Niente sesso, siamo donne. Forse lo slogan è un po’ riduttivo, ma il senso della dry season è un po’ questo: “provare piacere” ad astenersi dai rapporti sessuali. Tra le paladine della nuova tendenza c’è la scrittrice americana Melissa Febos, già autrice di un best seller come Girlhood (inno all’essenza dell’essere donne e ai legami femminili) e oggi in libreria con l’ultimo lavoro, intitolato proprio Dry Season.

Cos’è la Dry season

Il punto di partenza sta proprio tra le pagine del volume. L’autrice, nel cercare di rimettere insieme i pezzi dopo una relazione tumultuosa durata due anni, decide di rinunciare a uscire con gli uomini per tre mesi – per le fin dall’adolescenza era passata da una relazione all’altra – ma soprattutto di astenersi dal sesso. La dry season, dunque, è proprio questa “stagione asciutta” (come si può tradurre letteralmente l’espressione): finestra di tempo che la Febos decide di ritagliarsi, per mettere al centro soltanto se stessa, non più in relazione a qualcun altro. Un tentativo che si rivela una piacevole sorpresa, perché viene descritto come appagante e persino sensuale. Il piacere, infatti, non mancherà, ma senza che per raggiungerlo sia necessario un partner. È per questo che la scrittrice decide di estendere a tutto l’anno quella doveva essere solo una stagione.

Provare piacere senza sesso

«Nella pratica clinica esistono da sempre persone, soprattutto donne, che attraversano periodi di sospensione volontaria della vita sessuale e sentimentale: il fenomeno, quindi, non è nuovo anche non veniva chiamato così. La novità, però, è il modo in cui viene raccontato: non come una mancanza o un fallimento, ma come una scelta intenzionale di cura di sé, esplorazione personale e ridefinizione delle proprie priorità. In passato l’astinenza era spesso associata a motivazioni religiose, morali o alla difficoltà di trovare un partner; oggi può essere vissuta come uno spazio di libertà e di ascolto dei propri bisogni», spiega Eleonora Sellitto, psicoterapeuta e sessuologa, esperta di relazioni di coppia e love coaching.

Le donne diventano più selettive

Oggi, quindi, anche in Italia cresce la tendenza: «Aumenta soprattutto la legittimazione sociale di questa scelta.

Sempre più donne sentono di poter affermare che il sesso e la ricerca di una relazione non devono necessariamente occupare il centro della loro vita.

Non parlerei, però, di rifiuto del sesso in senso assoluto. Piuttosto, molte donne sembrano meno disposte ad accettare relazioni poco soddisfacenti, rapporti occasionali che non desiderano davvero o dinamiche che richiedono un grande investimento emotivo senza un reale beneficio. In questo senso la dry season può essere interpretata come una forma di selettività più che di rinuncia», sottolinea Sellitto.

L’identikit delle donne “asciutte”

Ma quali sono le donne “asciutte”? «Non esiste un profilo unico. Si possono trovare giovani donne che desiderano interrompere la sequenza di relazioni una dopo l’altra per capire meglio chi sono, ma anche donne separate o divorziate che scelgono di dedicare energie a sé stesse dopo anni di coppia – chiarisce la sessuologa – Alcune sono professioniste molto impegnate che non vogliono investire tempo in relazioni percepite come poco gratificanti; altre stanno attraversando percorsi di crescita personale o terapeutica». Ciò che le accomuna, quindi, non è l’età o lo stato civile, «ma la volontà di spostare temporaneamente il focus dall’approvazione o dalla presenza di un partner alla costruzione di un rapporto più solido con sé stesse», come spiega la sessuologa.

