L’indagine annuale sull’applicazione della Legge 194 in Lombardia effettuata dal Partito democratico, unico osservatorio regionale, restituisce una situazione a macchia di leopardo: in 5 ospedali lombardi non si può abortire, mentre nei consultori pubblici non si può scegliere l’IVG farmacologica. In compenso, i medici non obiettori per la prima volta superano gli obiettori
Grazie all’iniezione di giovani medici, per la prima volta in Lombardia il numero totale dei ginecologi non obiettori supera quello degli obiettori. E la Lombardia può diventare un utile parametro nazionale, visto che osservatori regionali non esistono, e i dati nazionali che fornisce il Ministero della Salute arrivano sempre in ritardo: quest’anno sono stati pubblicati a marzo e sono relativi al 2023.
L’osservatorio regionale in Lombardia
Lo rivela, tra tantissimi altri dati, l’indagine che ogni anno – ormai da 10 – pubblica il Partito Democratico, per restituire un quadro aggiornato dell’attuazione della legge 194, in mancanza, appunto, di un osservatorio regionale, chiesto da tempo.
La buona notizia dunque è che il numero di ginecologi non obiettori è la maggioranza: 432 su un totale di 798. «Per la prima volta – sottolinea la consigliera Paola Bocci – in Lombardia il numero di non obiettori supera quello degli obiettori. Se guardiamo la media generale, però, scende al 46% e gli obiettori resistono in alcune sacche: superano il 70% a Sondrio e a Bergamo, Brescia e Varese sono oltre la metà.
Ancora troppi ospedali con il 100% di obiettori
Poi esistono ancora sono strutture uniche, dove praticare l’IVG è impossibile: hanno il 100% di obiezione Oglio Po (Cr), Saronno (Va) e Asola (Mn). Tradate ha l’80% di obiettori, Chiari, Gavardo e Merate superano il 70%. In molte altre strutture l’obiezione scende sotto al 25%.
Ci sono poi strutture che non offrono nessun tipo di interruzione volontaria di gravidanza: il Sant’Anna di Como, Piario (Bergamo) e Cernusco sul Naviglio (Milano), dove le Asst hanno concentrato l’offerta in altre strutture, a cui si aggiungono Rho, il Sacco (per ristrutturazione) e Stradella (Pavia), dove è chiuso il punto nascita.
6 donne su 10 scelgono l’IVG farmacologica, ma in Lombardia si può fare solo in ospedale
Se quindi i medici non obiettori in Lombardia avanzano – anche se a rilento – per quanto riguarda l’IVG farmacologica (la RU486) la regione è ancora molto indietro. «Il ricorso al metodo farmacologico è pari al 60,6%, dato in crescita ma che resta inferiore rispetto a quello registrato in altre Regioni, come Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte, che già nel 2023, secondo i dati del Ministero della Salute, superavano il 70%, con un trend in costante crescita» prosegue la consigliera. «Eppure esiste una circolare del Ministero della Salute del 2020 che autorizza la prestazione dell’IVG farmacologica anche presso i consultori familiari pubblici e le strutture ambulatoriali pubbliche.
Ma la procedura farmacologica non viene erogata in alcun consultorio lombardo, ad eccezione del presidio di via Pace a Milano. In Emilia Romagna è autorizzata con una determina regionale, dopo una sperimentazione iniziata nel 2022. Lo stesso avviene nel Lazio – che già nel 2022 la somministrava a domicilio – e recentemente in Campania».
Dalle strutture con IVG quasi solo farmacologica a quelle in cui manca
Nonostante anche in Lombardia ci sia un complessivo aumento dell’aborto farmacologico, si confermano differenze tra province e tra strutture. A Mantova e a Lecco, 4 IVG su 5 sono di tipo farmacologico. Lodi e Varese confermano una percentuale vicina al 70%. Fanalino di coda, sotto il 40%, la provincia di Como, dove solo 1 IVG su 3 è farmacologica. «L’incremento negli ospedali dell’IVG farmacologica è avvenuto grazie a delle mozioni che abbiamo presentato noi, per dare alle donne la possibilità di scegliere» spiega la consigliera.
Molte differenze territoriali
In tre anni, dal 2022 diverse province hanno incrementato l’utilizzo del metodo farmacologico. Sondrio ha fatto il salto più grande, in Monza e Brianza le farmacologiche sono più che raddoppiate (dal 22% al 51%). L’area Metropolitana milanese ha triplicato l’offerta, nel 2022 era al 19% ora è al 58%, però con un’intera area corrispondente all’ Ovest milanese, che non la eroga. Como cresce ma resta bassa, salendo dal 18% al 36%.
L’IVG farmacologica nei consultori pubblici: la prevede una direttiva nazionale
La vera scelta, però, resta quella di praticare l’IVG nei consultori, come la circolare del Ministero della Salute indica. «In Lombardia la pratica un solo consultorio, mentre in Emilia Romagna e Campania tutti. Significa che nella nostra regione non si è data applicazione alla direttiva nazionale. E che i nostri consultori si limitano a fare i certificati per abortire. Il consultorio invece deve diventare un punto di riferimento per la donna, dai 18 anni in poi. Occorre potenziarne gli operatori per avere più tempo per fare anamnesi, conoscere le donne e poter fare prevenzione. L’IVG è l’ultimo anello di una catena, alla base c’è l’educazione alla sessualità e alla contraccezione, per una presa in carico globale della donna». In Lombardia esistono 128 consultori pubblici e 53 sedi secondarie, più 93 sedi private accreditate, cioè strutture quasi tutte non laiche. La Lombardia è sotto di tre volte rispetto ai numeri delle altre regioni.
«Occorre inserire nel nomenclatore dei consultori la IVG farmacologica, dare cioè la possibilità ai consultori di poter far scegliere alle donne se utilizzare questo metodo, che si è rivelato sicuro e affidabile» conclude la consigliera. «Anche grazie alla telemedicina, si potrebbe somministrare la prima dose del farmaco in struttura, per seguire poi la donna a casa, senza dover andare in ospedale. Da tempo chiediamo una cabina di regia per monitorare i consultori: perché ancora non si è dato corso alla nostra richiesta?».