Ora il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro si scusa per le parole pronunciate al telefono con la giornalista di La Repubblica Conchita Sannino dopo le denuncia per violenza sessuale sporta da una donna nei suoi confronti. Al telefono con la giornalista, negando ogni addebito, aveva detto: «Quando mai. Poi, modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale…».

Il teorema del “bel ragazzo”

Ora rilascia una dichiarazione all’Ansa in cui dice: «Sono stato colto di sorpresa da quanto mi veniva attribuito, un episodio e accuse rispetto alle quali ho già dichiarato attraverso il mio legale stupore e totale estraneità. Mi sono anche dichiarato pronto, da subito, a fornire tutti i chiarimenti necessari. Mi scuso – aggiunge -, e lo ripeto, per espressioni che credevo colloquiali, considero comunque sbagliate e che nel contesto di una telefonata possono aver generato fraintendimenti o leso sensibilità».

Ma qui non si tratta di sensibilità, caro senatore. Si tratta di aver interiorizzato uno schema, una linea di difesa tanto antica quanto grottesca utilizzata nei casi di violenza di genere: un principio non scritto che tenta di derubricare un’accusa di abuso in una mera discrepanza estetica. È il teorema del “bel ragazzo“, la strategia scelta dal senatore Francesco Silvestro per respingere le gravissime accuse di violenza sessuale mosse contro di lui da un’agente di commercio di vini.

Le presunte minacce alla donna per non denunciare

Accuse emerse ora, a distanza di più di un anno dal fatto, dopo aver ricevuto – secondo la vittima – minacce da un carabiniere, parente del senatore, che le avrebbe intimato di non denunciare per non “rovinarsi la vita”, dopo averle chiesto di lasciare borsa e cellulare lontano dal luogo del loro incontro, in una zona degradata della Campania.

Il curriculum del senatore

Il senatore in questione, comunque, vanta una carriera professionale e accademica caratterizzata da diversi elementi controversi e titoli dubbi. Sebbene sul sito del Viminale risulti come “odontotecnico diplomato”, il senatore vanta anche una laurea “hc” (presumibilmente honoris causa) in economia e commercio e si dichiara “socio aggregato” di una camera degli avvocati. L’aspetto più anomalo del suo curriculum è la presenza, in alcuni documenti, del titolo di “console dell’Ossezia del Sud”, un incarico che per il Ministero degli Esteri italiano (la Farnesina) non ha alcun valore o esistenza riconosciuta.

L’autoassoluzione allo specchio del “bel ragazzo”

Chiamato a rispondere di presunto stupro – che, secondo la denuncia, sarebbe stato consumato contro la volontà della donna all’interno del suo studio al Senato per circa 30-35 minuti – il parlamentare non si è limitato a negare. Ha voluto aggiungere una chiosa che sposta il dibattito dal piano giudiziario a quello della commedia tragicomica: «Poi modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale». E da questa auto-assoluzione allo specchio, Silvestro deduce la malafede della vittima: «Magari mi vuole estorcere qualcosa».

La logica del teorema del “bel ragazzo”

Il principio alla base di questa ipotesi – e cioè che la donna voglia ricattare un uomo giovane e “bello”, come se questo fosse un dettaglio rilevante – presuppone che la violenza sessuale sia una questione di attrazione, un impulso irrefrenabile. Secondo questa logica aberrante, un uomo “bello”, presumibilmente corteggiato e con facile accesso a incontri consensuali, non avrebbe alcun bisogno – e quindi alcuna intenzione – di saltare addosso a una donna “normale”.

Ma questa difesa ignora la natura stessa della prevaricazione sessuale, che non ha nulla a che fare con il desiderio romantico o estetico, ma è essenzialmente un esercizio di potere e controllo. E il potere, in questa vicenda, la fa da padrone: l’aggressione si sarebbe consumata all’interno del Senato della Repubblica, un luogo che incute un tale timore reverenziale da aver provocato nella vittima una sorta di “paralisi”, una reazione di blocco psicologico davanti all’autorità di un senatore. Un blocco che è ben noto e si chiama freezing: la vittima si paralizza e diventa incapace di reagire. In quanti casi di violenza sessuale è successo? Ormai è una reazione conosciuta e studiata.

Un’altra violenza del “bel ragazzo”: quella verbale

Utilizzare la propria presunta bellezza come scudo giudiziario si trasforma così in una seconda forma di violenza, questa volta verbale. Come ha fatto notare la stessa imprenditrice, alla violenza originaria si è aggiunto il “dileggio” pubblico. La vittima ha decodificato lucidamente l’offesa sottesa alle parole del politico: «Voleva dire che non sono Miss Universo. Che squallore». Tuttavia, l’arroganza di questo principio maschilista si è rivelata un boomerang perfetto. Se l’obiettivo di etichettare l’accusatrice come “donna normale” era quello di ridicolizzarla, sminuirla e minare la sua credibilità, l’effetto ottenuto è stato l’esatto opposto. Come ha dichiarato la donna, leggere quelle parole non l’ha spezzata, ma le ha restituito “l’ultima consapevolezza” e “un’ulteriore forza” per andare fino in fondo con la sua denuncia.

Il “teorema del bel ragazzo” non scagiona nessuno. Al contrario, smaschera una cultura patriarcale in cui le donne vengono scansionate e classificate per categorie estetiche (“Miss Universo” o “normali”), e in cui un uomo di potere pensa che basti guardarsi allo specchio per dimostrare la propria innocenza. Ma, alla fine, l’unico riflesso che questo specchio restituisce è quello di uno squallore disarmante.