Le donne rifatte mi fanno orrore (a parte mia moglie)

28 09 2011 di Lavinia Rittatore
Credits: AP Photo / Joel Ryan

La chirurgia estetica, che incubo! Parola di Antonio Banderas, che sugli schermi ora interpreta un dottore psicopatico che vuole fermare il tempo. «Di ritocchini e lifting io penso tutto
il male possibile» rivela. Ma allora perché Melanie Griffith (sua moglie!) dimostra dieci anni di meno?

Latin lover addio. Antonio Banderas saluta per sempre lo status che lo ha accompagnato per tutta la carriera e debutta nel noir La pelle che abito, ora nelle sale, un film cucitogli addosso da Pedro Almodóvar. E con un ruolo, quello di un folle chirurgo estetico,  con il quale l’attore spagnolo ha sfiorato la Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes. «Il mio personaggio è un mostro orribile, un nazista, uno che vorrebbe sostituirsi a Dio» dice Antonio con la sua bella voce da basso. Il “mostro” si chiama Robert Ledgard e fa esperimenti su cavie umane. Così rapisce una donna, la tortura e compie su di lei orribili diavolerie. Se non stupisce nessuno che la martire abbia l’incantevole volto dalla spagnola Elena Anaya, 36 anni, è invece sorprendente che il tremendo aguzzino sia il seduttore per eccellenza.
In T-shirt bianca e jeans chiari, i capelli neri e gli occhi scuri da vero hidalgo, non diresti che Banderas ha già compiuto 51 anni.
Come è riuscito Almodóvar a convincerla a trasformarsi in un essere così ripugnante?
(Ride) «È bastata una telefonata. Da 20 anni non lavoravamo insieme: era arrivato il momento giusto di ricominciare. E poi io non giudico mai i miei personaggi, anche se devo dire che questo Ledgard è davvero agghiacciante».
E in suo nome ha dovuto perfino rinunciare al suo leggendario sorriso...
«Pedro non voleva uno psicopatico sopra le righe. Voleva un uomo incapace della benché minima pietà per le sofferenze altrui, totalmente distaccato dagli altri. Ogni sorriso sarebbe stato fuori luogo».
Forse il fatto che poteva tornare a recitare nella sua lingua madre, lo spagnolo, l’ha convinta ad accettare un ruolo tanto sadico?
«Sì. Se dici “figlio di p...” in inglese non ti sembra così grave; ma se lo pronunci nella tua lingua, ti rendi conto della pesantezza dell’espressione».
Allora anche I love you non ha lo stesso significato di Te quiero...
«Se lo dico a chi penso io, no».
A sua moglie?
«Per esempio» (sfodera un sorriso irresistibile).
Lei e Melanie Griffith siete in coppia da 16 anni: un’eternità secondo i parametri di Hollywood. Come fate?
«Come tutti: litighiamo, abbiamo avuto le nostre difficoltà, spesso ci vuole molta pazienza. Ma c’è una cosa che non è mai mancata: l’amore. In questi anni io mi sono innamorato e reinnamorato di mia moglie un’infinità di volte».
Si dice che Melanie abbia avuto problemi con droghe e farmaci...
«Adesso è tutto a posto, per fortuna. Resta il fatto che il cinema è un ambiente di lavoro duro per le donne che hanno superato gli anta. L’età media è scesa drasticamente solo per compiacere il pubblico di adolescenti che, secondo i produttori, sono la maggioranza degli spettatori».
E così le attrici ricorrono alla chirurgia estetica. Lei cosa ne pensa?
«Tutto il male possibile. E per quanto riguarda me, io non mi sottoporrò mai a interventi di alcun tipo».
Non ha paura del tempo che passa, di perdere il suo sex appeal?
«Ma no. Latin lover si può essere solo fino a una certa età, dopo si diventa ridicoli. E io prima dei 70 anni voglio fare altro: nel mondo ci sono tante personalità differenti. Nei film mi piacerebbe approfondirne alcune».
Il suo dottor Ledgard, una specie di Frankenstein odierno, ne fa di ogni: che cosa pensa delle ricerche finalizzate ad allungare la vita?
«Anche io vivrei volentieri fino a 200 anni. So che le case farmaceutiche investono capitali enormi in questi studi: è un tema che accompagna l’umanità da sempre. Però si sollevano problemi etici e morali: in quanti sarebbero in grado di comprarsi un’esistenza più lunga? In pochi, solo i ricchi. I poveri continuerebbero a morire: in certi Paesi del Terzo Mondo l’età media è di 40 anni. E poi la Terra, con le sue risorse, potrebbe permettersi un’umanità così longeva?».
In questo film si tratta un altro tema complesso: il radicale cambiamento di personalità e di aspetto fisico. Se lei potesse essere qualcun altro, chi le piacerebbe essere?
«Ovviamente una donna: così potrei studiare a fondo l’oggetto della mia ammirazione...».
Non si metterà a fare il micione... A proposito: è vero che il suo Gatto con gli stivali, finora coprotagonista di Shrek, a Natale uscirà con un film tutto suo?
«Quel gatto è pessimo. Ormai ognuno vuole sapere di lui e nulla di me: mi ruba la scena!».

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