Kathleen Baker, che a Rio ha vinto il morbo di Crohn

12 08 2016 di Pierluigi Lupo
Credits: Harry How/Getty Images

La nuotatrice americana, argento nei 100 metri dorso alle Olimpiadi, soffre di questa malattia da quando aveva 14 anni. Ma non si è arresa al dolore. E ha realizzato il suo sogno più grande.

In questi giorni di Olimpiadi in tv, vediamo tanti atleti simili a supereroi. Raggiungono risultati pazzeschi, frutto di talento e duro allenamento. E quando salgono sul podio, ci piace vederli finalmente rilassati, sorridenti, appagati.

A molti non sarà apparsa diversa la gioia esibita da Kathleen Baker, la nuotatrice americana, di Winston Salem, anni 19, che qualche giorno fa ha conquistato la medaglia d’argento nei 100 metri dorso. Davanti a lei, di pochi centesimi, soltanto la campionessa ungherese Katinka Hosszù. Kathleen è una bella ragazza, dagli occhi chiari, i capelli lunghi e lisci. Sorride sul podio di Rio, davanti a fotografi e telecamere, mostra fiera la medaglia appena conquistata, sulle unghie spiccano stelline e strisce della bandiera statunitense.Tutto appare ovvio e scontato. Ma dietro quella sua felicità si nasconde una vita complicatissima. Kathleen dall’età di 14 anni convive con il morbo di Crohn.

La malattia

il morbo di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino, che può interessare qualsiasi parte del tratto gastrointestinale (dalla bocca all’ano). Principalmente causa dolori addominali anche forti, diarrea, vomito, stanchezza, dimagrimento, ma può portare complicazioni anche al fegato, ai reni, agli occhi e alla pelle. Può colpire chiunque e a tutte le età, ma in genere con un’incidenza maggiore tra le persone dai 15 ai 35 anni. Purtroppo non esiste ancora una cura efficace e definitiva.

La passione per il nuoto

Per la giovane nuotatrice americana non deve essere stato facile accettare questa malattia. Specialmente a 14 anni, quando la testa è piena di sogni. «E il nuoto?» avrà pensato subito. Anche quello può rappresentare un problema, perché ci sono gli sbalzi di temperatura tra fuori e dentro l’acqua. Ma Kathleen ama nuotare più di qualsiasi altra cosa e non è disposta a rinunciarci. Perciò ha consultato i medici, non si è persa d’animo e ha voluto provare lo stesso. Forse le sarà venuta in mente quella frase che dice: “Getta il cuore oltre l’ostacolo”. Ecco, lei ha fatto proprio così, ha messo la sua passione per il nuoto davanti a tutto.

I sacrifici di ogni giorno

Kathleen non ha potuto sottrarsi alle sofferenze che una malattia del genere procura. Però ha sopportato tutto pur di portare avanti il suo sogno, anche se non può allenarsi come le altre atlete. Per lei le sessioni in palestra e in piscina non possono mai essere troppo dure. E poi deve prendere le medicine, resistere ai dolori, combattere la perdita di peso, seguire una severa alimentazione.

La determinazione

Chissà quante volte avrà pensato di non potercela fare, che ragazze senza problemi di salute l’avrebbero battuta facilmente. Ma lei ci ha voluto credere, e il suo sogno proprio come nelle favole più belle si è realizzato. Lottare le ha dato una maggiore forza e consapevolezza, ha dichiarato in una intervista, aggiungendo che ciò che le è successo l’ha spinta ad apprezzare lo sport ancora di più. E ha concluso dicendo che nuotare alle Olimpiadi è incredibile.

La speranza

Soprattutto Kathleen non vuole essere la ragazza con il morbo di Crohn, bensì la nuotatrice americana che ha vinto la medaglia d’argento a Rio 2016. Desidera che la sua vittoria sia uno stimolo a non arrendersi, e possa rappresentare una speranza per tutti quelli che si trovano a combattere quotidianamente contro il morbo di Crohn. Forza Kathleen.

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