Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor
leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che
sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.
Lo sciopero è soprattutto per il contratto scaduto da 10 anni
Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è
scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri
stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza
artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over
the top.
L’equo compenso per i collaboratori
E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà. Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.
Sciopero per la dignità del lavoro
Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?