Dictionary.com, il dizionario online americano, ha appena eletto la parola dell’anno: «maxxing». In inglese corretto si scriverebbe maxing, con una x sola: la seconda è un’aggiunta dello slang e già dice molto di una parola che parla proprio di esagerare. Il verdetto premia un suffisso più che una parola. Se non l’hai mai sentita, niente paura: non sei indietro, probabilmente sei solo poco su TikTok.
Maxxing: il significato della parola del 2026
Nella spiegazione di Dictionary.com, maxxing indica l’abitudine di portare un’attività fino in fondo o di ottimizzare un aspetto della propria vita. Si può usare da sola, ma dà il meglio quando si attacca ad altre parole: looksmaxxing per l’aspetto fisico, tokenmaxxing per chi al lavoro usa l’intelligenza artificiale il più possibile, e perfino nonnamaxxing, migliorarsi copiando le abitudini di una nonna italiana. Quest’anno, però, la parola ha cominciato a camminare da sola: «Tutti stanno maxxando qualcosa», si legge sui social, come se non farlo fosse un’eccezione da giustificare. Con un pizzico di autoironia, il dizionario ammette che di maxxing in giro ce ne sono ormai moltissimi.
Un anno fa il premio era andato a «67», un’espressione virale che, come ricorda CBS News, aveva lasciato molti a chiedersi cosa volesse dire. Con maxxing succede il contrario, sostiene Steve Johnson, direttore della lessicografia di Dictionary Media Group, la società che gestisce il sito. Intervistato da CBS, la riassume così: «Maxxing è così accessibile». Il pubblico americano la capisce al volo, aggiunge, perché tocca qualcosa che le persone avvertono d’istinto.
Come si sceglie la parola dell’anno
Johnson, racconta CBS, aggiorna durante tutto l’anno una lista di termini da tenere d’occhio, alcuni ereditati dagli anni precedenti e seguiti mentre si diffondono. Per decidere il vincitore i lessicografi misurano la frequenza di una parola su giornali, social network e motori di ricerca, e poi ne pesano il significato culturale. I numeri da soli non bastano: la parola giusta deve anche dire qualcosa di caratteristico dell’anno. Maxxing ha convinto perché compariva dappertutto, in articoli di ogni genere e su temi lontanissimi fra loro, cosa che, ammette il lessicografo, con lo slang capita di rado.
Da Dungeons & Dragons alla doppia x
Le radici, spiega Dictionary.com, sono quelle di «maximum» e di verbi come «maximize» e «max». Da lì viene «maxing», traducibile letteralmente con “massimizzare” o “portare al massimo livello possibile”. Un po’ come quando si esaurisce il plafond della carta di credito o si spinge l’auto fino a 120 miglia orarie. Poi è arrivato il «min-maxing» dei giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, la strategia di potenziare i punti forti di un personaggio finché i suoi difetti non contano più. Johnson, con CBS, risale ancora più indietro, alla teoria dei giochi degli anni Quaranta, quando gli studiosi chiamavano «mini-max» la strategia per contenere la peggiore perdita possibile. Il passo successivo, secondo il dizionario, si può leggere in due modi: al posto di «min» hanno cominciato a comparire altre parole, oppure «maxing» si è staccato ed è finito in coda a qualunque termine. Il risultato non cambia, e lungo il percorso la parola ha guadagnato la sua x di troppo, che da allora è il segno di riconoscimento del suffisso.
Manosfera e incel: l’origine scomoda di looksmaxxing
Il primo maxxing davvero noto è stato looksmaxxing, il tentativo di portare al massimo il proprio aspetto fisico. Secondo Dictionary.com le prime tracce risalgono al 2015, su Reddit e altri forum frequentati soprattutto da giovani uomini della cosiddetta manosfera, una galassia di comunità online maschili descritta come una rete di gruppi misogini. Ne fanno parte gli incel, i «celibi involontari»: uomini convinti di non poter avere relazioni consensuali perché non si sentono sufficientemente attraenti. Non è un fenomeno solo americano: secondo uno studio europeo del 2021, l’Italia è il quarto Paese dell’Unione per iscritti alla principale piattaforma incel. Già nel 2018, sul New Yorker, la giornalista Jia Tolentino notava che in quella logica le donne non sono compagne possibili, ma corpi da conquistare con freddezza e strategia. Non a caso, ricostruisce Dictionary.com, già nel 2021 accanto a looksmaxxing circolavano il moneymaxxing, lo statusmaxxing e il surgerymaxxing: soldi, posizione sociale e bisturi, le altre leve con cui, in quei forum, un uomo dovrebbe rendersi desiderabile.
Poi questi contenuti sono arrivati su TikTok, dove l’hashtag looksmaxxing ha raccolto miliardi di visualizzazioni. Accanto a consigli innocui su pelle e palestra circolano pratiche come il mewing, la lingua premuta contro il palato per scolpire la mascella, e il pericoloso bonesmashing, colpirsi il viso con un martello sperando che le ossa ricrescano più sporgenti. Per la chirurga plastica Christine Stiles, dell’University of Texas Southwestern, sono contenuti rivolti soprattutto a ragazzi fragili: lo stesso marketing pseudo-salutista, osserva, che le donne subiscono da decenni. Johnson riferisce a CBS che nei media l’uso di looksmaxxing è cresciuto di oltre il 1.000% da inizio anno.
