Nel nuovo studentato che nascerà a Milano dopo le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, una quota dei posti letto sarà accessibile con priorità ai figli di alcune categorie professionali. A rivelarlo è il quotidiano Avvenire, che ha ricostruito il funzionamento delle convenzioni tra la struttura e alcune casse previdenziali.
Il tema ha riaperto il dibattito sull’accesso agli alloggi universitari, già limitato in Italia rispetto ad altri Paesi europei. Nel progetto dello studentato che sorgerà nell’area dell’ex Villaggio olimpico, infatti, alcune centinaia di posti sono stati riservati in prelazione ai figli di professionisti come medici, avvocati, architetti o consulenti del lavoro.
Come funzionano le convenzioni negli studentati di Milano
Secondo quanto riportato dal quotidiano Avvenire, nel nuovo studentato milanese saranno disponibili circa 1.700 posti letto. Di questi, circa 1.250 fanno parte della convenzione con il Comune di Milano, mentre una parte sarà affittata con tariffe calmierate.
All’interno di questa struttura, alcune casse previdenziali di categorie professionali hanno già riservato una quota di posti per i figli dei propri iscritti. In totale si tratta di almeno 372 letti già messi a disposizione, che potrebbero arrivare a circa 500 posti complessivi.
Le comunicazioni inviate agli iscritti parlano di una «priorità di accesso» alla prenotazione delle stanze. Le tariffe non prevedono sconti specifici rispetto agli altri studenti, ma il vantaggio consiste nella possibilità di prenotare prima degli altri.
Questo significa che, se le richieste supereranno i posti disponibili, gli studenti che rientrano nelle convenzioni potranno accedere agli alloggi prima degli altri candidati.
Il ruolo delle casse previdenziali e le prelazioni per i figli degli iscritti
Le convenzioni derivano dal fatto che alcune casse previdenziali hanno investito nel fondo immobiliare che ha finanziato lo studentato milanese. Il progetto è stato realizzato dal fondo Coima Esg City Impact Fund, gestito da Coima Sgr, che ha guidato la trasformazione dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana.
Tra gli enti coinvolti ci sono Inarcassa, Enpacl, Enpam e Cassa forense.
Cassa forense, che rappresenta gli avvocati, ha spiegato che l’iniziativa nasce proprio dalla partecipazione al fondo immobiliare. In una nota si legge infatti che «l’iniziativa nasce dalla partecipazione al “Coima Esg City impact fund”, il fondo che ha guidato la trasformazione dell’ex scalo di Porta Romana».
Anche Inarcassa, la cassa previdenziale di architetti e ingegneri, ha ottenuto la possibilità di riservare alcuni posti. L’ente spiega di aver ottenuto la prelazione di 99 posti letto per i figli degli associati «in qualità di investitore» del fondo.
La platea dei beneficiari include «figli degli associati» e anche «i loro dipendenti di studio».
Per quanto riguarda Enpam, la cassa dei medici, il diritto di prelazione è stato esteso anche ad alcuni studenti universitari. L’ente ha infatti chiarito che la priorità può essere concessa agli studenti di Medicina e Odontoiatria iscritti al quarto anno che si associano alla cassa previdenziale entro l’anno accademico in corso.
Tra i requisiti previsti c’è anche la distanza dalla città: «Prerequisito necessario – si legge in una nota di Enpam – è avere la residenza ad almeno trenta chilometri da Milano».
Gli interventi del governo per aumentare i posti letto universitari
Il tema degli alloggi universitari è diventato centrale negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città universitarie. Per aumentare l’offerta di posti letto, come sottolinea Avvenire, il governo ha avviato un piano finanziato con risorse europee.
Nel 2024 il governo Meloni ha stanziato 1,2 miliardi di euro, con l’obiettivo di triplicare i posti per gli studenti entro il 2026.

Secondo i dati citati dal quotidiano, tuttavia, solo il 49% delle risorse disponibili è stato effettivamente speso per la realizzazione degli studentati. Una parte consistente degli investimenti è stata realizzata attraverso operatori e fondi immobiliari privati.
Il progetto dello studentato milanese rientra tra le strutture realizzate in questo contesto, anche se i posti riservati alle casse previdenziali non sono stati finanziati direttamente con i fondi del PNRR.
Il caso dello studentato di Napoli
Situazioni simili emergono anche in altre città universitarie. A Napoli, per esempio, nel novembre 2025 è stato inaugurato lo studentato Cx Naples Centrale, nato dalla ristrutturazione di una ex sede dell’Inps.
La struttura dispone di 541 posti letto e si trova vicino alla stazione ferroviaria. Di questi, 83 posti sono destinati agli studenti con tariffe agevolate, con prezzi che partono da 278 euro al mese per una camera singola e 254 euro per un posto in camera doppia, utenze e servizi inclusi.
Anche in questo caso, però, una parte dei posti è stata riservata a categorie professionali. In particolare, 55 posti sono stati destinati ai figli di farmacisti e veterinari, con condizioni economiche dedicate.
La cassa previdenziale dei veterinari ha spiegato che la convenzione «consente di beneficiare di uno sconto del 6% sul canone annuo, che sarà applicato sull’ultima mensilità». Anche la cassa dei farmacisti ha annunciato contratti annuali con tariffe agevolate.
La carenza di posti letto per studenti in Italia
Il dibattito sulle convenzioni nasce anche dalla forte carenza di alloggi universitari nel Paese. Secondo l’Osservatorio sullo student housing di Assolombarda, in Italia i posti letto disponibili coprono soltanto circa il 5% degli studenti fuori sede, un dato che sintetizza una vera e propria emergenza abitativa per chi frequenta l’università in altre città.
La percentuale è molto più alta in altri Paesi europei. In Germania i posti disponibili arrivano al 13% delle matricole, in Francia al 16%, mentre nel Regno Unito superano il 30%.
Nel frattempo, gli affitti e il costo della vita per gli studenti continuano a crescere. Secondo le rilevazioni del gruppo Gabetti citate da Avvenire, a Milano uno studente iscritto a un’università pubblica con un Isee superiore a 30 mila euro può arrivare a spendere fino a 1.600 euro al mese tra alloggio e spese quotidiane.
In questo contesto, ogni nuovo studentato rappresenta un tassello importante per aumentare l’offerta di alloggi. Ma la gestione dei posti disponibili e le modalità di accesso continuano ad alimentare il confronto su come garantire un sistema più accessibile agli studenti fuori sede.