Per quasi un terzo dei giovani italiani, il primo e principale “maestro” di sessualità non è un medico, un genitore o un percorso scolastico, ma sono i film porno. È la fotografia d’impatto che emerge dall’indagine condotta da Ipsos Doxa per Medici del Mondo su un campione rappresentativo di 1.000 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 25 anni. Un dato che tocca da vicino il benessere relazionale e la salute delle nuove generazioni: per il 31% dei giovani la pornografia rappresenta l’unica fonte di apprendimento sul sesso. Una rappresentazione del sesso irrealistica, dove le donne sono oggettificate e i rapporti vissuti in chiave performativa.

Sì della Cassazione al referendum sull’educazione sessuo affettiva nelle scuole

I risultati di questa ricerca vengono diffusi proprio mentre la Cassazione dà il via libera al referendum contro la legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, promossa prima dal deputato Rossano Sasso, ex Lega e oggi esponente di Futuro nazionale e poi dal ministro Giuseppe Valditara. A comunicarlo è il comitato “Sì Educazione Affettiva nelle scuole”. Per arrivare alle urne, tuttavia, manca ancora il pronunciamento della Corte costituzionale sull’ammissibilità del quesito. Molti giovani minorenni, come racconta Andrea Grassi, membro del Comitato promotore del referendum, avrebbero voluto firmare: «Saremmo arrivati a due milioni». Perché sì, i ragazzi chiedono di essere informati a scuola, come dimostrano i risultati del sondaggio.

L’appello dei giovani: «Vogliamo l’educazione sessuo-affettiva a scuola»

Anziché rifiutare il confronto, ragazzi e ragazze chiedono a gran voce di non essere lasciati soli. Il 71% ritiene infatti che debba essere la scuola a occuparsi di educazione sessuo-affettiva e il 56% vorrebbe che fosse obbligatoria per tutti, mentre solo un marginale 2% si dice contrario.

Come sottolinea Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, occorre guardare all’educazione sessuo-affettiva in termini sanitari. «Vuol dire fare prevenzione, mentre nel dibattito pubblico italiano – poverissimo – il tema viene trattato in modo retorico e acchiappavoti. Invece è una questione di salute. Lasciare che o ragazzi si informino da soli ha ripercussioni importanti: maggior esposizione a infezioni sessìuali, più gravidanze indesiderate e aumento della violenza di genere».

Gonorrea quadruplicata in tre anni

Oltretutto il contesto italiano dal punto di vista epidemiologico è molto critico: «La gonorrea è quadruplicata dal 2021 al 2024 e la sifilide I-II è aumentata del 16%. Nel 2024 abbiamo sfiorato gli 8.000 casi complessivi di IST (Infezione Sesssualmente Trasmissibili). Trattiamo i ragazzi come bamboccioni da mettere in carcere ma non come individui da educare sessualmente. E sono loro a rendersi conto di non essere educati. Il 72% non sa che l’Hiv si trasmette con rapporti sessuali non protetti. Solo il 36% dichiara di utilizzare sempre il preservativo nei rapporti, mentre il 21% ammette di usarlo raramente o mai. Soltanto il 36% conosce correttamente la normativa sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) e ben l’81% non sa cosa sia la RU486».

L’educazione sessuo-affettiva è una questione di salute pubblica

Fare educazione sesso-affettiva non significa parlare dell’atto sessuale, ma offrire uno strumento fondamentale di salute pubblica e tutela per affrontare temi come il consenso, le relazioni, la prevenzione, i diritti e la libertà di scelta. «Occorre che l’educazione sessuo-affettiva diventi una garanzia strutturale nelle scuole italiane, e non sia ridotta a una serie di esperimenti sporadici di dirigenti coraggiosi» prosegue la dottoressa Visconti. «Eppure l’OMS ha delineato in modo molto chiaro le linee guida sull’educazione sessuo- affettiva. Che dev’essere obbligatoria e iniziare dai 5 anni con un approccio che si sviluppa nel tempo. Svariati studi provano che, se somministrata precocemente, di fatto diminuisce l’esposizione a infezioni sessuali e gravidanze non desiderate e incide sulla violenza di genere. L’Italia è gravemente inadempiente».

Google e Intelligenza Artificiale al posto di medici e consultori

Infatti, oggi, lasciamo che siano le piattaforme a dialogare con i nostri ragazzi. La maggior parte cerca risposte in autonomia nel mare del web: il 50% cerca informazioni su sessualità e salute riproduttiva tramite Google. Il 27% interroga le piattaforme di intelligenza artificiale. Solo il 18% si rivolge a personale medico. Appena il 14% è stato almeno una volta in un consultorio.

Questa ricerca di informazioni «fai-da-te» si inserisce in un contesto in cui la maggior parte dei giovani è già sessualmente attiva: il 64% dichiara di aver già avuto rapporti sessuali e oltre 6 su 10 riferiscono il primo rapporto prima dei 18 anni.

Non possiamo continuare a pretendere che le nuove generazioni siano responsabili nelle relazioni, sul consenso e sulla salute, rifiutandoci al tempo stesso di fornire loro gli strumenti per esserlo.

Per offrire un orientamento immediato, Medici del Mondo ha attivato una Help Line gratuita (numero 334 6307636, e-mail [email protected]), oltre a cliniche mobili e spazi di ascolto e laboratorio sul territorio, come quelli a Milano presso Mosso e il Centro Milano Donna 2.