre alla frustrazione che segue ogni fallimento. E gli anni, ovviamente. Per questo ha deciso che non ci vuole pensare, come va va. Si è presa una camera in un bell’Airbnb in centro e, quando non è in clinica per tutta la trafila della PMA, fa finta di godersi il sole e i musei, l’horchata fresca e i churros. Non ha voluto neanche il compagno stavolta. Magari pensa che senza di lui l’inganno riesca meglio. Non per gli altri, per sé. Per la sua testa che da tempo gira a vuoto, intrecciandosi su quel pensiero. Il bambino che aspetta. Il bambino che non arriva.
Quanto “vale” il desiderio di un figlio
Non ho avuto il coraggio di chiederle quanti soldi ha speso nel corso di tutti questi anni. Quanto pensa che valga il suo desiderio. Alcuni lo chiamano capriccio. Altri, accanimento. Non hanno capito niente. All’inizio ci ha provato a spiegare che non è così. Se non ci passi non puoi sapere cosa si prova, come ti senti a non poter fare quello che per altre è normale. Oggi non ha più voglia di perdere tempo con chi non sa ascoltare. È stufa di sentirsi giudicata. Incapace di generare, difettata.
Procreazione assistita: le speranze e la fede nella medicina
Quello che succede a lei succede a tante. Si comincia in due, pieni di buone intenzioni e solida fede nella scienza. La medicina è dalla tua parte, i medici sono ottimisti, gli amici che sanno tifano per te. Ti dicono che i bombardamenti ormonali daranno una sferzata alle tue ovaie, faranno maturare i follicoli, aumenteranno le probabilità di concepimento. Anche lui ci mette del suo. Il suo seme in un bicchierino. Plin. È tutto, grazie. Con un aiutino ce la farete.
Il crollo della fertilità dopo i 30 anni
Quando arrivano le mestruazioni la prima volta, ci resti male. Ma, vabbè, ci sta. Sono poche le fortunelle che rimangono incinta al primo colpo. Bisogna avere pazienza. Ma non indugiare. Vuoi riprovare subito, come alla roulette. I medici sono ancora ottimisti. Gli amici un po’ meno, ma se la cavano con pacche d’incoraggiamento e frasi motivazionali. Il secondo tentativo andrà meglio. Invece no. E tu stai peggio. Al terzo appuntamento gli esperti valutano strade alternative e puntano il ditino per dirti che ti sei mossa troppo tardi. «Non sa che la fertilità inizia a crollare dopo i 30 anni?». Tu li hai superati da più di un lustro, la finestra piano piano si restringe.
Rimandare per forza non per scelta
Aperta parentesi. Le donne lo sanno benissimo che il corpo, il loro corpo, ha una scadenza, che la capacità riproduttiva è massima tra i 20-25 anni e poi inizia a calare, con un’accelerazione tra i 35 e i 37 anni, e una probabilità di rimanere incinta pari al 5% quando si arriva ai 40 dopo non ne parliamo. Se “non ci pensano prima” a fare un figlio, non è per sfidare il destino o per incoscienza o per egoismo. Ma solo perché non ci sono le condizioni. Un partner che condivida lo stesso progetto, un lavoro sicuro, il tempo necessario per occuparsi di un bambino. E prima, allora? Prima le donne non lavoravano. Anche se volevano. E quella è stata una conquista che non si può rinegoziare né pagare con una rinuncia. Prima bastava uno stipendio. La vita costava meno. La casa era un diritto, non un lusso. Prima era prima, oggi è tutto diverso. Se aspetti di avere un minimo di stabilità, è un attimo che superi i 30 anni e che la gravidanza non arrivi, così, con uno schiocco di dita. Quindi, caro dottore e cari tutti, rimettetevelo in tasca quel ditino. La colpa non è delle donne. La colpa è del sistema – istituzioni, politica, cultura ancora poco attente alle istanze femminili – e il sistema deve farsene carico, perché questa è la nuova realtà. Chiusa parentesi.
Costi più bassi, tempi più brevi
Superato il terzo tentativo, il desiderio viene chiamato “ossessione”. Smetti di parlarne con gli amici, lui perde slancio, a volte molla, cominci a informarti sull’eterologa. Un copione simile per storie diversissime, che continua a non avere risposte esaustive. Congedi efficaci per assentarsi dal lavoro senza doversi nascondere o inventare balle, accessibilità alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale in tempi brevi, costi contenuti nei centri privati, supporto psicologico. Fare figli non dev’essere un privilegio. Ricordiamocene ogni volta che citiamo sconsolati i numeri record della denatalità.