Il nome è di quelli che incuriosiscono: “miele da sballo”. Promette la dolcezza del miele, con cui però non ha nulla a che fare; ma anche lo “sballo”, quello delle sostanze stupefacenti. E come queste ultime è molto pericoloso. Così tanto da aver mandato in ospedale tre giovani a Napoli, uno dei quali in rianimazione, ad appena 17 anni e dopo averne provato un solo cucchiaino. La “nuova” droga altro non sarebbe che un estratto delle inflorescenze della cannabis, ben nota agli esperti, che rinnovano l’allarme.

Cos’è il “miele da sballo”

Il “miele da sballo” o “wax” è un derivato della cannabis, che può contenere concentrazioni molto elevate del principio attivo dell’erba, ossia il THC (delta-9-tetraidrocannabinolo). Può arrivare a percentuali del 60-90%, pari a 5 volte in più della marijuana tradizionale. Sta proprio qui la sua pericolosità, specie se – come nel caso dei tre giovani di Arzano nel napoletano, non è stato inalato, bensì ingoiato. A loro ne sarebbe bastato un solo cucchiaino per finire in pronto soccorso. Dei tre ragazzi, di 19, 22 e 17 anni, il più giovane è in rianimazione.

Tanti nomi, un solo pericolo

Il “miele da sballo” deve il suo nome alla consistenza e al colore, che ricordano quelli del prodotto naturale ottenuto dalle api. Ma in comune non hanno nulla: noto anche come “honey oil” o BHO (Butane Hash Oil), come indica il termine, è realizzato tramite il butano, che viene impiegato per estrarre i cannabinoidi dalla pianta. Nell’ambiente dei consumatori di sostanze stupefacenti, è chiamato anche “Crumble” o “Sugar”, o ancora “Honeycomb” e “Budder”. A differenza di quanto fatto dai giovani che sono stati male, però, in genere viene consumato per inalazione, con la procedura del “dabing”: viene riscaldato e i vapori sono convogliati in un vaporizzatore. In alternativa viene unito a tabacco o marijuana stessa, e fumato.

Il Wax come antidolorifico

Nel caso di cronaca, al momento sono ancora in corso le indagini per accertare di che tipo di sostanza esattamente si tratti: «I comuni kit non sono sufficienti, occorrono laboratori sofisticati così come personale specializzato per individuare la sostanza esatta che ha portato i ragazzi a finire in ospedale», premette Riccardo Gatti, psichiatra ed esperto di patologie della dipendenza, responsabile del Tavolo tecnico delle Dipendenze della Regione Lombardia. «Se confermato, si tratta comunque di un prodotto di secondo livello per chi ama e consuma quelli a base di cannabis.I siti che lo offrono lo descrivono come antidolorifico». Di certo, l’episodio conferma una realtà: «Ormai gli “spinelli” sono una droga per vecchi: oggi c’è ben altro», chiarisce Gatti.

Oltre i “vecchi spinelli”

Come sottolinea Gatti, con una lunga esperienza nei Sert e sempre acuto osservatore dei fenomeni sociali legati ai consumi di sostanze stupefacenti, «Oggi sono accessibili e con un’ottima distribuzione. Gli adulti spesso sono rimasti alla vecchia idea di spaccio nei boschetti delle città, all’immagine degli zombie che arriva dagli USA o alle siringhe conficcate negli alberi». Ma non è più così: pensare ai vecchi tossicodipendenti è fuorviante e non permette di comprendere la realtà, che riguarda anche l’idea che la cannabis sia una “droga leggera”, non dannosa per la salute.

Gli effetti nocivi della cannabis

È ancora Gatti a ricordare che può causare «tachicardia, sbalzi di pressione, perdita di coscienza oppure, ancora, ammesso che non contenga sostanze tossiche, attacchi di panico, allucinazioni e stati psicotici». Uno dei rischi maggiori, infatti, è legato proprio al possibile mix con altri prodotti: «Oltre al fatto che si usa il gas butano per prepararlo, ma in generale il rischio di commistione con altre sostanze vale per tutte le droghe e non solo». Come nel caso del Fentanyl, infatti, la sostanza può essere assunta da sola o essere usata per tagliare, per esempio, l’eroina, aggravando la gamma di rischi per la salute.

Vendite illegali alla luce del sole

Nel caso dei ragazzi del napoletano, non è chiaro se il “miele da sballo” sia stato acquistato online, mentre nei Paesi nei quali la cannabis è legale si può trovare in commercio regolarmente. Ma l’allarme è anche un altro: Gatti ricorda il monito dell’EUDA, l’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe: «Sempre più osserviamo che quasi tutto ciò che presenta proprietà psicoattive può comparire nel mercato della droga, spesso etichettato in modo ingannevole o sotto forma di miscele, in modo che i consumatori siano potenzialmente inconsapevoli delle sostanze assunte; ciò aumenta i rischi per la salute e crea nuove sfide normative e in materia di attività di contrasto».

Andare oltre il proibizionismo e antiproibizionismo

La sfida, oggi, è andare oltre lo scontro tra proibizionismo e antiproibizionismo: «Tutto ciò negli anni scorsi ha dimostrato di non aver funzionato o aver funzionato poco, visto che di droga continuiamo a parlarne come una emergenza, celebrando addirittura ogni anno, il 26 giugno, una Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga. Troppo spesso diventa solo l’occasione per una esibizione di banalità e per dimenticare che le droghe lecite come alcol e tabacco continuano a devastarci e ad uccidere più di quelle illecite», osserva l’esperto.

Una società di consumi interconnessi

L’analisi di Gatti è chiara: «Siamo in una “società dei consumi interconnessi”, un’evoluzione di quello che fino a poco tempo fa chiamavamo “consumismo”. Oggi il malessere trova giustificazione nelle esigenze di vendita del mercato e nella ignoranza che lo sostiene – spiega Gatti – Ormai i consumatori non sanno più cosa assumono, vale anche per gli integratori: se si acquista un multivitaminico che promette maggiore energia, si compra di fatto la promessa di quella energia, senza badare agli ingredienti. Lo stesso vale per la cannabis e gli effetti che si pensa di riceverne».

La pressione del mass market

Il fenomeno, quindi, va oltre il “semplice” consumo di sostanze, anche perché queste continuano ad aumentare e a diversificarsi: «Basti pensare ai dentifrici e ai detersivi: ogni anno esce un prodotto che sbianca di più e in modo nuovo. Lo stesso sta accadendo nel mondo delle droghe: credo che la risposta sia un cambio culturale. Occorre uscire dall’ottica dominante per cui, pur essendo consci dei rischi o degli effetti nocivi di un prodotto, lo si consuma ugualmente, ma “in modo consapevole”: questo ragionamento può valere solo per i farmaci, non per tutto. Purtroppo la pressione del mercato, amplificata anche dai social e dai media, è molto forte e difficile da arginare. Di fatto il “consumismo” di sostanze di vario tipo si sta normalizzando», conclude Gatti.