La polizia morale non esiste solo in Afghanistan, dove le donne giudicate “indecenti” (e lo sarebbero quando i capelli escono dal velo) vengono incarcerate e torturate, a volte uccise. C’è anche in Polonia. Dalla vicina Polonia arriva infatti un trend pericolosissimo, che dalle strade si riverbera sui social e ottiene milioni di visualizzazioni: si chiama Szon Patrol.

Szon patrol, la polizia morale polacca

Szon è l’abbreviazione di prostituta, patrol vuol dire pattuglia: in pratica, i poliziotti della decenza. Decine di ragazzi con tanto di giubbotto catarifrangente pattugliano orgogliosamente le strade e i centri commerciali alla ricerca di donne e ragazze per loro “indecenti”: per come camminano, si vestono, semplicemente, sono. Quindi le fotografano o le riprendono e pubblicano questi materiali su TikTok, ottenendo milioni di visualizzazioni e decine di migliaia di interazioni.

La paura delle ragazze

Alcune ragazze li sfidano con ironia, imitandoli. Altre cominciano ad avere paura e in molti casi non tornano a scuola. L’odio online può essere molto feroce, in casi estremi portare anche al suicidio, sicuramente provoca un profondo disagio in chi ne è vittima. Si tratta di una vera gogna mediatica che le autorità polacche stanno cominciando a segnalare. Ma le piattaforme cosa fanno? È proprio questo il punto.

Cosa fanno le piattaforme contro Szon patrol?

Il Difensore civico per l’infanzia, Monika Horna-Cieślak, ha chiesto ai gestori delle piattaforme Meta e TikTok di monitorare costantemente i fenomeni di odio online, come questo, e reagire in situazioni in cui i contenuti potrebbero portare a stigmatizzazione, violenza tra pari o tentativi di suicidio. Le piattaforme, peraltro, sono tenute a intervenire in base all’articolo 34 del Digital Service Art, la legge europea che regolamenta proprio le piattaforme. Ma sappiamo come questi colossi si muovano con velocità quando emergano casi di pedofilia, mentre facciano fatica a intervenire in tutti gli altri casi, trincerandosi dietro alla privacy.

L’appello del Garante alle piattaforme

In un discorso generale del 28 giugno 2025, rivolto al Ministro della Giustizia e al Ministro degli Affari Digitali, il Difensore ha sottolineato che l’odio, in particolare contro i minori, è uno dei fenomeni più gravi nell’ambiente digitale. Per questo in Polonia è stato chiesto di introdurre il reato di odio online. Un reato che non esiste neanche in Italia – se ne discute da tempo anche da noi – ma che viene integrato da altri reati. «Questa gogna polacca non va sottovalutata» dice l’avvocata Marisa Marraffino, esperta di reati informatici, consulente legale di Terre des Hommes. «Sono comportamenti molto pericolosi per i ragazzi che li subiscono: si va dalla diffamazione aggravata, alla violenza privata e al trattamento illecito di dati personali, quando si divulgano informazioni sensibili senza consenso, per esempio legate all’orientamento sessuale o all’etnia. Le piattaforme devono vigilare anche sul rispetto della dignità di genere e fare in modo che questi fenomeni vengano censurati».