La differenza rispetto alle “coppie bianche”

In realtà da qualche tempo c’è un’altra tendenza che si fa largo: quella delle “coppie bianche”, che decidono di astenersi dai rapporti, rimanendo appagate dal loro rapporto a due in altri ambiti, come la convivenza, la condivisione di interessi, tempi e spazi, senza che il sesso sia una priorità né un’attività contemplata. «Sono comunque fenomeni diversi. Nella dry season la sospensione della sessualità è generalmente una scelta individuale e temporanea. Nelle cosiddette “coppie bianche”, invece, si tratta di una configurazione relazionale condivisa da due persone che possono sentirsi appagate da altri aspetti della vita di coppia», dice Sellitto.

Una nuova idea di intimità

A cambiare quindi, è soprattutto il concetto stesso di intimità e condivisione: «Oggi assistiamo anche a una ridefinizione del significato stesso dell’intimità. Per alcune coppie la complicità emotiva, il sostegno reciproco e la progettualità comune assumono un valore maggiore rispetto alla sessualità – chiarisce ancora l’esperta – Naturalmente è importante distinguere le coppie che scelgono consapevolmente questa modalità da quelle in cui l’assenza di sesso è fonte di sofferenza o conflitto» e che, dunque, per ben altri motivi evitano i rapporti sessuali. Eppure tutti questi fenomeni si inseriscono anche in una idea nuova di gestione della sfera intima.

Cosa c’entra il femminismo

Nel libro, Febos immagina di dialogare con personaggi femminili del calibro della poetessa Saffo o delle scrittrici Virginia Woolf e Octavia Butler, quest’ultima di origini afroamericane, specializzata in letteratura fantascientifica. Donne molto determinate e che nella vita hanno perseguito i propri ideali e le proprie ambizioni, a partire da indipendenza e autonomia. Che sia un nuovo femminismo? «In parte sì, soprattutto l’autodeterminazione e la libertà di definire il proprio valore al di fuori delle relazioni sentimentali o sessuali. Storicamente molte donne sono state educate a considerare la coppia come un traguardo identitario – conferma Sellitto – Oggi cresce l’idea che una donna possa sentirsi completa anche al di fuori di una relazione».

Un nuovo benessere, anche maschile

Per Sellitto, però, «sarebbe riduttivo interpretare ogni scelta di astinenza come un atto politico. Per alcune donne è una decisione legata al benessere personale, per altre a un momento di stanchezza emotiva, per altre ancora a esigenze pratiche. Il femminismo entra in gioco soprattutto nella possibilità di scegliere liberamente, non nella scelta specifica di fare o non fare sesso». Una scelta che può essere anche maschile: «Potrebbe essere interessante osservare come questa esperienza metta in discussione alcuni stereotipi tradizionali della mascolinità».

Un’occasione per mettere da parte il machismo

Uno dei principali stereotipi è «il desiderio sessuale maschile sia essere costante e la conquista sessuale rappresenti una misura del proprio valore. Per alcuni, invece, una dry season potrebbe diventare un’occasione per riflettere sui propri bisogni affettivi, sul modo in cui vivono le relazioni e sulla differenza tra desiderio autentico e pressione sociale. Tuttavia, culturalmente questa scelta è ancora meno raccontata e meno legittimata rispetto a quanto sta accadendo per le donne. Proprio per questo potrebbe rappresentare un tema interessante per il futuro: riconoscere che anche gli uomini possono scegliere di non fare sesso per un periodo senza che questo venga interpretato come un problema o una mancanza».

Sesso, quanto farne?

In generale, però, occorre uscire dagli schemi classici e dai luoghi comuni, come quello che riguarda la “giusta quantità” di sesso che andrebbe pratica, in una coppia stabile o meno: «Come sessuologa, credo sia importante sottolineare chenon esiste una frequenza “giusta” dei rapporti sessuali. Il benessere sessuale non dipende dalla quantità, ma dal grado di libertà, consapevolezza e soddisfazione con cui si vivono le proprie scelte. Una dry season può essere molto positiva se nasce da un desiderio autentico; diventa meno funzionale quando è dettata dalla paura, dalla chiusura relazionale o da esperienze dolorose non elaborate. La differenza, come spesso accade, sta nella motivazione che c’è dietro la scelta», conclude Sellitto.