Il ritorno dell’ora solare è fissato per domenica 25 ottobre 2026. Nella notte tra sabato e domenica, alle 3 del mattino, gli orologi dovranno essere riportati alle 2, permettendo di dormire un’ora in più.
Il cambiamento si farà sentire soprattutto nei pomeriggi, quando il sole tramonterà prima, mentre le mattine avranno inizialmente più luce.
Non tutto il mondo, però, segue questo calendario. In numerosi Paesi non esiste alcun passaggio stagionale tra ora legale e ora solare, una scelta che dipende dalla posizione geografica, dalle decisioni politiche e dalle abitudini locali.
Quando torna l’ora solare e perché cambia la giornata
In Italia il passaggio all’ora solare avviene l’ultima domenica di ottobre, secondo il calendario adottato nell’Unione europea. Il sistema prevede anche il ritorno all’ora legale l’ultima domenica di marzo, quando le lancette vengono spostate avanti di un’ora per sfruttare maggiormente la luce naturale nelle ore serali.
Con il cambio autunnale accade il contrario: l’alba arriva prima secondo l’orologio, e anche il tramonto viene anticipato.

La differenza si nota soprattutto nella gestione delle attività quotidiane. Chi esce di casa presto può trovare più luce al mattino, mentre chi termina di lavorare nel tardo pomeriggio si ritrova con meno ore di luminosità a disposizione.
Anche le passeggiate, lo sport all’aperto e gli impegni dopo la scuola possono richiedere qualche adattamento. Smartphone, computer e altri dispositivi connessi aggiornano normalmente l’orario in automatico, mentre gli orologi analogici devono essere regolati a mano.
I Paesi in cui non si cambia mai l’ora
L’alternanza tra ora legale e ora solare non è una consuetudine universale. La Cina, per esempio, utilizza un unico orario nazionale e non sposta le lancette durante l’anno, nonostante la sua estensione geografica.
Anche India e Giappone mantengono un orario stabile, così come gran parte dei Paesi africani e asiatici. In queste aree, la scelta di non modificare l’orario risponde a ragioni organizzative e geografiche, oltre che a valutazioni sull’utilità concreta del cambio stagionale.
La vicinanza all’Equatore è un altro elemento importante. In molte zone equatoriali la durata del giorno e della notte varia relativamente poco nel corso dell’anno, perciò spostare le lancette offre vantaggi limitati.
In altri Paesi, invece, l’ora legale è stata abolita dopo essere stata sperimentata per periodi più o meno lunghi. Le regole non sono comunque identiche in tutti gli Stati e possono cambiare nel tempo, motivo per cui è utile verificare il fuso orario locale prima di organizzare un viaggio internazionale.
Il dibattito sull’abolizione del cambio d’ora
La possibilità di mantenere un orario fisso durante tutto l’anno continua a essere discussa in Europa e anche negli Usa, che vorrebbero abbandonarlo. Nel 2018 la Commissione europea propose di superare il cambio stagionale, ma gli Stati membri non hanno raggiunto un accordo definitivo sulle modalità di applicazione.

Per questo, anche nel 2026, il calendario europeo resta in vigore e l’Italia continua ad alternare ora legale e ora solare.
L’ora legale è stata introdotta per utilizzare meglio la luce naturale e ridurre il ricorso all’illuminazione artificiale nelle ore serali. Il risparmio c’è, ma non si può tenere conto solo del portafoglio. Con l’ora solare infatti il nostro organismo ritrova ritmi più naturali e più allineati al cosiddetto ritmo circadiano: quella sorta di orologio interiore che, nell’arco delle 24 ore, regola il sonno e la veglia e numerose funzioni fisiologiche grazie all’alternanza di luce e buio.
Prendere una decisione definitiva significa quindi valutare consumi, salute, organizzazione del lavoro e qualità della vita, senza dare per scontato che una soluzione sia vantaggiosa per tutti.