Tutte avremmo potuto finite sul sito Phica.eu. Io mi sono cercata quando ancora era aperto e non mi sono trovata, forse non sono abbastanza smart. Sicuramente non sono famosa, quindi sono solo fortunata a non essere stata sbattuta su questo sito pornografico. Perché funziona così: qualsiasi immagine dei nostri social può essere presa e inserita in un sito per adulti e commentata in forum dall’alto tasso di testosterone (quello tossico, eiaculante), come denunciano oggi su Instagram l’attrice Amanda Campana, l’influencer Vittoria Deganello, la doppiatrice Arianna Craviotto.

Le donne celebri finite su Phica.eu

Ma non solo: sono finite in questa cloaca- dove pare ci siano anche minorenni – molte donne illustri. Tant’è che esiste la sezione VIP ITA, dove troviamo – come riporta la testata Open – oltre alla vicesegretaria dem del Lazio Valeria Campagna, che è stata la prima a denunciare, anche Alessandra Moretti, Alessia Morani e Lia Quartapelle, le politiche “arrapanti”. E poi: Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati, Maria Elena Boschi, paparazzata mentre si trova al mare con il compagno, Alessandra Mussolini. E ancora: Chiara Appendino, Susanna Ceccardi, Licia Ronzulli, le ministre Anna Maria Bernini e Daniela Santanchè, Marianna Madia. Insomma, ce n’è per tutte. E non mancano le sportive (Benedetta Pilato per esempio), le giornaliste sportive, le giornaliste e basta (Marianna Aprile), le conduttrici, le miss Italia.

Pubblicare e commentare scatti rubati è un reato

Ma questo è un reato. «Pubblicare foto altrui e darle in pasto è diffusione illecita di immagini altrui (revenge porn, anche se non c’è la vendetta), e fare commenti osceni è diffamazione aggravata. Per questo le donne – tutte – devono denunciare: la polizia può indagare, scoprire i nickname e procedere contro questi uomini solo dietro querela» dice l’avvocata Marisa Marraffino, esperta in diritti digitali.

Phica.eu chiude: “uno spazio sicuro” (ma per chi?)

Ora il sito chiude, come si legge nel loro comunicato: “Ciao a tutti, è arrivato il momento di fare chiarezza. Phica è nata come piattaforma di discussione e di condivisione personale, con uno spazio dedicato a chi desiderava certificarsi e condividere i propri contenuti in un ambiente sicuro. Purtroppo, come accade in ogni social network, ci sono sempre persone che usano in modo scorretto le piattaforme, danneggiandone lo spirito e il senso originario. È successo con Facebook, con i gruppi su Telegram, ed è successo anche qui. Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a bloccare in tempo tutti quei comportamenti tossici che hanno spinto Phica a diventare, agli occhi di molti, un posto dal quale distanziarsi piuttosto che sentirsi orgogliosi di far parte. Per questo, con grande dispiacere, abbiamo deciso di chiudere e cancellare definitivamente tutto ciò che è stato fatto di sbagliato. Lo staff di Phica».

L'”orgoglio” di far parte di Phica.eu

A che orgoglio si riferisce lo staff? L’orgoglio di sbrodolare su donne in costume o a cui sfugge la scollatura? E meno male poi che sarebbe uno spazio sicuro! È dal 2005 che su questo sito si pubblicano foto di donne rubate. Più volte la polizia ha fatto delle azioni, per esempio con Google, deindicizzando il sito, ma alla fine l’interesse pare sia così alto, che ha resistito tutti questi anni. L’ipocrisia insomma trabocca. Ma il top si raggiunge leggendo il loro regolamento, che vieta di pubblicare foto e video di personaggi famosi o che violino la privacy delle persone rappresentate: solo un modo per gettare la responsabilità sui singoli.

Chi si nasconde dietro Phica.eu

Ma chi sarebbero poi i membri dello staff? Sono riuscita a trovare il dominio: l’IP viene fuori e rimanda al sito Godaddy che è una infrastruttura con sede in Arizona, ed è una società che costruisce siti per le aziende. Un paravento insomma, dietro cui non sappiamo chi si nasconda. Anche arrivare ai nickname dei personaggi che pubblicano foto senza consenso e commentano, è difficile. «Se si arrivasse ai responsabili, l’arma a disposizione sarebbe il sequestro preventivo ma si può fare solo in Europa: si tolgono le foto oggetto di denuncia e si procede per diffamazione aggravata, in certi casi anche revenge porn».