Dalla palestra all’ufficio
Poi il suffisso ha conquistato la vita quotidiana, cambiando ambito ma non logica: c’è sempre qualcosa da migliorare e uno standard da raggiungere. Il dizionario lo descrive così: un termine nato in un angolo preciso della rete è diventato uno stampo che usano tutti, quasi sempre senza sapere da dove venga. CBS elenca il «gymmaxxing», cioè allenarsi per spremere il massimo da ogni seduta in palestra, e l’«healthmaxxing», la cura di sé trasformata in progetto, con sottogeneri come il «proteinmaxxing» e il «fibermaxxing», che puntano a riempire ogni pasto di proteine o di fibre. C’è lo «sleepmaxxing», che fa del sonno una prestazione da migliorare. Il «tokenmaxxing», spiega Dictionary.com, è nato quando molte aziende, soprattutto i colossi del tech, hanno cominciato a spingere i dipendenti a usare il più possibile l’intelligenza artificiale: i token, infatti, sono le unità di testo che questi sistemi elaborano, e consumarne tanti significa affidarsi all’AI per tutto.
Altre varianti sono arrivate anche da noi. Su Donna Moderna abbiamo raccontato il tanmaxxing, la corsa all’abbronzatura perfetta che spinge molti giovani a rinunciare alla protezione solare nonostante gli appelli dei dermatologi, e il solomaxxing, la tendenza degli under 30 a preferire la vita da single, passata in poco tempo da tormentone di TikTok a fenomeno sociale.
Le altre finaliste
Se maxxing racconta la pressione a fare di più, le altre quattro parole della rosa di Dictionary.com raccontano quanto costa, in tutti i sensi, vivere nel 2026. «Affordability», la sostenibilità dei prezzi, è diventata un tema da cena in famiglia: tra case, sanità, benzina e spesa, ha pesato anche sulle elezioni di metà mandato. «Data center» sono gli impianti che elaborano e conservano enormi quantità di dati: esistono da decenni, ma con l’intelligenza artificiale sono diventati giganteschi e discussi nelle comunità che li ospitano. «Odyssey» deve la sua stagione al film di Christopher Nolan, protagonista di un’estate da record al botteghino. «Unc», da «uncle», zio, nasce nell’inglese afroamericano come appellativo affettuoso per gli uomini più grandi, ma in bocca a Gen Z e Gen Alpha è diventato un modo per dare del sorpassato a qualcuno: il nuovo «ok boomer», nota il dizionario.
Gli anticorpi: dal nonnamaxxing al nothingmaxxing
Ogni moda produce i suoi anticorpi e Dictionary.com lo riconosce: c’è chi abbraccia la spinta a ottimizzare, chi la esagera per riderci sopra e chi la ribalta per raccontare il passo indietro, come chi chiama «cozymaxxing» un normalissimo venerdì sera sul divano tra film e snack. CBS cita il «normalmaxxing», che respinge l’ossessione di ottimizzare tutto ma ne usa lo stesso vocabolario. Il rovesciamento più dolce, però, parla italiano: il nonnamaxxing prende a modello le giornate lente delle nostre nonne, meno mani sugli schermi e più mani in pasta. Johnson ha invece un debole per il «nothingmaxxing», l’impegno totale nell’ottimizzare il non fare nulla: un paradosso perfetto, osserva, visto che anche quello costa una bella fatica.
Non è un’ossessione nata dal nulla. Già nel 2025 il dizionario aveva notato quante parole nuove si costruissero con prefissi come «super» e «ultra», per dire sempre qualcosa di più: maxxing è l’ultimo passo della stessa corsa, nonché «la manifestazione linguistica di una cultura che dà sempre più valore all’ottimizzazione». Resta da capire se quella spinta abbia toccato il culmine o se l’anno prossimo si farà ancora più forte: Dictionary.com chiude scherzando su un possibile «maxxingmaxxing». Dietro l’ironia, però, la spinta è seria. Chi ci chiede di massimizzare il sonno, il cibo, il corpo e perfino il riposo fissa standard sempre più alti e sempre più uniformi per tutti, e ci convince che restarne al di sotto sia una colpa. È un perfezionismo che non scegliamo ma che ci viene suggerito, in modi più o meno espliciti.
Il diritto di essere abbastanza
In italiano avremmo già l’antidoto, ma l’abbiamo sciupato da soli. «Abbastanza» vorrebbe dire quanto basta, eppure è diventato un mezzo voto: un film abbastanza bello non lo consiglieremmo a nessuno, un’amica che risponde «sto abbastanza bene» ci fa preoccupare. A scuola il sei era la sufficienza, eppure suscitava reazioni più da completo fallimento. Abbiamo trasformato il bastare in un difetto molto prima che arrivasse TikTok a dargli un nome inglese. Resiste solo in cucina, in quel «q.b.» delle ricette che non pesa e non misura: si fida di chi cucina e lascia a chi assaggia il compito di capire quando basta. Per il 2027 sarebbe bello portare quel q.b. fuori dalla cucina e restituire ad «abbastanza» il suo significato pieno: fare le cose abbastanza bene e intenderlo come un complimento. E una volta alla settimana, possibilmente, non fare proprio niente.