L’inferno in terra. Bambini anche molto piccoli, di soli due anni, costretti a fare sesso con adulti, sodomizzati e talvolta ripresi insieme ad animali. Chi di noi ha figli vomita solo al pensiero, chi non li ha, prova ribrezzo e tanta, tantissima rabbia. I bambini , tutti i bambini, sono di tutti.
Pedofili italiani nell’ultima rete scoperta
Migliaia di files con violenze che avvenivano «materialmente nei Paesi del sudest asiatico, tra cui Vietnam e Thailandia, con la complicità di alcune famiglie» e poi «venivano trasmesse su chat in live streaming». Anche clienti italiani in questa rete infame di violenze: «Pagavano per vederle in diretta». Pedofili dunque come scommettitori che, anche per soli 15 euro, mettono la loro posta e, dall’altra parte, a richiesta, si alza il sipario sullo spettacolo desiderato. Anche con animali, innocenti e vittime pure loro. Povere anime.
Gli abusi dei pedofili in diretta su ordinazione
L’ultima galleria degli orrori è stata scoperta dalla Procura di Milano. Si tratta di una «vera e propria industria di abusi sessuali online nei confronti di bambini». Il fenomeno non è nuovo ed è estremamente capillare, ma ne parliamo ora perché un’indagine è stata resa nota. Quest’inferno si chiama Live distante child abuse: si partecipa a distanza, in diretta. L’indagine è iniziata nel 2024, con poliziotti del Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia online che hanno lavorato sotto copertura. Al momento, sono agli arresti due uomini, uno in Trentino e uno a Reggio Calabria. Finiscono in carcere perché, quando scattano le perquisizioni, vengono trovati ancora in possesso di migliaia di file comprati dai cyber-sfruttatori: arresto in flagranza. Altri sei sono indagati, ma le prove a loro carico sono inequivocabili, secondo quanto raccontano gli inquirenti. Sono residenti tra Milano, Brescia (uno è consigliere comunale), Roma e Latina.
«I pedofili sono sempre tutti recidivi»
Tutti ovviamente insospettabili. Uno di quelli arrestati, impiegato cinquantenne, ha detto al giudice «Voglio seguire un percorso». Ha ammesso le sue responsabilità e vuole farsi aiutare, dopo aver consegnato 29mila files tra video e foto agli investigatori della polizia postale che si erano presentati nella sua abitazione. 29mila files possono rappresentare anche il 10 per cento del materiale dentro al proprio computer. D’altra parte, di fronte ai poliziotti col decreto di perquisizione, cosa poteva fare? «Chiedono tutti di essere curati e di fare un percorso di recupero ma non c’è recupero che tenga. In 25 anni di esperienza sul campo, abbiamo sempre visto che sono tutti recidivi. Il loro è solo un modo per chiedere uno sconto di pena, di fronte all’evidenza» tuona Massimiliano Frassi, presidente dell’Associazione Prometeo, impegnata nel dare voce alle vittime di pedofilia e nel fare prevenzione. «Al massimo rischiano tre anni – questa la pena per detenzione di materiale pedopornografico. Pene che poi, tra buona condotta e altri bonus, si riducono di più della metà».
Il nonno pedofilo di via Montenapoleone
Questa indagine ci mette difronte, l’ennesima volta, al solito mito da sfatare, troppo brutto per essere accettato: quello dell’orco, il mostro. «I pedofili sono persone apparentemente come noi, magari anche educatori, allenatori, insegnanti. Un’indagine del 2024 ha fatto condannare un industriale con abitazione in via Montenapoleone a Milano che filmava gli abusi su una nipotina di pochi mesi e li trasmetteva in diretta. Quando è stato arrestato, la bambina aveva quattro anni. Chi potrà mai cancellare il trauma di questa creatura?».
È un dolore così profondo da accompagnarti per tutta la vita e da esporti ad altrettante violenze, anche da adulto, perché non sai riconoscerle. «Una signora di 68 mi ha raccontato piangendo di essere stata abusata tutta la vita, a partire da quando era neonata: allora era la vicina, la sua babysitter. E di sentirsi in colpa fin dai primi anni di vita perché, durante gli abusi, lei le sorrideva. Ci rendiamo conto di quanto il senso di colpa sia subdolo e potente?».
Più il materiale è inedito, più è prezioso
Il fatto è che, con il dark web, il contrasto alla pedofilia online è sempre più difficile. Ciò di cui veniamo ìa conoscenza è la minima parte di questo fenomeno. «Questo mercato – ha spiegato il pm Giovanni Tarzia, come riporta Il Giornale – fiorisce a margine della grande industria del porno, ed è un mercato dove si paga il materiale inedito, il materiale che gli altri non hanno perché è nelle mani di chi lo produce. Un catalogo dove la violenza sessuale viene prodotta in diretta e su ordinazione». C’è poi chi non si accontenta di vedere i bambini stuprati in streaming, e si organizza i viaggi all’estero per partecipare dal vivo alle violenze. Come i cecchini che andavano a sparare a Sarajevo, oggetto di un’inchiesta aperta sempre dalla Procura di Milano: «Per poter sparare ai bambini, pagavano fino a 100mila euro. Per gli adulti 30mila» racconta Frassi. «Tutto questo dimostra sempre più che la rete delle violenze sui bambini ha protezioni potenti, in tutto il mondo. D’altra parte, dei files di Epstein, due milioni e mezzo non sono stati rilasciati. Abbiamo iniziato 25 anni fa a denunciare reti che muoiono interessi per milioni di euro sulla pelle dei bambini, e non venivamo creduti. Passavano per pazzi. Il problema è che se ne parla troppo poco e più l’orrore cresce, più la gente non vuole sentirne parlare».
Per contrastare i pedofili occorre una volontà politica
Si può fare poco, se non a livello politico, per combattere questo fenomeno. Tutto ciò che è in nostro potere, è insegnare ai nostri bambini a proteggersi chiedendo aiuto, a non sentirsi in colpa. E dobbiamo imparare come adulti ad ascoltarli, a cogliere certi segnali del corpo, dei comportamenti. E prima di tutto a non dar loro in mano lo smartphone a 10 anni». Con il lockdown, ai bambini molto piccoli vittime di questi commerci immondi, si sono aggiunti gli adolescenti. «L’età media si è alzata, dai 6 ai 11 anni: vuol dire che sempre più vittime finiscono nelle reti del deep web. Prima erano prevalentemente i più piccoli, sfruttati da famiglie compiacenti o parenti che agiscono indisturbati come nonni, o baby sitter. Adesso insieme alle piccolissime vittime ci sono anche i bambini più grandicelli, accalappiati dalla rete mentre sono sui social o a giocare online».