Le tante denunce hanno portato alla chiusura, altrimenti…

Ora il sito è stato chiuso, grazie alle tantissime segnalazioni e denunce, ma sappiamo che ne esistono altre centinaia di simili., come per il gruppo Facebook Mia moglie. Chiuderli è un lavoro capillare, quasi impossibile da fare, soprattutto se si tratta di persone che operano oltreoceano. «Se i dati sono su un server in Europa si può chiedere l’oscuramento del sito, ma se si tratta degli Usa, è difficile ottenere la chiusura. Purtroppo la giustizia in merito a Internet viaggia a due velocità, europea e americana. Occorre una collaborazione internazionale, una convenzione come accadde per quella dei Diritti del Fanciullo per cui, se una persona trova immagini o video propri usati indebitamente, debba metterci un secondo a farli rimuovere. Ma manca la volontà condivisa di farlo».

La regolamentazione vale sono in Europa e comunque non viene rispettata

D’altra parte, quando un magistrato chiede a Meta di oscurare un profilo o rimuovere certi contenuti, molte volte si sente rispondere “Hallo! Non posso esaudire la tua richiesta”. Eppure abbiamo il Digital Service Act che regolamenta Internet, ma purtroppo vale solo in Europa. Noi europei insomma siamo avanti anni luce nella regolamentazione, che però ha confini geografici, dove la rete sappiamo che confini non ne ha. Invece il reato di revenge porn (dove revenge è un termine fuorviante perché in realtà si tratta di diffusione illecita di foto o video espliciti) l’abbiamo preso dall’America, nasce da lì e poi l’abbiamo portato in Europa: un buona pratica sicuramente, ma non basta. «Internet va regolamentato a livello internazionale» invoca l’avvocata. «Ed è urgente lavorare a norme che tutelino contro l’AI, che è tutta una storia ancora da scrivere».

La sezione di Phica.eu con i tutorial per creare immagini porno con AI

Appunto, l’AI. Va già bene che le foto di queste donne non siano state manipolate perché una delle chicche del sito è (era, visto che è stato chiuso) proprio la sezione computer grafica con veri e propri tutorial (stable diffusion) per aiutare gli utenti a creare immagini con AI. E lì dentro, persone nascoste dietro nickname si scambiano consigli, mandano in allegato il risultato del loro lavoro e interagiscono mentre donne create con AI sulla base di corpi veri, si masturbano eccetera, con tre mani o quattro gambe. Molte le sezioni, come in qualsiasi altro sito porno: ragazze e anche uomini divisi per nazionalità, gusti sessuali, pratiche erotiche. Collegamenti a social network come OnlyFans, cam in diretta con ragazze disponibili, rimandi a siti di incontri, che poi in molti casi sono a pagamento.

Un luna park del porno, non consensuale

Per il resto è tutto gratuito, un luna park del porno gigantesco dove le donne perdono i loro connotati e diventano figurine di scambio: io ti dò la mia compagna e tu mi dai la tua. E tutti giù a commentare (e masturbarsi). Nel canale Novità, per esempio, c’è il thread Oops! con donne famose riprese in momenti di disattenzione: il costume che si sposta, il vestito che scende, la gonna che sale. Certo, un sito porno è legale, basta avere 18 anni. «Ma occorre il consenso della diretta interessata. Queste sono foto prese da altri contesti e utilizzate per un altro scopo, lesivo della dignità» dice l’avvocata Marisa Marraffino. Se invece le immagini sono manipolate con l’uso dell’AI, si entra in vero Far West. Quando il legislatore ha ideato la legge sul revenge porn, non ha inserito la parte relativa all’AI e ora occorre ripartire dall’inizio».

La sensazione – che è poi una certezza – è che le armi siano proprio spuntate, per il momento. Denunciare per lo meno serve a beccare qualcuno, gli stessi che poi sui social – come è capitato a me ieri, commentando la vicenda del gruppo Facebook Mia moglie – ti danno della nazifemminista. Ok, ma allora voi siete dei segaioli.