disegno di Giordano Poloni

La recita di Natale. Un racconto

L’albero non c’era più. O almeno così si diceva in valle. Però non era vero. Era al suo posto, solo un po’ diverso. La neve invece era identica, soffice e candida, come doveva essere. Le baite erano vestite a festa, corone di pigne, candele rosse e luci intermittenti. Ma il grande abete, già risparmiato dal vento del nord, aveva perso tutti gli aghi per un colpo di fulmine.

«E adesso come si fa?». «Non sono le foglie a fare un albero» aveva risposto la Maestra ai suoi alunni e sulla conifera infelice voleva far danzare festoni d’oro e d’argento. Poi prese una decisione: sotto quelle fronde avrebbe allestito il presepe vivente della scuola. «E sia» disse Don Luca. «È un segno, un’antenna del cielo, dove la luce sa già come arrivare». In quell’istante un grido si sovrappose alle voci degli adulti: «Però la Madonna quest’anno la faccio io!». Difficilmente parlava, ma prima che le parti del presepe fossero assegnate, lo ripeté di nuovo. La Maestra decise di ignorare quella voce, continuando a decorare l’albero. «Ma quanto è brutto, così spoglio, senza il verde sui rami» dicevano le madri. «Fa tristezza». «Basta riempirlo di luminarie e non si vedrà la differenza» rispose il parroco, mentre lo guardava svettare nella radura tra il bosco e le rocce. «È vero, è vero» gridarono i bambini che, graziati dall’assenza degli aghi, si arrampicavano come scoiattoli.

«Allora lo ripeto, questo Natale la Madonna sono io». «Ma cosa dici? L’ho fatta sempre io e anche quest’anno sarà così» intervenne Camilla. «E io sarò Giuseppe» aggiunse Pietro «e voglio la più bella, voglio Camilla, è quella che mi piace più di tutte!». «Non c’entra la bellezza» disse la Maestra. «La Vergine era buona e comunque siete tutte belle». «Buona era buona, ma soprattutto era misericordiosa e accoglieva chi aveva bisogno» precisò Don Luca. «Dunque posso fare io la Madonna, nella pagella c’è scritto che vado d’accordo proprio con tutti, Camilla invece è comandina e risponde sempre alla maestra».

«Però lei ha i capelli lunghi e tu no» rispose Anna. «Lunghi o corti non importa, tanto c’è il manto azzurro che li copre e io mi vesto sempre di azzurro come lei, è il mio colore preferito, lo sapete». «Dai, smettila» fece Matteo. «Saresti un palmo in più di San Giuseppe e fa ridere che la Madonna sia una spilungona e suo marito un tappo». «Posso stare in ginocchio e lui in piedi, così non si vedrà, e anche mia mamma è più alta di mio papà, non è sbagliato». «Non è sbagliato» rispose Don Luca «ma nemmeno si può cambiare tutto la notte di Natale». «Potresti fare il fiocco di neve» propose la Maestra. «La Madonna, vorrei essere lei. Non sciogliermi e sparire, ma brillare per una notte. Anche se sono differente dai disegni della Bibbia, per una notte, fatemela fare… Perché non posso fare la Madonna? Perché loro sì e io no?».

Scese il silenzio, poi una vocina sincera si fece avanti e rispose. «Perché noi siamo femmine» disse Camilla «e tu sei un maschio. La Madonna è come noi, non come te». L’albero era quasi pronto e ogni bambino stava cercando tra i costumi chi l’identità del pastore o dello zampognaro, chi l’intagliatore del legno o il boscaiolo. C’erano ali grandi di carta che trasformavano anche i più irrequieti in angeli. Per una notte, almeno. La Maestra raccolse il velo con le stelle e guardò il prete. «Io lo sapevo che avrebbero capito, che tutti sono tutto, persino lei, unica, unico». Così disse Don Luca, poi prese il velo dalle mani della donna e lo appoggiò, come una corona, su un groviglio di ricci. «Che tu sia Madonna per questa notte, André. Di tutti i popoli e le genti. Madre e Padre. La nostra Madonna di Natale».

Chi è l'autrice 

Elisabetta Bucciarelli, 49 anni, è nata e vive a Milano. Ha scritto saggi, sceneggiature, e romanzi, tra cui Ti voglio credere (Kowalski), premio Scerbanenco per il miglior noir italiano, e La resistenza del maschio (NNE), sulle relazioni tra uomo e donna.


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